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Il presente ed il futuro di Massimiliano Allegri. Intervista VIBES a Sandro Sabatini

Il presente ed il futuro di Massimiliano Allegri. Intervista VIBES a Sandro Sabatini

“Secondo me resta, anche se non sono accreditato per rispondere con certezza. Credo che Massimiliano Allegri abbia l’ambizione di riportare il Milan nell’habitat naturale in cui lo aveva lasciato anni fa, che è quello della Champions League. Chiaro che per fare bella figura in Champions League, competizione che sicuramente non competi dall’oggi col domani per vincere, Allegri si aspetti da parte della società un mercato intelligente, senza sperperare soldi, ma con giocatori importanti.

Se ci sarà questa sintonia, come mi auguro per i tifosi del Milan, Allegri resterà sicuramente alla guida dei rossoneri, se invece ci sarà un calciomercato impostato si altri principi, con giovani di prospettiva ed una strategia a lungo termine, credo che a quel punto Allegri di aspetterà da parte della società una dichiarazione di intenti lampante, chiara ed evidente, della serie che non sarebbe più il Milan che punta a vincere in Italia e fare grande figura in Europa ma un Milan che punta al trading ed alla monetizzazione dei giovani, allora a quel punto lo dici togliendo però all’allenatore Max Allegri ogni tipo di esigenza prestabilita, poi a lì toccherebbe a lui accettare o rifiutare. Sicuramente quello non sarebbe uno scenario in grado di esaltarlo”.

Cosa si aspetta Allegri dal calciomercato?

“Si aspetta quello che si aspetta anche Spalletti alla Juventus: lui ha chiesto ai bianconeri per esempio un portiere, un difensore centrale bravo nell’impostazione, un centrocampista alla Goretzka e un attaccante alla Lewandowski o Vlahovic. Al Milan puoi risparmiare un portiere in questo elenco, ma gli altri tre corrispondono ai profili di cui necessita Massimiliano Allegri per rinforzare la sua attuale rosa: chiaro che la mia conoscenza di calcio internazionale è ridotta, ma chiedo che le richieste di Max per colmare il gap in avanti, saranno le stesse di Spalletti per fare la stessa cosa, questo è chiaro”.

Perché tutte queste critiche ad Allegri nonostante il secondo posto?

“Io non so perché si continui a criticare, so solo che si tratta di uno sport abbastanza facile, secondo me c’è alla base una poca conoscenza e una poca serenità, poca coerenza e poco metodo, perché fare un post, una dichiarazione o un videino come quelli che faccio io su Allegri, grazie all’argomento prevedibile e dispettoso, ti dà una sicurezza di condivisioni e like che invece una dichiarazione ragionevole sul rendimento della squadra o un’analisi sul valore dei calciatori non ti dà, quindi dire Allegri out, che è diventato un brand di moda, porta un brand effimero e una distorsione della realtà che tutti seguono.

Invece analizzare come questa società abbiamo chiuso un calciomercato a +50/60 milioni di euro e abbia migliorato di quindici punti e sei posizioni il rendimento

rispetto all’anno scorso, è un ragionamento che non tutti non possono fare: qualcuno non ci arriva per competenza, quindi incompetenza, mentre altri non ci riescono perché sono in malafede, altrimenti c’è una terza opzione, che non mi permetto di elencare, che va oltre a incompetenza e malafede, che sto cercando di comprendere e studiare, perché francamente non la capisco”.

Calciomercato: bastano “quattro Rabiot” per puntare allo Scudetto?

“La mia sensazione è che i tifosi del Milan dovrebbero fare il tifo per Allegri, perché richieste così uniscono l’intento dei tifosi e quello dell’allenatore. Quindi, al di là di qualche espressione social francamente discutibile, penso che i tifosi dovrebbero prendere Massimiliano Allegri ed idolatrarlo almeno fino al 31 agosto, la fine del calciomercato, e poi magari saranno liberi di contestarlo e mandarlo via, ma prendere certi calciatori al Milan è garanzia di un mercato di alto profilo.

Poi, non so se bastano per competere, perché lo Scudetto lo vince una squadra sola e vincere significa anche che gli altri, pur con le stesse intenzioni, non hanno fatto ugualmente bene. Credo che colmare la distanza con l’Inter sia complicato per Milan e Juventus, ma penso che i rossoneri partano da una base più importante ed abbiano sicuramente maggiori possibilità. Il piazzamento in Champions League fa contento il commercialista e non il tifoso, allo stadio si deve andare con le bandiere e non con il cedolino e il 730, quindi parliamo di una considerazione in tal caso

economico-finanziaria ma non sportiva”.

