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Sinner conquista iul quinto Masters 1000 .A Madrid annienta Zverev 6-1 , 6-2

C’è un ‘Diavolo’ in Sinner! Il Cannibale Gentile: Sinner si prende Madrid e riscrive la Storia

Non chiamatela più sorpresa, non chiamatela più ascesa. Quello a cui abbiamo assistito oggi alla Caja Magica di Madrid è l’instaurazione ufficiale di un regime tennistico. Jannik Sinner non ha solo vinto il quarto Masters 1000 della stagione; ha letteralmente sventrato il libro dei record, lasciando ad Alexander Zverev solo le briciole di un 6-1, 6-2 che non ammette repliche.

Il Record dei Record: 5 volte Sinner

Mentre il mondo del tennis ancora cercava di metabolizzare l’egemonia dei “Big Three”, l’altoatesino ha fatto qualcosa che nemmeno a Djokovic e Nadal era mai riuscito: vincere cinque Masters 1000 consecutivi.

La sua cavalcata è un viaggio attraverso le latitudini e le superfici: Vincere in serie su palcoscenici così diversi non è solo questione di dritto e rovescio; è una prova di tenuta mentale e adattabilità che rasenta la perfezione robotica.

La Finale: Un monologo azzurro

Il match contro Zverev, numero tre del mondo e giocatore che a Madrid si è sempre sentito a casa, è durato il tempo di un caffè lungo. Jannik ha giocato un tennis “totale”: aggressivo in risposta, chirurgico al servizio e capace di una profondità di colpi che ha tolto il respiro al tedesco sin dai primi scambi.

Zverev è parso un pugile all’angolo, frastornato da un avversario che sembrava colpire ogni palla nel centro esatto delle corde. Il punteggio finale è quasi impietoso per la caratura dell’avversario, ma specchio fedele di una superiorità imbarazzante.

Verso l’infinito (e Roma)

Con 13.350 punti in classifica, il distacco tra Sinner e il resto del mondo inizia a somigliare a una voragine. Ma la notizia che più spaventa i suoi rivali non è il trofeo appena alzato al cielo spagnolo, quanto la sua espressione a fine match: la calma di chi ha appena finito una giornata di lavoro in ufficio.

Ora il circo del tennis si sposta al Foro Italico. Jannik arriva a Roma non solo come il Numero 1, ma come una leggenda vivente che ha ancora fame. E se questo è l’antipasto del Roland Garros, prepariamo le bandiere: il rosso della terra non è mai stato così azzurro.

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