In libreria dal 10 settemb d Andrea Cordovani Prefazione di Stefano Tamburini
Dagli anni d’oro della Ferrari ai giorni più bui della Repubblica, la storia vera (e finora nascosta) del tentato sequestro del Drake a Modena. Il nuovo libro di Andrea Cordovani per Edizioni Minerva racconta come il crimine organizzato sfiorò la leggenda dell’automobilismo italiano
Una poltrona da barbiere nel centro di Modena, due uomini armati che attendono all’esterno, la banda dei marsigliesi pronta ad agire, e un bersaglio d’eccellenza: Enzo Ferrari. È il 25 ottobre 1975, giorno di festa per la Scuderia che celebra il ritorno alla vittoria nel campionato mondiale di Formula 1. Ma dietro la parata di piloti e giornalisti si nasconde un incubo: un piano criminale per rapire il fondatore del Cavallino Rampante.
Questa è la scena clou (e vera) attorno a cui ruota Il mito da rapire. Enzo Ferrari e l’ombra dei sequestri, nuovo romanzo-verità firmato da Andrea Cordovani, giornalista e narratore esperto di motorsport. Pubblicato da Edizioni Minerva, il libro illumina uno degli episodi più oscuri e meno raccontati della biografia del Drake, inserendolo nel contesto torbido di un’Italia ferita da crisi economica, terrorismo e criminalità organizzata.
L’opera si apre con una prefazione di Stefano Tamburini che fotografa con lucidità il clima degli anni Settanta: un Paese attraversato da recessione, odio sociale, stragi neofasciste e una crescente ondata di sequestri di persona. In dieci anni, saranno quasi 500 i rapimenti censiti dal ministero dell’Interno. Alcuni con finalità politiche, come quello di Aldo Moro, altri a puro scopo di estorsione, come nel caso del tentato sequestro del fondatore della Ferrari.
Il mito da rapire si inserisce in questo scenario raccontando la vicenda reale – e a lungo taciuta – del giorno in cui Enzo Ferrari rischiò davvero di essere rapito. Il colpo fu sventato per un soffio, grazie al fiuto delle forze dell’ordine e alla presenza di una scorta armata che da tempo accompagnava ogni suo spostamento. Ma la paura, il trauma e le ripercussioni di quell’episodio segnarono profondamente gli ultimi anni di vita del Drake.
Con uno stile narrativo avvincente, Andrea Cordovani alterna capitoli di pura cronaca a scene ricostruite con precisione documentaria, grazie anche all’intervista raccolta nel 2015 a Dino Tagliazucchi, ultimo autista di Enzo Ferrari. È proprio da quell’incontro, a bordo di una Fiat Ritmo grigio metallizzato appartenuta al Drake, che nasce il libro: un viaggio nella memoria, tra motori ruggenti e ricordi dolorosi, in cui Tagliazucchi confida per la prima volta i dettagli di quel sabato d’ottobre in corso Canalgrande.
«Fu un giorno surreale: ci fu un grande trambusto fuori dalla barberia, vennero arrestate due persone. Ferrari non capì subito cosa stava accadendo, ma quando gli spiegammo tutto, reagì con uno dei suoi paradossi: ‘E se mi rapiscono, chi paga?’», racconta l’autista. Un misto di ironia e paura che ben sintetizza il personaggio e il contesto.
Ma non fu solo quell’episodio a turbare gli ultimi anni del Commendatore. Il libro documenta una lunga stagione di minacce, culminata nel tentato furto della salma di suo figlio Dino nel 1979 e, quasi trent’anni dopo la sua morte, in un progetto criminale per trafugare il corpo di Enzo Ferrari, sventato nel 2017 dai Carabinieri. Il mito, anche da morto, faceva gola.
Capitolo dopo capitolo, Cordovani esplora le implicazioni psicologiche, politiche e sociali di questa insicurezza permanente, raccontando anche l’evoluzione delle misure di sicurezza personali: pistole nel cruscotto, auto blindate, guardie del corpo armate, tragitti cambiati ogni giorno. Una vita da bersaglio che il Drake affrontò con orgoglio e silenzi.
Accanto alla cronaca dei rapimenti, il libro ricostruisce con dovizia di particolari la stagione sportiva 1975-76 della Ferrari, quella che riportò il titolo a Maranello con Niki Lauda. La gioia delle vittorie si intreccia al timore degli agguati. I fasti della Formula 1, i pranzi al Cavallino, gli incontri con Clay Regazzoni e Niky Lauda fanno da contrappunto alle ombre che si addensano sulla figura del Commendatore.
Non mancano le digressioni storiche e politiche, come il colpo di Stato fallito del generale Borghese, le stragi nere, il ruolo ambiguo della criminalità organizzata e le falle legislative che rendevano i sequestri un business quasi impunito. Una mappa criminale che spazia da Roma a Milano, dalla Calabria alla Sardegna, fino alle infiltrazioni dei marsigliesi, veri protagonisti del piano ai danni di Ferrari.
Nel suo insieme, Il mito da rapire è un tributo a Enzo Ferrari, ma anche un affresco dell’Italia che fu. Un’Italia ancora incapace di elaborare fino in fondo i propri traumi collettivi, ma anche un Paese che seppe reagire, varando norme più severe, come il blocco dei beni familiari, e avviando una riflessione sui diritti civili. «Era l’Italia del peggio – scrive Tamburini – ma proprio da lì nacquero conquiste fondamentali, dallo Statuto dei Lavoratori alla parità di genere».
Il libro, con la sua struttura a metà tra reportage e romanzo, si rivolge non solo agli appassionati di motori, ma anche a chi vuole capire un’epoca in cui la paura era quotidiana, i confini tra lecito e illecito erano labili, e anche un mito vivente poteva finire nel mirino della malavita.

L’AUTORE
Andrea Cordovani Classe 1967, maremmano di Follonica, giornalista, direttore di Autosprint, narratore esperto di motorsport. Comincia la sua carriera giornalistica nel 1987 collaborando con il quotidiano “Il Tirreno”. Sport, cronaca nera e cronaca bianca i settori dei quali si occupa fino al 1995, quando decide di correre dietro a una delle sue grandi passioni: l’automobilismo. Si trasferisce dapprima a Torino al mensile “Tuttorally” e poi approda due anni più tardi a San Lazzaro di Savena (Bologna) nella redazione di “Autosprint”. Da trent’anni si occupa e scrive di motorsport. Dal 2021 è anche direttore de “Il Cuoio”, allegato del calcio vintage sul “Corriere dello Sport”. Ha scritto numerosi volumi sul rally e l’hockey su pista. Questo è il primo libro che pubblica per Minerva. Una grande occasione per scrivere una storia inedita, rimasta nel limbo per cinquant’anni.

