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Esclusiva MilanViber: derby Milan-Inter: intervista a Filippo Galli

Filippo Galli è intervenuto ai nostri microfoni per la classica intervista settimanale sul nostro canale YouTube per il format Milan Update: tra derby, Allegri, Leao, Modric e tanto altro, ecco le sue parole.

Gentile concessione MilanVibes

    Siamo nella settimana del derby ed è tornato Milan Update. Il nostro direttore Pietro Balzano Prota ha intervistato Filippo Galli nell’ormai consueto format di sei domande

Come ci arriva il Milan a questo derby e cosa ti aspetti?

“Io ho sempre detto dall’inizio, da quando sono arrivati Tare e Allegri al Milan che loro fossero i garanti di questo progetto tecnico. Io mi aspetto che il Milan faccia la sua partita. Probabilmente una partita di attesa considerando un po’ le idee e gli stili di gioco dei due allenatori. D’altronde questa modalità di gioco ci ha portato a essere second, a perdere soltanto due partite. L’ultima con il Parma due settimane fa. Quindi mi aspetto un tipo di partita così, sperando appunto che poi arrivi la zampata di qualche attaccante. Sempre che di attaccanti se ne vedano in campo. Almeno, quelli che sono scesi recentemente hanno avuto qualche difficoltà fisica. Tornando alla domanda, mi aspetto una partita in cui l’Inter vorrà dimostrare che questi 10 punti che ha in classifica sono meritati, sono tutti lì. Però c’è un Milan che forse cambierà poco vincendo anche questo derby, ma intanto vinciamolo. Sono fiducioso e vediamo.”

Qual è la tua posizione su Rafa Leao?

“Lui è sempre stato divisivo. Io in linea di massima sono sempre stato con il talento divergente, con il talento che non sta alle regole. Lui è questo tipo di talento, forse ancora non riesce, o non gli interessa, dimostrare fino in fondo quello che potrebbe dare. Lui è felice così, è contento così. Trova la felicità in questa sua espressione di calcio che ha portato comunque dei gol e quindi dobbiamo prenderlo così. Poi sarà la società a decidere che cosa sarà di Leao. Soprattutto starà ad Allegri. Lui vedendolo in campo nell’allenamento deciderà se tenerlo prima punta. Io continuo a sostenere che faccia fatica a giocare prima punta, spalle alla porta. Prima punta la può fare nel momento in cui si mette nelle condizioni di guardarla la porta e da prestazioni migliori quando può partire da sinistra con una punta centrale di riferimento. Spero che Leao, visto il suo talento e la sua estemporaneità possa essere colui che decide.

Hai detto che non riesce a esprimere a pieno il suo talento, ne hai conosciuti altri così?

“Non so quanto fosse conscia questa cosa in alcuni talenti che sono arrivati anche al Milan. Me ne ricordo uno ad esempio, Futre, fu un giocatore che secondo me al Milan avrebbe potuto dare molto di più. Era anche un ragazzo a modo. Talentuosissimo. Tornando un po’ indietro c’è Macina tra quelli che mi vengono in mente. Poi noi di talenti ne abbiamo avuti tanti che per fortuna si sono espressi al meglio.”

Che giudizio dai alla stagione del Milan?

“Io sono un idealista, non sono un pragmatico. Mi piace pensare che con una vittoria nel derby si possa riaprire la corsa Scudetto. Chiaro che poi dipenderà più dall’Inter che da noi. Noi sappiamo ovviamente che dovremo fare un percoroso netto e loro dovranno lasciare per strada ancora tanti punti, ma la speranza è l’ultima a morire. Per ora la stagione è positiva. L’anno scorso potevamo perdere contro chiunque, quest’anno potremmo vincere contro chiunque.”

Oggi Allegri è accusato di essere troppo conservativo, cosa ne pensi?

“Tare e Allegri erano con certezza le persone, e i tecnici in particolare, necessari in questo momento particolare del Milan. Sapete però che io vorrei vedere il Milan nell’espressione migliore di sé e penso che possa darla. Siccome il responsabile è Allegri però, è lui che risponde alla società per quelli che sono gli obbiettivi che gli sono stati posti, che sono quelli di arrivare in Champions League. Evidentemente lui conosce meglio di me il materiale che ha a disposizione, meglio di me quello che può questo materiale umano dare. Se si sofferma su questo 3-5-2, anche per dare copertura a Modric con due colonne portanti come possono essere Rabiot e Fofana o chi per loro. Poi Modric ha dimostrato di saper stare da solo lì, non solo in fase di possesso, ma anche di non possesso, però indubbio che il Milan abbia trovato il suo equilibrio. Va bene così, noi dobbiamo tornare in Champions, poi nel futuro, sempre con Allegri, magari con i giocatori che arriveranno dal mercato, si potrà pensare a un altro tipo di gioco.”

Cosa serve a questa squadra per fare il “Next Step”?

“Questa squadra come tutti ci auspichiamo farà la Champions League. Un calcio molto più aperto, molto più fatto di corse e di velocità maggiore. C’è la necessità di inserire una punta da doppia cifra, un centrocampista in più, un difensore. Bisogna intervenire in tutti i reparti, per rafforzare una rosa nella sua qualitàe nella sua quantità.”

Un pensiero sulla coppia Rafa-Pulisic?

“Se parliamo in termini assoluti, senza tener conto della condizione in cui si trova Pulisic, non al 100%, preferirei vedere un Fullkrug come punta centrale di riferimento. Anche lui poi ha un problema di dito rotto, non si sta allenando, non lo sappiamo. Preferirei un Rafael Leao più spostato nella sua mattonella come dicono quelli bravi. Poi magari Pulisic a fare il quinto magari, però sto facendo delle congetture magari un po’ più da tifoso che da tecnico.”

Che vibes ti dà Luka Modric?

“Sono un po’ le vibes che mi dava Franco Baresi. Mi sembra un giocatore che abbia sposato a pieno la causa, sembra si senta addosso questi colori. Lo vediamo quando anche quando esulta, quando il Milan vince, quando fa gol. In tutta la verve e l’impegno che ci mette sia quando abbiamo la palla che quando non l’abbiamo. Ha recuperato tanti palloni. Mi auguro che lui possa continuare il connubio con i nostri colori.”

Cosa voleva dire allenarsi con Baresi?

“Lui era uno di poche parole, era leader con l’esempio. Poi c’è da dire che quella squadra aveva una professionalità unica. Credo che la cultura del lavoro di quel gruppo, sia di quello successivo, sia stata unica, almeno ovviamente per quello che ho vissuto. Io ho iniziato la quattordicesima stagione lì. Questo era certamente un input che ci arrivava anche dal capitano, ma da tutti quei giocatori c’era un’applicazione. Quando arrivò Sacchi portò una cultura del lavoro ancora più accentuata, anche in termini di lavoro sul campo. Capello fu, secondo me altrettanto bravo, perché non dismise ciò che Sacchi aveva portato. Cercò di portare qualcosa come ad esempio il fatto che magari i compiti che venivano dati in fase di non possesso agli attaccanti non erano così pressanti. Lui era stato giocatore e questa cosa lo aveva aiutato nel comprendere la necessità di recuperare dal punto di vista nervoso più che atletico che fisico per alcuni giocatori che si pensava fossero arrivati a fine corsa. Infatti poi il Milan ritornò a vincere anche negli anni seguenti.”

Chi saranno gli uomini decisivi nel derby?

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