Il baratro della Serie C è ormai a un passo e in casa Pescara l’aria è diventata irrespirabile. La sconfitta per 1-0 contro il Padova non è solo un verdetto del campo, ma l’inizio di un processo pubblico che vede protagonisti il presidente, l’allenatore e il capitano.
Il presidente Daniele Sebastiani non ha usato giri di parole per sfogare la sua amarezza. Oltre al rammarico per i punti persi, ha lanciato ombre pesanti sul campionato, parlando di “risultati sorprendenti” che alimentano dubbi e cattivi pensieri. Uno sfogo che fotografa il nervosismo di una società che vede sfumare la categoria, proprio come sta accadendo a Reggiana e Spezia.
Il punto di rottura definitivo è arrivato a pochi minuti dalla fine, quando Flavio Russo si è fatto ipnotizzare dall’ex Sorrentino sul dischetto. Ma a far infuriare i tifosi non è l’errore del giovane attaccante, bensì l’assenza di Lorenzo Insigne dagli undici metri.
Sul perché il capitano non abbia calciato il rigore della stagione, è scoppiato un vero e proprio giallo diplomatico:
Sebastiani ha provato a gettare acqua sul fuoco, parlando di un dolore al ginocchio che tormentava l’ex stella del Napoli . Il tecnico, invece, ha scelto la via della schiettezza, smentendo implicitamente la tesi dell’infortunio. “Insigne non se la sentiva”, ha dichiarato, sottolineando che in campo conta la personalità e che lui, dalla panchina, non può certo strappare il pallone dalle mani di chi decide di prendersi la responsabilità.

Il ritratto che emerge è quello di uno spogliatoio dove le gerarchie sembrano essersi sciolte sotto il peso della pressione. Se il leader tecnico e carismatico si tira indietro nel momento della verità, la missione salvezza diventa un’impresa quasi impossibile. Per il Pescara, il fallimento dal dischetto a Padova rischia di essere l’epitaffio di una stagione nata male e finita peggio.

