(Alberto Sigona) – L’Inter di C. Chivu e di bomber Lautaro è stata la protagonista indiscussa della Serie A 2025-’26, il cui dominio rimarrà impresso nella storia.
Ma di questo Campionato rimarrà inciso su pietra anche il ricordo del miracoloso Como di C. Fabregas…
Il corposo libro del Campionato appena catalogato tra gli archivi del calcio italiano avrà come copertina, con tanto di sovraccoperta, il 21° Scudetto conseguito dall’Inter. Avente come prefazione la sapiente mano del neofita della panchina C. Chivu (primo trainer rumeno a fregiarsi del Titolo di Campione d’Italia), la Beneamata ha ottenuto il Tricolore al termine della stesura di un dominio magistrale, vergando i capitoli eccellenti di un romanzo avvincente e dall’alto valore letterario. Dopo un avvio di stagione ondivago e dalle sfumature leggermente enigmatiche, in cui si faticava a scorgerne le reali sembianze, i nerazzurri hanno svelato sé stessi ed il loro vero potenziale, permettendo a tutti la lettura dei propri propositi eminenti. Così si è posta in essere una supremazia debordante che ha appiedato letteralmente prima e matematicamente poi la concorrenza, confinandola progressivamente nelle retrovie degli intenti più ambiti. La squadra del neo Presidente Beppe Marotta, dopo un quinquennio vissuto sulla cresta dell’onda, anche quest’anno partiva coi gradi di favorita per ascendere al trono, ma stavolta, contrariamente al 2024-’25, quando il meraviglioso congegno approntato da Simone Inzaghi s’inceppò proprio sul più bello, non ha tradito le notevoli aspettative che vi si riponevano. Così, facendo leva su di un tasso tecnico nettamente superiore alle rivali e su di una intelaiatura ben collaudata, affidandosi alla sapiente guida dell’allenatore nativo di Reșița, il Biscione dopo una breve fase di rodaggio necessaria a rimettere in sesto un gruppo ancora scosso dal tetro finale della scorsa stagione (culminata con l’indecoroso 5-0 subito dal PSG in Finale di Champions League), ha conquistato in surplace uno Scudetto cercato, voluto e preteso sin dal principio, spadroneggiando sulle compagne di ventura, apparse tutte inadeguate a reggerne il confronto nel lungo periodo.
IL REFLUSSO DEL NAPOLI
Ad iniziare dal Napoli, che dopo l’exploit sensazionale della scorsa annata s’è affrettato a riconvertirsi a più miti ambizioni, ricollocandosi decisamente in posti più in linea col proprio passato e più consoni alla propria tradizione e… al contesto geografico (non dimentichiamoci, infatti, che non è per niente facile imporsi in A per una città del Sud Italia: solo il team partenopeo v’è riuscito…). Francamente pretendere di ripetersi a quei livelli aulici sarebbe stato ingeneroso e poco realistico, perciò il 2° posto agguantato dal team partenopeo merita di essere accolto con tutti gli onori, anche perchè ottenuto al termine di una stagione resa molto complicata da una miriade di infortuni che hanno falcidiato la rosa e che raramente hanno permesso ad Antonio Conte di poter disporre del miglior Napoli possibile. A proposito di Conte, il suo precoce addio, oltre a confermare la scarsa propensione del tecnico pugliese a rimanere a lungo in una società, rischia di nuocere non poco ad una squadra che da troppo tempo fatica a trovare una certa continuità progettuale, con allenatori che si avvicendano con esagerata disinvoltura e con una costanza sconcertante, per un fattore che di certo non giova ad un club che punta regolarmente il telescopio dei propri aneliti su costellazioni assai distanti dall’ordinario. Evidentemente per molti dottori del pallone l’aria del Golfo non risulta abbastanza gradevole…
IL PRODIGIOSO COMO
Dicevamo dell’Inter e di come abbia strameritato di vincere il Campionato, guadagnandosi la cover del romanzo della Serie A che si appresta ad essere sistemato tra gli scaffali della storia del calcio nostrano. Ebbene, la contro-copertina del torneo spetta di diritto al Como di C. Fabregas. L’ex centrocampista spagnolo ha realizzato uno di quei capolavori destinati ad entrare nell’immaginario collettivo ed a rimanervi per un tempo tutt’altro che esiguo, diffondendo i suoi effluvi ben oltre i limiti posti dalla consuetudine. Traghettando i lariani addirittura in Champions League, il tecnico di Arenys de Mar ha centrato un traguardo che ha del prodigioso, e che sino a qualche anno fa sarebbe albergato solamente nella fervida fantasia di qualche infante o di alcuni visionari non particolarmente inclini a concedere asilo alla ragione. Così quello che sino a poco tempo fa sarebbe dovuto essere riconducibile all’utopia oggi è invece diventato straordinariamente vero. Non ci sono trucchi, non ci sono illusionismi, nessun imbroglio, nessun inganno. Il Como è riuscito veramente a spingersi oltre il lecito, spodestando la logica dalla dimora della razionalità. Per una di quelle esplosive metamorfosi che annienta ogni previsione e tramortisce ogni pregiudizio, facendosi beffe di ogni congettura. E che in Serie A non si ammirava dai tempi della trasfigurazione compiuta anni fa dall’Atalanta di G. Gasperini, ultima provinciale riuscita a violare i precetti della realtà.
