A Motegi Francesco Bagnaia ha regalato a sé stesso la sua ottava vittoria stagionale e all’Italia tutta, o perlomeno a quella che ha a cuore le sorti dello sport più bello del mondo, la vittoria numero 900.
Nessuno ha vinto più del nostro paese tra tutte le classi del Motomondiale. Una favola che è iniziata nel lontano 1949 con i successi nel GP di Svizzera di Nello Pagani su FB Mondial in 125 e di Bruno Ruffo su Moto Guzzi in 250, ma che soprattutto ha portato a casa 83 titoli mondiali su 310 e 916 vittorie su 3351 gare.
Ma è il primo numero quello che più ci interessa in questo finale di stagione. Le otto vittorie di Pecco.
Un risultato da record che statisticamente lo mette alla pari di campioni del calibro di Rossi, capace di vincere otto gare in campionato ben cinque volte, nel 2002 e 2003 con la Honda, nel 2004, 2005 e 2008 con la Yamaha; di Stoner, due volte, nel 2007 su Ducati e nel 2011 su Honda; Lorenzo due volte, nel 2010 e nel 2013 sempre su Yamaha; ed infine Marquez nel 2014, 2018 e 2019, ovviamente su Honda.
Chiaramente la statistica vale solo per i titoli di giornale e per chi normalmente si occupa di calcio. I soci del club sembrano così pochi solo perché astutamente si parla solo di motogp dimenticando tutta quella parte della storia del motociclismo che si è svolta in sella alle mostruose 500 a due tempi.
Ma tant’è otto vittorie sono otto vittorie e vanno comunque festeggiate. A patto però di analizzarle meglio. Innanzitutto, vincere otto prove non offre alcuna garanzia di raggiungimento dell’alloro mondiale. Pur facendo i dovuti scongiuri, bisogna però ricordare che, nonostante gli otto successi, Lorenzo non riuscì a vincere il Mondiale del 2013, chiudendo secondo alle spalle di Marquez.
A ben vedere non manca poi così poco. I dieci punti di differenza che dividono i due campioni sembrano invero poca cosa. Certo gli appuntamenti sono solo quattro, ma tra Sprint e Gran premio i punti in palio sono veramente ancora tanti, circa 160.
Il problema è che Bagnaia quest’anno cade. Cade parecchio. Troppo. Spesso in modo incomprensibile. Tutte cadute che non sembrano lasciare segni sulla sua monumentale forza psicologica ma che inficiano terribilmente sulla matematica.
Il calendario poi non aiuta. In Australia, dove Bagnaia non ha mai vinto, Martin nel 2023 stava maramaldeggiando fino a quando non si rese conto della stupidità della scelta di una soft. In Thailandia lo si è visto solo sul gradino più alto del podio. In Malesia Pecco sembra essere favorito ma l’ultimo appuntamento si svolgerà in terra spagnola. E la dice lunga sullo stato d’animo di Martin il fatto che l’alfiere del team Pramac firmerebbe la proposta di Bagnaia di arrivare a Valencia a pari punti.
Ma otto è un numero magico.
Forse non tutti sanno che la palla 8, nella carambola americana, è quella che decide la partita. Se la si butta in buca come ultima palla si vince, se invece cade in buca per prima, si perde tutto. Viene chiamata la “palla del destino” e simboleggia quelli che non mollano mai, e nello slang rappresenta l’ultimo uomo rimasto in piedi.
Incrociamo le dita allora e godiamoci lo spettacolo.


