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L’Inter di C. Chivu viaggia spedita verso l’ennesimo Scudetto

INDIETRO TUTTE!

(Alberto Sigona) – Il vantaggio in classifica della capolista sulle rivali appare ormai incolmabile. Merito suo, certo, ma anche di una concorrenza inadeguata a tenere un passo idoneo per certi traguardi opulenti. E che invece di accelerare l’andatura sembra indietreggiare…

Quasi certamente l’Inter vincerà lo Scudetto. Nonostante manchino ancora 11 giornate alla conclusione, il vantaggio in classifica accumulato sulle dirette pretendenti al Tricolore è talmente ampio d’assicurare ai nerazzurri ampi margini di “manovra”, mettendoli al riparo da eventuali flessioni o incidenti di percorso che da qui alla fine del torneo potrebbero coinvolgerli. Un divario sulla concorrenza estremamente dilatato da consentire alla capolista di vivere ogni sfida senza l’assillo della vittoria, senza il timore ingombrante di sbagliare, ma anzi con quella serenità che permette di affrontare ogni incontro esprimendosi al meglio, sfruttando pienamente le proprie potenzialità, senza quello stress da prestazione che spesso condiziona non poco le performances, magari sino a compromettere l’esito della partita. Insomma l’Inter ha la consapevolezza di potersi permettere qualche deroga alla perfezione, lasciando qualche apertura a sporadici demeriti. E ciò potrà senz’altro essere un vantaggio non irrilevante rispetto a chi, dovendo inseguire a debita distanza, ha giocoforza l’ossessione snervante di vincere ogni incontro, di rasentare l’eccellenza, di catturare ogni minima opportunità, di raschiare il fondo del barile delle proprie qualità, andando costantemente a pieno regime, col piede sempre pigiato sull’acceleratore delle possibilità, senza poter concedere asilo a colpe, demeriti o distrazioni. Senza estraniarsi minimamente dal contesto ideale. Contrariamente all’Inter, che appunto potrà proseguire il proprio torneo con relativa tranquillità. A patto, ovviamente, che tale quiete non finisca con l’afflosciarne l’energia, rivelandosi magari controproducente, per quello che rimane probabilmente l’unico e vero pericolo di chi si trova in una posizione di eccessivo comfort, offrendo eccessivi spiragli di successo a chi insegue. Ma poi siamo sicuri che l’Inter abbia davvero chi la insegue, o è solo un abbaglio trasmesso da dati puramente algebrici? Il Milan, l’unico team che possiede i requisiti dell’antagonista per il Titolo, sta veramente rincorrendo il Biscione, o è solo un’illusione ottica? Visto il gap accumulato dalla vetta, la compagine di M. Allegri mira veramente ad acciuffare l’Inter o la sua reale preoccupazione (intesa come veritiera possibilità) è piuttosto quella di guardarsi le spalle per conservare il posto utile per l’accesso alla prossima Champions League? In effetti, a prescindere dall’attuale situazione di classifica, i rossoneri non sono quasi mai parsi in grado di ambire seriamente al Tricolore, se non nelle fasi iniziali del torneo, quando ancora le proiezioni sono generalmente poco affidabili, coi veri propositi che appaiono sfumati e tendono a confondersi coi sogni, e si faticano a scorgere le sembianze delle ipotesi concrete. D’altronde non è osceno constatare che l’Inter si trova in una posizione così vantaggiosa non solo grazie alle proprie virtù ma anche grazie al contributo sostanzioso delle “dissolutezze” altrui, ad iniziare proprio dal Diavolo. Quanto alle altre rivali, quelle autentiche, quelle credibili, probabilmente non sono mai esistite se non nelle teorie più astratte e nelle eventualità più remote. Il cospicuo vantaggio in classifica dell’Inter ha tra i perché più rilevanti proprio la presenza di una concorrenza non adeguata, non in linea con certe ambizioni, una concorrenza claudicante che si è via via dileguata, perdendosi maldestramente tra vicoli poco illuminati dopo aver percorso tratti sterrati e polverosi delle proprie aspirazioni. Il distacco che l’Inter ha accatastato sin qui a difesa del proprio fortino è avvenuto non solo per meriti personali (che comunque sono tanti) ma anche per dispersione di chi avrebbe dovuto contenderle lo Scudetto, e che invece si ritrova anzitempo a bivaccare nella penombra dei propri intenti. Per un livello generale della nostra Serie A che si sta riverberando anche in Europa, in particolare in Champions League, dove le nostre esponenti si sono ridotte ad accamparsi nei sobborghi del massimo trofeo continentale, costrette, per salvare l’onore, ad affidarsi all’unica superstite dell’Atalanta, un tempo rappresentante assai improbabile del nostro calcio, oggi la sola che si sta mostrando in grado di tenerne alta, o perlomeno su posizioni decorose, la bandiera, l’unica che si sta mostrando degna di poter sedere al banco dell’aristocrazia del vecchio continente. Chiaro segnale di un calcio italiano che in questi ultimi tre lustri, complice l’involuzione delle due grandi storiche rappresentanti Juventus e Milan, sta evidenziando dei notevoli passi indietro rispetto a quella che è la nostra origine nobiliare.

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