Nel complicato scacchiere della politica sportiva italiana, la parola “commissariamento” evoca spesso scenari di emergenza nazionale. Tuttavia, il Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha deciso di gettare acqua sul fuoco delle polemiche, ribadendo una linea di condotta basata sul rigore istituzionale piuttosto che sulla pressione mediatica o politica.
La linea del CONI: “Garante, non Sceriffo”
Le dichiarazioni di Buonfiglio delineano un profilo di presidenza che vuole essere custode della legalità senza scadere nell’interventismo autoritario. “Non mi lascio influenzare da destra o da sinistra”, ha dichiarato fermamente il numero uno dello sport italiano.
Il messaggio è chiaro: il CONI non è uno strumento di pressione politica, ma un organo di vigilanza. La distinzione tra “rappresentare” le federazioni e “monitorarle” è il fulcro del suo mandato. Essere orgogliosi di rappresentare la FIGC non significa chiudere gli occhi, ma nemmeno agire preventivamente per placare il malumore dell’opinione pubblica o dei casi giudiziari dell’ultima ora (come il recente “caso Rocchi”).
Quando scatta la gestione straordinaria?
Per capire perché Buonfiglio abbia “chiuso” a questa ipotesi, bisogna guardare alla “Costituzione” dello sport italiano: lo Statuto del CONI. Il commissariamento non è una scelta discrezionale, ma un atto dovuto solo al verificarsi di condizioni gravissime previste dall’Articolo 7, comma 5.
Le tre “Linee Rosse” dello Statuto:
- Irregolarità gravi: Non semplici errori amministrativi, ma violazioni sistematiche dell’ordinamento sportivo o della gestione finanziaria.
- Paralisi degli Organi: Il cosiddetto “vuoto di potere”. Se la Federazione non è più in grado di votare, decidere o riunirsi, il CONI deve intervenire per evitare il collasso.
- Blocco delle Competizioni: Se l’organizzazione dei campionati fosse compromessa, il commissariamento diventerebbe l’unica via per garantire il diritto al gioco.
Il verdetto: perché oggi no?
Nonostante le nubi che si addensano sulla giustizia sportiva e le turbolenze arbitrali, secondo il CONI non ci sono i presupposti giuridici. Il sistema calcio, pur tra mille difficoltà, sta ancora esercitando le sue funzioni: i campionati proseguono e gli organi direttivi sono nel pieno dei loro poteri.
Buonfiglio ha ricordato che in passato, quando i presupposti c’erano, non ha esitato a intervenire. Se oggi la porta resta chiusa, è perché la Federazione gode ancora di quell’autonomia che è il pilastro dello sport moderno.
