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TENNIS – ROLAND GARROS 2026-L’ennesimo malore tronca ancora una volta le mirabili ambizioni di Sinner, costretto ad abbandonare già al 2° turno gli Open di Francia.
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TENNIS – ROLAND GARROS 2026-L’ennesimo malore tronca ancora una volta le mirabili ambizioni di Sinner, costretto ad abbandonare già al 2° turno gli Open di Francia.

(Alberto Sigona) – MALI OSCURI DI UN RE- Un film drammatico visto sin troppe volte: Jannik che si deve arrendere al più insidioso degli avversari, sé stesso, per una triste ed inaccettabile consuetudine che di questo passo rischia di pregiudicare le aspirazioni future del numero 1 del circuito ATP.

La precoce e imprevedibile eliminazione di Jannik Sinner avvenuta al 2° turno del Roland Garros ripropone ancora una volta quei misteriosi contrattempi fisici che nella giovane carriera dell’altoatesino si stanno facendo sempre più ricorrenti, aprendo seri interrogativi e preoccupanti scenari sul suo futuro, che si preannuncia quanto mai incerto e poco rassicurante. Ma cos’ha esattamente il numero 1 al Mondo? Quale male (sempre che vi sia veramente) lo affligge? È un problema organico o “solo” mentale? Sono in tanti a chiederselo alla luce dell’ennesimo… black out costatogli un’ulteriore vittoria sostanzialmente già in carniere (era avanti 2 set a 0 e stava per portare a casa anche il terzo set), per una lunga ed imbarazzante serie di disavventure che ne stanno compromettendo non poco il percorso professionale. Strane ed enigmatiche vicissitudini riconducibili non si sa bene a cosa, e che a memoria d’uomo non hanno precedenti a livello agonistico, almeno non tra i big del circuito maschile. La fragilità fisica di Jannik ha sempre caratterizzato la sua traiettoria agonistica, trasformandosi in un intralcio cronico alle sue ambizioni, con guai d’ogni genere a condizionarne frequentemente l’ascesa, costringendolo persino a gettare alle ortiche tornei di assoluto valore, inclusi gli Slam. Inizialmente, quando tali problematiche cominciarono ad affacciarsi sul balcone della sua carriera, si pensava a qualcosa di transitorio, e che prima o poi in un modo o nell’altro il campione dell’Alta Pusteria ne sarebbe venuto fuori, riuscendo a gestire e dominare le sue crisi inspiegabili, ma evidentemente ci sbagliavamo. Le disdette dovute a questi contrattempi ormai non si contano più e stanno diventando un fattore sin troppo importante. Ogni partita rischia di trasformarsi in un’incognita e di sfociare in un dramma come quello consumatosi giovedì scorso sul Philippe Chatrier. Sebbene negli ultimi mesi certi episodi ostili siano divenuti un po’ più distanziati nel tempo, la defaillance rimediata sulla terra rossa francese è la dimostrazione eloquente di come in verità Sinner persista nelle sue fragilità endemiche. Fragilità che mal si confanno ad un talento della sua caratura, e che rischiano di tarpare anzitempo le ali di uno dei grandi predestinati del tennis d’ogni epoca. Di conseguenza ci si domanda cos’abbia l’altoatesino che non va. Ma soprattutto ci si chiede come mai nessuno tra chi gli sta attorno professionalmente non sia ancora riuscito ad ovviare a queste indisposizioni tutt’altro che episodiche. Tali malori ignoti continuano a ripresentarsi con una certa costanza, e non sono degli “inciampi” fortuiti ma stanno diventando parte integrante della sua vita d’atleta, inficiandone pesantemente il suo rendimento, eppure non si riesce a trovare la degna ed improrogabile soluzione a cotanta “malagrazia”. Di certo non si può continuare ad assistere passivamente a continui sprechi del genere. Non si può mandare in malora un torneo come il Roland Garros – peraltro l’ultimo diamante che manca nel diadema ambrato di Jannik – per motivi che esulano totalmente dalle qualità tecniche. Per di più proprio ora che non era presente il suo grande rivale Carlos Alcaraz e che c’era la ghiotta opportunità di allungare tantissimo in classifica mondiale, distanziando anni luce lo spagnolo. È innegabile che senza quest’ultimo evento sinistro Sinner quasi sicuramente avrebbe vinto il suo quinto Slam. D’altronde le uscite che avevano preceduto il torneo parigino avevano palesato chiaramente la splendida condizione dell’altoatesino, il quale s’era prodigato nello sbaragliare letteralmente la concorrenza, sino agli ultimi Internazionali d’Italia, conquistati in maniera imperiosa. Effettivamente non è mica un mistero che da un paio d’anni a questa parte la superiorità di Sinner sia diventata portentosa, e che l’unico avversario che riesce ad impensierirlo sia proprio il murciano. Inutile girarci intorno, occorre trovare al più presto i motivi di tali problematiche fisiche ed individuarne i rimedi. E possibilmente cercare di non mettere a dura prova la sua tempra (che come stiamo constatando non è proprio d’acciaio), riducendone perciò gli impegni al fine di non sovraccaricarlo ai limiti del consentito, specie in vista degli appuntamenti di gala. In effetti prima degli Open di Francia il numero 1 al Mondo si era sottoposto ad un autentico tour de force, disputando un torneo dopo l’altro in rapida successione (giocandone sempre tutte le partite), senza concedersi quelle pause necessarie a ricaricarsi. Sino al torneo di Roma, concluso il 17 maggio, ovvero soltanto a poco più di una settimana dal torneo parigino. Proprio agli Internazionali l’altoatesino aveva manifestato i segni premonitori della crisi che lo avrebbe appiedato a Parigi al cospetto del modesto J. Cerundolo, a conferma di come quella sequela di Masters 1000 disputati prima del secondo Slam di stagione non abbiano giovato alla sua salute cagionevole. E col senno di poi è sin troppo facile pensare come i componenti del suo staff non siano stati particolarmente perspicaci nel programmarne gli appuntamenti, mostrando una certa irresponsabilità. Ma lo stesso Sinner, che non è più uno sbarbatello, e che conoscerà sé stesso meglio di chiunque altro, avrebbe dovuto sottrarsi ad un tale “sfruttamento” psico-fisico, al fine di non giungere “svuotato” al di là delle Alpi, come poi successo, e di non lasciarsi sfuggire l’ultimo lingotto che ancora latita nel suo forziere da nababbo. Comunque, a prescindere da tutto, speriamo sinceramente di rivedere nel più breve tempo possibile il vero Sinner, quello che stravince ogni partita e che non lascia nulla agli avversari se non gli avanzi delle sue scorpacciate luculliane. Lo merita l’Italia, che attendeva un “messia” del suo calibro sin dalla Genesi, e che perciò non può permettersi di dilapidare quello che equivale ad un patrimonio dello sport. Lo meritano pure i tifosi, specialmente (mi pare ovvio) quelli nostrani. Lo meritano anche tutti gli appassionati di tennis da tutto il Mondo. Ma lo merita soprattutto lui, il più grande tennista italiano di tutti i tempi. Lo merita perché ad oggi è il più forte del ranking ATP. Lo merita perchè è un serio professionista. Lo merita perché è un bravo ragazzo, semplice e con la testa ben piantata sulle spalle. Semplicemente, lo merita perché è lui, Jannik Sinner. 

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