Il caos che sta travolgendo l’AIA non è solo una questione di sentenze o indagini giudiziarie, ma il grido di una categoria che si sente sfruttata e poi abbandonata. A spiegarlo è Claudio Gavillucci, l’ex arbitro di Serie A dismesso nel 2018 in circostanze mai del tutto chiarite (poco dopo aver fermato un match per razzismo), che oggi analizza lucidamente il “terremoto” che vede Gianluca Rocchi indagato per frode sportiva.
La “Ribellione” dei fischietti: vendetta o sopravvivenza?
Secondo Gavillucci, le recenti denunce e le “soffiate” anonime che hanno dato il via alle inchieste non nascono da un odio personale verso i singoli (come Rocchi o Rizzoli), ma da una reazione rabbiosa contro l’AIA. L’associazione viene descritta come un ambiente che pretende una dedizione assoluta, quasi sacerdotale, ma che non garantisce alcuna protezione nel momento in cui un arbitro viene “dismesso”. Questa precarietà spingerebbe chi resta fuori a cercare giustizia — o vendetta — nelle aule di tribunale.
Trasparenza violata: il caso delle comunicazioni VAR
L’inchiesta tocca un punto nevralgico: le presunte interferenze esterne sulle decisioni di campo (il riferimento è al caso Udinese-Parma). Gavillucci ricorda con fermezza come dovrebbe funzionare il protocollo:
Ai suoi tempi, il “pulmino” del VAR era una zona franca, chiusa prima della gara e riaperta solo alla fine.Arbitri in Autonomia: Nessuno, nemmeno il designatore, dovrebbe poter comunicare con l’arbitro o il VAR durante lo svolgimento della partita. Se queste barriere fossero cadute, l’intero concetto di imparzialità del calcio italiano verrebbe meno.
La proposta: Arbitri come lavoratori professionisti
Il nodo del problema, per Gavillucci, è lo status giuridico dei direttori di gara. Nonostante il calcio muova miliardi e gli arbitri siano professionisti nei fatti, sulla carta non godono delle tutele minime del mondo del lavoro sportivo.
Il fantasma del passato
In chiusura, Gavillucci torna sul proprio allontanamento: un caso emblematico di come il sistema possa diventare opaco. Sebbene ufficialmente la sua uscita sia stata motivata da “scelte tecniche”, il sospetto che la sospensione di Sampdoria-Napoli per gli insulti a Koulibaly abbia pesato resta un’ombra lunga.
La sua analisi è un avvertimento: senza una riforma strutturale che dia dignità e certezze agli arbitri, l’AIA continuerà a essere una polveriera pronta a esplodere a ogni fischio finale.


