(Serena Albino) – Il calcio italiano ha toccato il fondo. Dopo una serie di delusioni che avevano già messo in discussione il futuro della Nazionale, il 2026 segna un altro, tragico capitolo per gli azzurri: la terza esclusione consecutiva dal Campionato del Mondo.
Un epilogo amaro
La sconfitta contro la Bosnia, che ha sancito ufficialmente l’eliminazione dell’Italia dalla corsa verso il Mondiale 2026, ha fatto crollare ogni speranza di riscatto. Un 1-0 pesante che, al di là del punteggio, rappresenta il simbolo di un fallimento che risuona come un grido di allarme per tutto il movimento calcistico italiano.
Questa esclusione si aggiunge a quelle clamorose del Mondiale 2018 in Russia, quando l’Italia non riuscì a qualificarsi dopo il drammatico spareggio contro la Svezia, (sulla panchina azzurra panchina il ct Gianpiero Ventura) :
Quella partita d’andata terminò 1-0 per la Svezia grazie a un gol di Jakob Johansson. Il risultato lasciò l’Italia in una posizione difficile, e la partita di ritorno, giocata il 17 novembre 2017 a Solna (in Svezia) allo Stadio Friends Arena, finì 0-0, con la Svezia che si qualificò per il Mondiale 2018 e l’Italia che non riuscì a qualificarsi per la prima volta in 60 anni. Ancora eliminati ai Campionati del Qatar 2022, quando la squadra di Roberto Mancini non riuscì a superare gli ostacoli del girone di qualificazione, (azzurri sconfitti a Palermo , 1-0 dalla Macedonia), nonostante il trionfo dell’Europeo vinto nel 2021. Tre assenze consecutive che non hanno precedenti nella storia recente del calcio italiano e che gettano un’ombra preoccupante sul futuro azzurro.
Il fallimento delle aspettative
L’Italia era reduce da una vittoria storica agli Europei 2020, un trionfo che sembrava aver riportato la squadra sulla strada giusta. Ma quelle illusioni sono svanite rapidamente, sostituite da una serie di prestazioni deludenti che hanno minato la fiducia di tifosi, giocatori e dirigenti. L’eliminazione del 2026, quindi, non è un semplice incidente di percorso, ma la logica conseguenza di un periodo di transizione che ha visto il calcio italiano arrancare sotto il peso delle proprie contraddizioni.
Le cause del disastro
Molteplici le cause di questa crisi. Da un lato, la Serie A ha perso smalto rispetto alle altre leghe europee, con un numero sempre maggiore di talenti stranieri e pochi giovani italiani che riescono a imporsi nei club di vertice. Dall’altro, la gestione delle qualificazioni è stata segnata da una mancanza di continuità nei progetti, che ha portato a incertezze tattiche e a una gestione delle risorse non sempre ottimale.
La difficoltà di integrare i giovani nel contesto della Nazionale ha reso il ricambio generazionale un compito arduo. Giocatori come Ciro Immobile, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini hanno avuto un ruolo fondamentale nella Nazionale, ma ormai l’età comincia a farsi sentire, e la necessità di nuovi volti che possano garantire continuità e qualità è diventata vitale.
Un futuro incerto
L’eliminazione del 2026 non è solo un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza. L’Italia dovrà fare un serio esame di coscienza e iniziare un ciclo di rinnovamento che non potrà prescindere da una riflessione su tutto il sistema calcistico. La federazione, i club e i tecnici devono agire con urgenza per garantire che la Nazionale torni a competere ai massimi livelli.
In questo momento di crisi, il calcio italiano ha bisogno di unità e visione, ma soprattutto di tempo per lavorare su un progetto che guardi al futuro. Il rischio, però, è che l’Italia perda il proprio posto tra le grandi del calcio mondiale, e che l’ombra di una crisi strutturale diventi sempre più lunga.
ALLA FINE PERò , LE PAROLE LE PRTA VIA IL VENTO , e per la terza volta consecutiva, l’Italia non avrà il suo posto in un Campionato del Mondo. Una macchia difficile da rimuovere, un’incertezza che attanaglia tutti coloro che vivono e amano il calcio nel nostro Paese. L’unica certezza, ora, è che il lavoro per il riscatto deve cominciare subito, prima che il calcio italiano rischi di restare in un limbo che sembra sempre più difficile da superare.
Ora è il moento di grabndi riflessioni sul futiuro anxche del presidente FIGC Gabriele Gravina e del ct Genaro Gattuso , in genere quando siperde poi sui cambia.


