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TERREMOTO AIA: “Fatti i fatti tuoi”. Il VAR silenziato che scuote il calcio italiano

Spunta una testimonianza shock nell’inchiesta della Procura di Milano: su Inter-Roma del 2025 l’ordine di non intervenire sarebbe arrivato dall’alto. Sotto assedio il “Sistema Rocchi” e la gestione dei rapporti con i club.

Il calcio italiano si scopre, ancora una volta, fragile e sotto scacco. Non sono più semplici moviole o discussioni da bar: l’inchiesta della Procura di Milano sull’AIA (Associazione Italiana Arbitri) sta sollevando il velo su quello che i testimoni definiscono un vero e proprio “sistema” di condizionamento. Al centro del nuovo scandalo c’è un audio mai reso pubblico e una frase che risuona come una sentenza: “Fatti i fatti tuoi”.

Il “Giallo” di San Siro: Inter-Roma sotto la lente

L’episodio spartiacque è la sfida tra Inter e Roma del 27 aprile 2025. Il contatto tra Ndicka e Bisseck fu un errore solare, ammesso mesi dopo dagli stessi vertici arbitrali. Ma oggi scopriamo che quell’errore non fu una svista, ma un’imposizione.

Secondo la testimonianza dell’ex assistente Domenico Rocca, raccolta dagli inquirenti, nella sala VAR di Lissone si sarebbe consumato un corto circuito senza precedenti:

  • L’assistente VAR (AVAR) vede il fallo e segnala il rigore.
  • Il VAR lo zittisce bruscamente, invitandolo a non intromettersi.
  • La regia occulta: L’ordine di “non bussare” (ovvero non richiamare l’arbitro al monitor) sarebbe arrivato direttamente da Andrea Gervasoni, supervisore di giornata.

“Un errore grave che ha determinato la perdita del campionato dell’Inter a favore del Napoli”, si legge nell’esposto che sta facendo tremare i palazzi del potere sportivo.

Sotto accusa il “Sistema Rocchi”

L’indagine della Procura di Milano, basata sulle deposizioni di ben 29 tra arbitri ed ex arbitri, punta dritta al vertice della piramide: il designatore Gianluca Rocchi.

L’accusa è pesante: aver mantenuto contatti telefonici costanti e non consentiti con i dirigenti delle società di Serie A. Rapporti che, secondo gli investigatori, non servivano a chiarire episodi tecnici, ma a creare una rete di favori e “tornaconti personali”, minando l’imparzialità che dovrebbe essere il pilastro della classe arbitrale.

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