IL RITORNO IN AUGE DELLA ROMA
Se per il Como la Champions rappresenterà un debutto assoluto ed… assolutamente imprevisto, per la Roma si tratterà invece di un gradito e preventivabile ritorno dopo 7 anni di assenza dal grande proscenio internazionale. Trascinata da quel mago di Gasperini (reduce dalla felice ed irripetibile epopea proprio con la succitata Atalanta), dopo un lungo periodo in cui sembrava che avesse esiliato le mire auree, la Lupa ha finalmente rimpatriato nella capitale i tempi d’oro che parevano essersi arrestati al check-in delle speranze, restituendo il passaporto ai vecchi propositi opulenti di cui si stavano per smarrire persino i bagagli di ricordi. Ma il ritorno nella massima Europa costituisce per la Roma non tanto un approdo ma un punto di partenza finalizzato al conseguimento di ben altri traguardi che da quelle parti non tutti ancora menzionano ma che l’intera tifoseria in cuor suo desidera dal giorno in cui l’ex mister della Dea è stato accolto dalla Città Eterna. Ed a proposito di Dea, anche quest’anno l’Atalanta, ora guidata da R. Palladino, si è guadagnata il pass per le coppe europee, garantendosi un posto nella prossima Conference League, per una saga, quella bergamasca, che pare voler continuare in perpetuo. Tutto questo mentre le due big storiche Milan e Juventus si rivedono costrette per l’ennesima stagione a prolungare ulteriormente quella fase di transizione che sembra non finire mai, riponendo ancora una volta in baule i propri propositi di rinascita. Con l’auspicio che essi non si sgualciscano tra tante amarezze e non ammuffiscano tra troppe illusioni. Fra le squadre che sono uscite ridimensionate da un torneo in tono minore c’è anche la Fiorentina, alle prese con una drastica involuzione che non rende giustizia al blasone della società. Tuttavia allo sconforto per il misero 15° posto in classifica si sarà senz’altro sostituito un bel sospiro di sollievo per l’aver scongiurato una deplorevole retrocessione che ad un certo punto della stagione, vista la strada impervia ed accidentata che essa stava imboccando, pareva inevitabile, e che una grande città come Firenze non avrebbe certo meritato.
Chiudiamo rivolgendo un plauso scrosciante e sincero all’argentino dell’Inter Campione d’Italia Lautaro Martinez, tornato a vestire le vesti regali del Capocannoniere. Nonostante i “soli” 17 gol, rappresentanti il bottino più basso mai raggiunto per il 1° goleador classificato tra i tornei a 20 squadre, il bomber sudamericano si è imposto sulla concorrenza, precedendo tra gli altri il greco T. Douvikas, tra gli artefici del miracolo Como; l’olandese della Roma D. Malen, 14 gol su appena 18 partite, vera rivelazione tra i più munifici marcatori della massima divisione nonché tra i principali responsabili della rinascita giallorossa (è proprio il caso di dire… di Malen in meglio); e il proprio partner d’attacco M. Thuram, con cui ha composto il duo offensivo più prolifico del campionato, contribuendo tantissimo al Titolo nerazzurro.


