(di Niccolò Enrile – Milan Vibes)- L’ex giallorosso e rossonero presenta la sfida di domenica tra due delle squadre più quotate del campionato.
Ci sono partite che restano nella memoria per sempre. Non tanto per il risultato, ma per ciò che rappresentano.
Per Roberto Scarnecchia, quella partita è Roma–Milan, la stessa in cui a soli diciott’anni entrò in campo per la prima volta in Serie A. All’Olimpico, con la maglia della sua città addosso e il numero 10 sulle spalle.
Da allora, la vita di Scarnecchia è stata un viaggio tra calcio, passione e rinascita. Dalla Roma al Milan, dai derby di Coppa Italia ai campi di provincia, fino a una seconda carriera inaspettata: quella da chef stellato.
Alla vigilia di Milan–Roma, ci ha raccontato il suo percorso, i ricordi più intensi e lo sguardo lucido di chi il calcio lo ha vissuto da dentro, ma oggi lo osserva con la calma e la saggezza di chi sa gustarlo davvero.
Qual è uno dei ricordi più belli che ti porti dietro della tua carriera calcistica?
«L’esordio in Serie A, senza dubbio. È uno dei ricordi più importanti, anche perché ho esordito in Roma–Milan, avevo solo 18 anni e giocavamo all’Olimpico.
Puoi immaginare che emozione. Poi ci sono altri momenti bellissimi: le finali di Coppa Italia, il gol nel derby Milan–Inter… fare una classifica è difficile, ma quella prima volta resta speciale.»
Hai citato proprio quell’esordio: eravate tanti giovani in campo contro il Milan. Ce la racconti?
«Sì, esatto, eravamo davvero tanti ragazzini. Io giocavo con il numero 10, pensa un po’. Fu un’emozione incredibile, anche perché mi trovai davanti a campioni come Rivera, gente che fino a poco prima vedevo solo come figurine.
E poi, da romano, esordire all’Olimpico con la maglia della Roma davanti a tutta quella gente è stato qualcosa di unico.
Ricordo ancora un episodio: Buriani fece un fallo da rigore che non ci diedero… e dopo tanti anni ci siamo risentiti, scherzandoci sopra mi ha ammesso che avevo ragione.»
Oggi però hai cambiato completamente vita. Ci racconti di cosa ti occupi?
«Sì, oggi faccio lo chef. Ho davvero cambiato vita: quando arrivi intorno ai 30, 32 anni, o resti nel calcio o ti reinventi. Io ho scelto di seguire un’altra passione.
Per un periodo ho anche allenato, per divertimento: dieci anni in panchina. Categorie basse, certo, perché il tempo era quello che era. Poi faccio anche l’opinionista in televisione e in radio.
Ormai sono più di trent’anni che faccio il cuoco: ho un ristorante e una stella Michelin, ne vado molto fiero.»
Domenica c’è Milan–Roma. Cosa pensi del percorso di queste due squadre, che conosci molto bene?
«Le vedo molto bene entrambe, hanno grandissime possibilità di arrivare fino in fondo.
Ho visto bene la Roma, ho visto bene anche il Milan, quindi sarà una partita da tripla, uno scontro al vertice vero e proprio.»
Chi può essere decisivo secondo te?
«Sicuramente Dybala per la Roma e, se gioca, Leao per il Milan. Speriamo che sia della partita, anche se ha avuto qualche problema fisico. Sono due giocatori che possono cambiare una gara con una sola giocata.»
C’è un giocatore, tra le due squadre, che ti ricorda un po’ te?
«Nel Milan direi proprio Leao, ovviamente con le dovute proporzioni. Io avevo quella corsa lì, il dribbling, la velocità, anche se facevo meno gol di lui.
Nella Roma, invece, El Shaarawy mi somiglia abbastanza: giocatore di fascia, rapido, che salta l’uomo. Si possono fare dei paragoni, ma è chiaro che il calcio di oggi è completamente diverso da quello di quarant’anni fa.»
Ultima domanda: Milan e Roma possono lottare entrambe per lo scudetto?
«Sì, assolutamente sì. Le vedo tutte e due tra le prime quattro, senza dubbio. Hanno qualità, esperienza e allenatori che sanno come gestire la pressione. Possono giocarsela fino in fondo.»
