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L’Eclissi dei dubbi: Chivu si prende l’Inter e riscrive la storia


C’è un fermo immagine che cancella mesi di mugugni, tweet al veleno e sguardi bassi: Cristian Chivu che alza gli occhi al cielo di San Siro, stavolta da condottiero.

Il “quasi esordiente”, l’uomo scelto tra lo scetticismo generale per raccogliere l’eredità pesante di Simone Inzaghi, ha compiuto l’impresa. L’Inter è Campione d’Italia, e lo è con la firma di un uomo che la storia nerazzurra non l’ha solo letta, ma l’ha scritta con il sangue e il sudore già quindici anni fa.

Il trionfo dell’empatia

“Io nella storia dell’Inter? Forse lo ero anche prima, qualcosina ho vinto”, scherza Chivu in una sala stampa che profuma di spumante e rivalsa. Ma dietro la battuta c’è l’orgoglio di chi ha saputo navigare controvento. Arrivato in una stagione che sembrava segnata dal declino di un ciclo, il tecnico rumeno ha saputo trasformare le macerie in un fortino.

La sua ricetta? Umanità e protezione. Chivu non ha cercato il consenso mediatico, ha cercato i suoi uomini:

La scalata dei numeri

Se l’inizio è stato un labirinto di incertezze, la svolta ha i contorni di una marcia militare. Il “momento della verità” è arrivato con una striscia impressionante: 14 vittorie in 15 partite. È lì che l’Inter ha staccato il resto della compagnia, rendendo inutile ogni tentativo di rimonta delle rivali.

Nemmeno le ferite europee – come la discussa eliminazione contro il Bodo/Glimt – o la caduta nel derby hanno scalfito la corazza del gruppo. Chivu ha tenuto la barra dritta, coadiuvato da uno staff di “fedelissimi” dove spicca il nome di un altro ex di peso, Aleksandar Kolarov.

Un record dopo 88 anni

Vincere da giocatore e poi da allenatore con la stessa maglia non è per tutti. Chivu è il secondo a riuscirci nella storia dell’Inter in quasi un secolo (88 anni di attesa). Un traguardo che lo proietta in un’altra dimensione professionale.

Mentre i tifosi invadono le strade, lui però non si ferma: “La festa? Giusto che i giocatori festeggino. Io sto già pensando alla finale di Coppa Italia”. L’uomo del Triplete non ha perso il vizio: vincere non gli basta mai, vuole prendersi tutto, a modo suo. Con il sorriso e con la forza silenziosa di chi, alla fine, ha avuto ragione su tutti.

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