Cosa manca al Milan per essere “allegriano”?

“Manca il giusto mix tra due o tre giocatori di grande esperienza e spessore internazionale e la pazienza di aspettare i giovani nella crescita: a questo Milan manca un altro Rabiot con la pazienza che può arrivare anche un altro Bartesaghi. Credo che il percorso di Allegri sarebbe molto interessante da valutare, senza avvilire tutta la discussione sul gioco, ma semplicemente concentrandosi sulla crescita di quei calciatori che avevano meno aspettative ad inizio stagione: Gabbia è diventato un pilastro, Bartesaghi è esploso, Pavlovic nono ha nulla da invidiare a Bastoni e così via.

Rabiot ha dimostrato di essere diventato calciatore di spessore internazionale. Modric non lo cito perché è troppo facile e le cose facili non mi garbano Credo che il Milan necessiti di inserire tre giocatori forti ed esperti e tre da far crescere e con la consapevolezza che per crescere non si può aspettare la seconda giornata, ma dare tempo al tempo. Bartesaghi le prime cinque o sei partite resta a guardare e poi entra e nessuno gli toglie più il posto se non Estupinan nel derby, quindi i giocatori crescono con Allegri e tutti gli allenatori bravi. Chiaro che, per maturare, abbiano bisogno di gente esperta e di spessore al loro fianco, in campo, in grado di prendere per mano la squadra”.

Il pensiero di Sandro Sabatini su Rafael Leao: “Merita un’altra chance”

“Rafael Leao ha qualità per essere un calciatore protagonista del Milan: quest’anno ha avuto tanti contrattempi, soprattutto fisici, quindi io penso che come quando segnava senza giocare benissimo si dicevano tante cose in suo favore, ora si esagera contro Leao. Vero che non sta facendo benissimo in questo momento e non sta rispettando le aspettative, ma facendo un ragionamento basico sul numro 10 della formazione rossonera vi dico che qualche tempo fa, almeno fino un paio di anni fa almeno, buttava la palla avanti e correva, non lo prendeva nessuno e arrivava in porta a calciare con estrema facilità, a fare gol o fare degli assist, mentre quest’anno, forse per problemi fisici, indipendentemente dal ruolo in cui viene impiegato, allunga la palla e il difensore lo riprende con relativa facilità.

Questo non accade perché ha perso qualità tecniche, ma perché ha perso qualcosa dal punto di vista fisico e anche dell’autostima, quindi devo dirti che, sfidando l’opinione fisica, il Milan dovrebbe dare un’altra opportunità al calciatore. Non sono un dirigente del Milan, non sono certamente Furlani e non intendo sostituirmi a lui, ma se devi venderlo a circa 50 milioni, stesso prezzo di Bastoni che ha fatto l’Inter in vista della sua cessione imminente, io sfidando l’opinione comune, dico che Leao non può valere meno o quanto Bastoni, che è anche lui un classe 1999″.

Milan miglior difesa del campionato

“Qualcosa è cambiato ovviamente nel Milan anche in difesa, poi io penso che per quel reparto ci sia un concetto su cui si debba riflettere senza preconcetti e sena bandiere, che sia in estate, primavera o inverno: il rendimento della difesa del Milan è di una quindicina di gol in meno subiti rispetto all’anno scorso, ma i difensori sono gli stessi, Tomori, Gabbia, Pavlovic e Maignan. Anzi, a dirla tutta Thiaw è stato venduto a oltre 40 milioni ed è arrivato De Winter a una ventina, non sono arrivati Nesta o Thiago Silva al Milan. Quindi, con questo, non sto facendo il discorso Theo Hernandez-Bartesaghi, non voglio approfittarmene, contiamo pure Davide come un esterno di centrocampo e fuori da questa analisi, ma le disamine dovrebbero sempre basarsi sui numeri e non su altri discorsi quando si valuta il rendimento di questa squadra in questa stagione. Quattro difensori che a distanza di una stagione prendono quindici gol in meno.

Matteo Gabbia è ormai diventato un pilastro, Bartesaghi è esploso, Pavlovic non ha nulla da invidiare a Bastoni. Bartesaghi, per le prime cinque o sei partite è rimasto a guardare e poi, dopo essere entrato in campo contro la Juventus, nessuno gli ha più tolto il posto da titolare, se non Estupinan, più esperto ed impiegato nel derby. Questi calciatori crescono con Max Allegri e tutti gli allenatori bravi, poi è vero che, per maturare, hanno bisogno di gente esperta e di spessore in campo, individualità in grado di prendere per mano la squadra”.

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