Sfondo scuro Sfondo chiaro

Gentlemen, Start Your Engines!

Team Suzuki Ecstar's Spanish rider Alex Rins rides during the second practice session of the Malaysia MotoGP at the Sepang International circuit in Sepang on November 2, 2018. (Photo by Mohd RASFAN / AFP)

Questione di manico di Luca Mencacci

Va bene lo ammettiamo. La frase del titolo appartiene al mondo automobilistico, a quel gruppo di ragazzotti che hanno bisogno di quattro ruote e un sedile per andare veloci. Gente comoda, da rispettare per il comune amore per le prestazioni motoristiche, ma troppo snob per i nostri gusti. E tuttavia non abbiamo saputo resistere alla tentazione. Non solo perché non ne potevamo più di attendere la pausa invernale, ma soprattutto perché quelle quattro parole sono davvero evocative ed esercitano un incredibile fascino.

Agli inizi della sua lunga storia, il segnale per avviare i motori alla corsa Indianapolis 500 era dato dalla roboante esplosione di una bomba aerea. Negli anni Quaranta, Seth Klein, dirigente dell’American Automobile Association aggiunse un tocco visivo sventolando una bandiera verde.

Nel 1948, John “Irish” Horan, amico del presidente del circuito Wilbur Shaw e soprattutto un grande esperto di comunicazione incominciò a fare degli annunci durante la gara. Nel 1951, fu accreditato per aver pronunciato l’iconica frase, ma non era ancora una tradizione consolidata. Solo nel 1953, la frase “Signori, avviate i motori” apparve ufficialmente in stampa. Dopo la prematura morte di Shaw nel 1954, Tony Hulman prese il comando e fece sua la tradizione nel 1955.

Da allora, la frase è diventata un simbolo indiscusso della corsa, ma anche il sottotitolo che accompagna quei momenti di tensione ed emozione che segna l’inizio di ogni gara motoristica.

A ben vedere, da tempo noi biker ci siamo abituati al nostro Guido Meda, che ci tiene incollati alla poltrona nei pochi secondi che dopo il giro di ricognizione scorrono prima della partenza.

“Dopo il semaforo scatenate l’inferno, gas a martello, prima dentro e andiamo!” È la sequenza incalzante che preannuncia l’inizio della battaglia per la vittoria, l’incredibile accelerazione che toglie il respiro e la folle frenata per entrare nella prima curva. Ancora in piedi e magari persino in testa a quel gruppo di forsennati in tuta di pelle e casco, cui la vita normale evidentemente non deve piacere molto.

I più maligni di quei lettori che assiduamente leggono questa rubrica avranno già incominciato ad insinuare che questa ridondante lezioncina di storia serve solo a distogliere l’attenzione dalle reali preoccupazioni dello scrivente.

Il campionato sta per iniziare ed ormai l’apocalisse sta per arrivare. Non è l’eco dei motori quello che si incomincia a sentire in lontananza, ma piuttosto il suono delle trombe degli angeli che preannunciano la fine dei tempi. Ovvero il giudizio finale, l’ascesa al cielo dei giusti, la caduta dei dannati all’Inferno e la vittoria del mondiale di Marquez. Quello in rosso, non il fratello che alla fine ci sta pure simpatico.

Ma queste sono cattiverie gratuite. Certo qualche rara volta può essere capitato che, tra le righe di questa rubrica, sia sfuggita qualche parola di critica per un fenomeno assoluto, che sconta però il peso di un peccato originale. Una macchia indelebile nella memoria del tifoso, non del cronista, che comunque sono la stessa persona con buona pace della deontologia professionale.

Nessuno, tuttavia, può accusare lo scrivente di aver orchestrato malevoli riti magici affinché il campione di Cervera non finisca le sue prossime gare. Perché alla fine siamo motociclisti, una razza eletta di pazzi narcisisti che prometeicamente hanno sostituito il cavallo con un prodigio della tecnologia.

Eppure, se fossi nella dirigenza della Dorna, a Bruxelles è ancora pendente l’acquisizione della MotoGp da parte di Liberty Media, qualche pensierino a un buon, innocente, sortilegio ce lo farei. Niente di traumatico per carità, una gomma che si dechappa, una centralina che si spegne, il carburante che si esaurisce. Una cosina leggera, ma sufficiente a rendere meno scontato il campionato.

Perché qui stiamo vivendo la tempesta perfetta e la possibilità di rivivere l’incubo del 2014 non sono così peregrine.

La KTM è praticamente fallita e la sua competitività, nonostante le rassicurazioni dei suoi piloti, appare drasticamente compromessa. L’Aprilia sconterà a lungo i guai fisici di Martin, fratturatosi due volte nei test e in allenamento. E comunque il prototipo di Noale non è sembrato un vero e proprio fulmine. La Yamaha di Quartararo è stata l’unica tra le giapponesi a mettersi in mostra. Ma l’impressione è che questo risultato sia dovuto più all’immenso talento del francese che a una reale crescita. Il 2027, del resto, non è così lontano e non è il caso per i giapponesi di sprecare danari in sviluppi che dovranno presto essere abbandonati.

Che il campionato sia lotta a due, sembra dirlo persino lo strano balletto di dichiarazioni intorno alla introduzione di tutte le novità tecniche della Panigale 2025. Come a dire, rallentiamo un attimo, magari qualche vecchia 2024 riuscirà a movimentare un po’ le gare. Almeno le Sprint.

Le premesse per un dominio assoluto quanto enormemente noioso ci sono tutte. Marquez, giova ricordarlo, nel 2014 vinse tutte le prime dieci gare consecutive. Su Buriram si può coltivare forse qualche speranza, ma se pensiamo che il secondo e il terzo appuntamento si svolgeranno in Rio Hondo e Austin, ce né abbastanza di che mettersi a piangere.

Intanto i bookmakers hanno ulteriormente abbassato la quota sulla sua vittoria finale a 1.60.

Su Pecco Bagnaia sono riposte tutte le nostre speranze di ribaltare i pronostici e di rendere la stagione uno dei più avvincenti duelli della storia motociclista. Spesso da questo pulpito ci siamo arrogati la pretesa di giudicarlo un campione che vince ma non convince. Il suo carattere distaccato e le sue inspiegabili cadute ne fanno un pilota difficile da idolatrare.

Ma Bagnaia è anche uno che vince. Uno che si è abituato a vincere. Può non esaltare, ma è sicuramente un duro, il cui talento è secondo solo alla sua imperturbabile forza di carattere.

Non è detto che basti a battere un fenomeno assoluto, ma noi facciamo il tifo per lui.

Articolo precedente

Serie A- designazioni 27^ giornata. Doveri per Napoli -Inter

Articolo successivo

Udinese , Sava:frattura del quinto dito mano destra