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Un “uomo di calcio” alla presidenza FIGC: il dibattito si accende. La politica stia fuori dalla scelte

(Rosario Murro) – Nel pieno della corsa alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio, torna centrale un tema che divide dirigenti, politica e addetti ai lavori: serve davvero un “uomo di calcio” al vertice del sistema?

Le recenti aperture di Giovanni Malagò hanno riacceso il confronto. Da un lato, il presidente del CONI rappresenta una figura istituzionale di alto profilo, con grande esperienza nella gestione dello sport italiano nel suo complesso. Dall’altro, però, non è considerato un dirigente “cresciuto” esclusivamente all’interno del mondo calcistico.

La richiesta: competenza interna

Una parte significativa del movimento calcistico sostiene la necessità di affidare la FIGC a un profilo che conosca profondamente le dinamiche interne del calcio: spogliatoi, federazioni territoriali, dilettanti, vivai.

In quest’ottica, figure come Giancarlo Abete vengono viste come più “organiche” al sistema, grazie a un percorso costruito interamente nel calcio.

La visione alternativa

Altri, invece, ritengono che proprio una figura esterna ma autorevole come Malagò possa garantire:

  • maggiore peso politico e istituzionale
  • capacità di dialogo con governo e organismi internazionali
  • una visione più ampia e riformatrice

l nodo centrale

Il vero punto non è solo “uomo di calcio” sì o no, ma che tipo di leadership serve oggi:

  • continuità con il sistema attuale
  • oppure discontinuità e riforme strutturali

Verso la decisione

Con il voto in programma nei prossimi mesi, il dibattito è destinato a intensificarsi. Le consultazioni avviate da Malagò saranno decisive per capire se prevarrà la linea dell’esperienza interna o quella di un profilo istituzionale capace di cambiare gli equilibri.

In ogni caso, la scelta del prossimo presidente FIGC avrà un impatto profondo sul futuro del calcio italiano, dentro e fuori dal campo.

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