Giulio Pellizzari ha firmato una delle giornate più importanti della sua giovane carriera al Tour of the Alps, imponendosi sia nella classifica generale sia nell’ultima tappa, la 128 chilometri da Trento a Bolzano. Una doppietta pesante, costruita con intelligenza, coraggio e una condizione fisica che lo ha reso imprendibile nel momento decisivo.
La corsa si è accesa definitivamente nella seconda ascesa verso Montoppio, quando il gruppo dei migliori ha iniziato a selezionarsi. A circa venti chilometri dal traguardo, Pellizzari ha scelto il momento giusto per muoversi: un attacco secco, deciso, che ha fatto subito la differenza. Dietro di lui hanno provato a resistere nomi importanti come Egan Bernal e Thymen Arensman, affiancati in seguito da Michael Storer, ma il ritmo imposto dall’azzurro si è rivelato insostenibile.
Determinante anche il tratto successivo, con una sezione in falsopiano e una discesa velocissima verso Bolzano, dove il giovane marchigiano ha dimostrato grande sicurezza tecnica, toccando anche punte vicine ai 100 km/h. Un vantaggio che è cresciuto progressivamente fino all’arrivo in solitaria, con le braccia alzate e il pubblico in festa.
Alle sue spalle Bernal ha chiuso secondo, seguito da Storer e Arensman, mentre la classifica generale ha subito gli ultimi assestamenti proprio negli istanti finali. Pellizzari ha così mantenuto e consolidato la maglia verde, diventando il primo italiano a vincere il Tour of the Alps dal 2013, anno del successo di Vincenzo Nibali.
La tappa, però, non è stata solo il teatro del colpo finale. Nella fase iniziale una fuga di dodici corridori aveva animato la corsa, ma le salite e il ritmo imposto dalle squadre dei big hanno progressivamente ricucito il margine. La Red Bull-Bora-Hansgrohe ha poi preso in mano la situazione nel momento decisivo, preparando il terreno all’attacco vincente del suo talento.
Al traguardo, Pellizzari ha voluto sottolineare il lavoro della squadra: “Negli ultimi tre giorni hanno fatto un lavoro fantastico, volevo vincere anche per loro”. Parole semplici, che raccontano bene una vittoria costruita non solo sulle gambe, ma anche sulla solidità del gruppo.
A due settimane dal Giro d’Italia, il suo nome entra di diritto tra quelli da tenere d’occhio: non più solo una promessa, ma un corridore già capace di lasciare il segno nelle corse a tappe.

