La storia della Grande Torino rappresenta uno dei capitoli più gloriosi del calcio italiano, ma anche uno dei più dolorosi. Una squadra che, negli anni Quaranta, dominò la Serie A con un gioco moderno, spettacolare e travolgente, diventando il simbolo di un Paese che cercava di rinascere nel dopoguerra. (foto Torino FC)
Guidata dal carismatico capitano Valentino Mazzola, la formazione granata collezionò cinque scudetti consecutivi e costruì l’ossatura della Nazionale italiana. Con giocatori come Ezio Loik, Romeo Menti, Guglielmo Gabetto e Franco Ossola, il Torino era considerato praticamente imbattibile, capace di imporre ritmi e qualità di gioco nettamente superiori all’epoca.
Il destino, però, cambiò tutto il 4 maggio 1949.
Di ritorno da una trasferta a Lisbona, l’aereo che trasportava squadra, staff e giornalisti si schiantò contro la collina di Superga, nei pressi di Torino. Non ci furono superstiti: la squadra al completo venne cancellata in un istante. Un evento che la storia ricorda come la Tragedia di Superga.
Il dolore fu immenso non solo per la città di Torino, ma per tutto il calcio italiano. La squadra che aveva incarnato il sogno di un’intera generazione non esisteva più. Il Torino, per onorare le vittime, schierò una formazione giovanile nelle ultime partite della stagione, riuscendo comunque a conquistare lo scudetto 1948-49, in un gesto di incredibile dignità sportiva.
Oggi, la memoria della Grande Torino vive ancora. Ogni anno, il 4 maggio, tifosi e società si recano alla Basilica di Superga per ricordare quei campioni e leggere i loro nomi, affinché quella squadra leggendaria non venga mai dimenticata.
Nell’incidente persero la vita: i giocatori Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Giulio Schubert e gli allenatori Egri Erbstein, Leslie Lievesley, il massaggiatore Ottavio Cortina con i dirigenti Arnaldo Agnisetta, Andrea Bonaiuti ed Ippolito Civalleri.
Morirono inoltre tre dei migliori giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo) e Luigi Cavallero (La Stampa) ed i membri dell’equipaggio Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Celeste Bianciardi e Antonio Pangrazzi.


