Il Masters 1000 spagnolo parla italiano. Jannik abbatte Norrie e prenota il trono mondiale, mentre Flavio gioca la partita della vita e manda a casa Medvedev. Musetti out, ma il tennis azzurro sorride.
Se c’è una cosa che abbiamo capito in questo 2026, è che l’Italia del tennis non si ferma più. Al Mutua Madrid Open, la terra rossa si trasforma in un tappeto azzurro grazie a due imprese che profumano di storia.
Sinner: 25 e lode
Jannik Sinner non gioca, amministra. Contro Cameron Norrie finisce 6-2, 7-5, una pratica archiviata in un’ora e mezza di pura solidità. Per l’altoatesino sono 25 vittorie consecutive nei Masters 1000: numeri da leggenda che, complice lo stop forzato di Alcaraz, lo spingono sempre più vicino alla vetta del ranking ATP. Mercoledì incrocerà la nuova promessa Jodar, ma oggi Jannik sembra giocare un altro sport.
L’urlo di Cobolli
La vera scossa sismica però arriva da Flavio Cobolli. Il romano firma l’upset del torneo eliminando il numero 4 del mondo, Daniil Medvedev, con un 6-3, 5-7, 6-4 da brividi.
È la sua prima volta tra i migliori otto di un 1000, un traguardo che certifica una crescita mentale spaventosa. Sotto pressione nel terzo set, non ha tremato, chiudendo i conti da veterano.
Luci e ombre
Non c’è il “tris” azzurro perché Lorenzo Musetti sbatte contro il muro Lehecka (doppio 6-3), tradito da troppi errori gratuiti. Ma il bilancio resta da incorniciare.
Mentre i big cadono o restano ai box, l’Italia schiera le sue punte di diamante. Madrid è avvertita: per vincere il trofeo, bisognerà fare i conti con noi.


