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Caso Arbitri, il graffio di Moratti: “Altro che Calciopoli, questa è una bazzecola”


L’ex presidente dell’Inter tra pragmatismo e nostalgia: “Mai chiesto favori, avevo fin troppo rispetto (e timore) del sistema”.

In un calcio italiano che torna a tremare sotto i colpi delle indagini — con il designatore Gianluca Rocchi finito nell’occhio del ciclone — la voce di Massimo Moratti arriva come un secchio d’acqua gelata sui bollenti spiriti del complottismo. Per l’ex patron nerazzurro, testimone oculare dei giorni più bui della storia sportiva nazionale, il paragone con il passato non regge: quella attuale, per lui, è solo una “piccola guerra” interna alla classe arbitrale.

Il “timore” della Juve e la distanza dai fischietti

Intervistato da NapoliNetwork, Moratti ha aperto lo scrigno dei ricordi, rivendicando uno stile di presidenza d’altri tempi, fatto di distanze siderali dai direttori di gara:

  • Nessuna pressione: “Segnalare profili graditi? Un concetto che non mi apparteneva”.
  • Il timore reverenziale: L’ex numero uno di via Durini ammette, con la consueta sincerità, di aver sempre guardato agli arbitri con un misto di rispetto e paura. Il motivo? La consapevolezza che una decisione potesse cambiare il destino di una stagione, specialmente — sottolinea con un pizzico di malizia — “considerando di avere la Juventus dall’altra parte”.

La ricetta anti-sospetto: il sorteggio integrale

Per Moratti, la soluzione al caos attuale è una sola: tagliare ogni possibile legame, anche solo immaginario, tra club e designatori.

Un ritorno al passato (il sorteggio fu in vigore negli anni ’80) che, secondo Moratti, servirebbe a proteggere la regolarità di un campionato che oggi, nonostante tutto, ritiene “equilibrato”.

“Errori sì, complotti no”

Moratti assolve l’attuale gestione del campo, definendo gli errori arbitrali come “fatti che accadono sempre” e non come parte di un disegno criminoso. L’Inter, secondo la sua analisi, non ha ricevuto regali né quando ha alzato trofei, né quando ha dovuto incassare sconfitte amare.

Il punto: Mentre l’AIA affronta l’ennesima crisi d’identità, Moratti prova a derubricare il terremoto a una “bega professionale” tra arbitri. Per lui, la vera Calciopoli era un’altra cosa; questa è solo una sgradevole scossa di assestamento in un sistema che ha ancora bisogno di trovarsi uno scudo — come il sorteggio — per dormire sonni tranquilli.

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