Jannik Sinner chiude col botto nel “Torneo dei maestri” la seconda stagione consecutiva coi fuochi d’artificio.
(Alberto Sigona) – Se il 2024 era stato l’anno del lancio in orbita, quest’anno l’astronauta altoatesino si è addentrato nell’infinità cosmica del tennis.
Se quella passata era stata la stagione dell’omologazione, al termine di quest’annata favolosa possiamo affermare senza timori di smentite come nel 2025 sia avvenuta la regolare vidimazione di un talento eccezionale che gli ha già permesso di ritagliarsi uno spazio importantissimo nella storia del tennis mondiale. Un talento messo al servizio di una carriera che, visti gli exit poll, si annuncia sin da ora leggendaria. Quest’anno Jannik Sinner non si è discostato minimamente dai sublimi standard di rendimento di un 2024 in cui il suo livello era stato talmente roboante da sembrare non migliorabile, dai picchi performanti non perfezionabili. Un trend prestazionale che avrebbe dovuto lanciare l’altoatesino tra le stelle del panorama mondiale, ma che al contempo avrebbe dovuto rappresentare una rarità, ovvero una deroga al consueto itinerario di eccellenza che in genere in un anno solare percorrono i ciclopi della racchetta. D’altronde la stagione di Sinner aveva rasentato la perfezione assoluta. Era stato il numero uno del ranking per gran parte dell’anno, aveva vinto 2 Slam, più le ATP Finals e quasi tutti gli incontri a cui aveva preso parte, lasciando per strada solo le briciole a cui i vari “pollicini” del circuito erano chiamati ad affidarsi per non smarrire del tutto il sentiero che conduceva alla meta agognata. Difficilmente cotanta grazia si sarebbe potuta riproporre in pompa magna anche nel 2025. Anche perché sin dalle prime uscite stagionali il suo rivale per antonomasia Carlos Alcaraz – l’unico ad appartenere alla stessa dimensione spaziale dell’azzurro – aveva evidenziato una crescita non indifferente, da lasciar presupporre un cammino più lastricato d’intoppi per l’altoatesino. Invece Sinner, noncurante degli oracoli e delle leggi delle probabilità (che ci dicono quanto sia arduo confermarsi ad alti livelli, figuriamoci ad altissimi…), quest’anno ha realizzato una sorta di “copia e incolla” della stagione passata, ricollocandosi a quote stratosferiche. Anzi, ha persino spinto più in là i suoi limiti, varcando i confini delle proprie possibilità. Rendendo ancor più profondo il baratro tra sé e la concorrenza, che di mese in mese appare gradualmente ridimensionata. Sinner in questo 2025 è stato più che mai inarrestabile, se non da qualche sporadico impiccio di natura fisica. Il suo curriculum ha annotato una percentuale di vittorie vicina al 100%, con rarissimi black out, unicamente riconducibili alle immancabili noie dovute ad un organismo non sempre all’altezza della sua statura regale. Per il resto non si sono registrate flessioni, non si sono riscontrati cali di alcun genere, ma il suo percorso è stato costellato da performance irresistibili. Per una stagione vissuta costantemente sui binari dell’opulenza. Lo confermano le sue vittorie, arrivate quasi sempre in maniera risoluta, senza concedere un set, concludendo spesso i suoi incontri in scioltezza, a volte risolti come fosse una routine. Palesando uno strapotere soffocante per gli avversari, inebriante per i propri supporters ed ammirevole per tutti gli appassionati non italiani. L’apogeo si è toccato a Wimbledon, il torneo dei tornei, in cui un italiano non aveva mai svettato, regalando al nostro Paese uno dei momenti più sfarzosi di ogni epoca. In Finale ha avuto ragione del rivale per antonomasia, quell’Alcaraz che sembra uscito dalla penna di uno sceneggiatore di poemi epici, un gigante posto innanzi al titano dell’Alta Pusteria giusto per creare una saga eroica avente come protagonisti i due paladini del tennis planetario. Giusto per rendere più elevata la statura del campione venuto dall’Alto Adige. Tennista spagnolo che in questa stagione Sinner si è ritrovato più volte come unico ed ultimo ostacolo frapposto fra sé e la gloria, in primis al Roland Garros (perduto per un alito di vento divino), agli Us Open (altro k.o. per il Nostro), e dulcis in fundo alle ATP Finals, vinti per il secondo anno di fila senza perdere un set, nota conclusiva ideale di una incantevole sinfonia iniziata a gennaio col bis concesso agli Open d’Australia. Una sinfonia probabilmente destinata ad essere riproposta ancora per molti anni.


