(Alberto Sigona) –Un Titolo arrivato al termine di un Campionato dominato in lungo ed in largo, destinato a prolungare il mito della società nerazzurra.
Lo Scudetto conquistato dall’Inter è stato il classico Tricolore ottenuto con pieno merito al termine di un torneo la cui leadership non è stata mai in discussione. Un copione che nella storia della Serie A è stato recitato un’infinità di volte, ovvero col Titolo di Campione d’Italia conseguito agevolmente (o quasi) da una squadra qualitativamente una spanna sopra le altre, capace di mostrarsi tale sin dal principio, dominando la concorrenza in scioltezza. Come verificatosi appunto con il team di C. Chivu. L’Inter, difatti, escludendo le primissime giornate estive di rodaggio, ha iniziato sostanzialmente sin dai primi vagiti della stagione a mettere le cose in chiaro, ostentando una superiorità macroscopica rispetto alle compagne di ventura, lasciando intuire i propri propositi eminenti. Con la complicità di una concorrenza non proprio d’alto rango, il Serpente sin dalle prime battute del torneo s’è prodigato di elevarsi sul resto della brigata, palesando un passo autorevole difficile da reggere per le altre già ad inizio autunno. Un’andatura spedita che nel prosieguo del campionato si sarebbe rivelata sempre più insostenibile per le avversarie, che alla fine dell’inverno si vedranno perciò costrette ad alzare bandiera bianca, lasciando la strada spianata all’incedere portentoso dei nerazzurri, destinati a tornare “comodamente” a collocarsi sul tetto d’Italia.
Un’Inter che, aggiudicandosi il 21° Scudetto della sua storia, in fondo non ha fatto altro che limitarsi ad assecondare le previsioni della vigilia, che la vedevano decisamente in testa tra le papabili al Titolo. Il Biscione, infatti, nel corso della stagione ha potuto disporre di un collettivo dal tasso tecnico inimitabile, almeno in Italia, avente tra i principali “contribuenti” gente del calibro di Alessandro Bastoni, Federico Dimarco, Nicolò Barella, Hakan Calhanoglu, Marcos Thuram e Lautaro Martinez. Ma ad incidere nell’economia del team milanese è stato anche il fattore esperienza. La rosa nerazzurra, difatti, risulta notevolmente collaudata da numerosi anni vissuti in prima linea a contendersi trofei di vario genere e di grandissimo valore. E in molti casi l’abitudine a “guerreggiare” in certi scenari tende a rivelarsi fondamentale e magari determinante, risultando persino più importante della qualità intrinseca. Di certo ciò ha contribuito nel lungo periodo ad accentuare la potenza e la vigoria di una compagine già fortissima di suo, che ha saputo fare tesoro e trarre il massimo da un agglomerato ben assortito di giocatori di primissimo livello. È così che si è sgominata la concorrenza. È così che l’Inter è riuscita a confermarsi su altitudini ad altri precluse. È così che si è tornati a dominare la scena nella nostra Penisola. È in tal modo che ci si è riproposti prepotentemente sul tetto d’Italia. E che si è potuta continuare ad alimentare una leggenda che si replica ormai da oltre un secolo. Una leggenda divenuta nel tempo davvero INTERminabile.


