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Alla fine ci siamo arrivati. Il prossimo week end di Valencia celebra la sfida finale tra i nostri due magnifici alfieri. Bagnaia il campione in carica sulla fascinosa factory rossa e Martin lo sfidante in sella alla splendida Pramac. Da una parte tanta lucida freddezza e un bottino di 21 punti di distacco, dall’altra una vibrante aggressività e tutto il calore del pubblico. Sarà spettacolo. Ne siamo certi.
O almeno, lo speriamo. Perché da un po’ di tempo c’è nell’aria qualcosa che non va. In un paddock troppo preso dalla questioni di mercato, si aggira un problema non troppo approfondito, quello delle gomme generosamente offerte dal fornitore unico.
Per tutto l’anno abbiamo dovuto sentire la reprimenda sul rispetto di una pressione minima. La nuova regola con tanto di sanzioni, introdotta in estate dal GP di Silverstone, si era resa necessaria perché quegli irresponsabili dei piloti tendevano a sgonfiare la gomma anteriore al di sotto dei valori consigliati dal gommista, per avere più aderenza in ingresso curva. Da veri incoscienti quali sono, o forse annoiati per la troppa elettronica delle loro moto, avevano pensato di aggiungere un po’ di thrilling alle loro prestazioni avvilite dall’elettronica e dall’aerodinamica. Del resto se sorpassare in frenata era diventato impossibile, un anteriore floscio avrebbe potuto garantire entrate suicide quanto remunerative in termini di posizioni.
Certo, detto così sembra un po’ da schizzati di mente. Però è pur sempre del motociclismo che stiamo parlando. Di pazzi bastardi che volano sul rettilineo solo per prendersi a sportellate nella curva seguente. Del resto, a noi, il loro sporco gioco piace troppo e noi li amiamo anche per questo.
In caso contrario avremmo dovuto strappare la licenza a Jaume Masia che ad ogni sorpasso buttava fuori traiettoria Ayumu Sasaki. Ed invece ne celebriamo la vittoria del campionato di Moto3.
I nostri eroi lo sanno e vogliono farci felici. Ad ogni anno che passa, in questa eterna ricerca del limite su due ruote a rischio della vita, loro vanno un po’ più veloci e noi li amiamo un po’ di più. Sempre.
Per tutto il resto c’è il gioco del calcio.
Solo che a lungo andare la cosa poteva diventare veramente pericolosa. La carcassa dell’anteriore costretta a troppe flessioni e torsioni avrebbe potuto cedere di botto e allora amen. Meglio troncare il giochino sul nascere.
Non che gli organizzatori si siano veramente preoccupati della sorte dei piloti. Se lo fossero stati veramente non avrebbero mai introdotto la Sprint, che è come aver organizzato una gara di tiro per un gruppo di amanti della roulette russa.
Poiché però non c’è nulla di detestabile per un costruttore, quale esso sia, che vedere associato il nome di un suo prodotto ad una catastrofe, ecco quindi norma e sanzioni. E chi se ne frega se poi quelli che stanno davanti e che hanno meno bisogno di sorpassare, prendono maggiore aria fresca e conservano meglio l’anteriore, mentre quelli dietro impazziscono perché sorpassare è praticamente impossibile.
Tanto ora il problema è diventato il posteriore. E questo è diventato un problema veramente ingombrante che rischia di pesare non poco sull’esito del mondiale. A Losail sabato Bagnaia girava tre, quattro decimi in meno. Domenica, invece, Martin praticamente pattinava sul ghiaccio. Due gare senza contesa per un problema tecnico incomprensibile, visto che le gomme dovrebbero essere tutte uguali.
Una vergogna che frustra il talento di due campioni e la nostra voglia di spettacolo. Una cosa del tutto inammissibile in un campionato poi che, grazie al dominio Ducati, ha garantito duelli altamente spettacolari e una tensione sportiva infinita.
A Losail, comunque, ha trionfato Fabio Di Giannantonio con la Ducati del team Gresini. Con un secondo nella sprint e una vittoria nel moto Gp, il pilota romano urla in faccia a tutti la sua gioia e la sua rabbia in un paddock che sembra volerlo lasciare a piedi nella indifferenza più o meno generale.
Il successo certifica, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la crescita del pilota e sembra incredibile che debba subire questa paradossale ingiustizia sportiva.
Il successo però toglie anche 5 punti a Bagnaia, che per poco non parcheggiava la moto direttamente in hotel, pur di sorpassarlo in fondo al rettilineo dei box. E questo accende dolorosi ricordi.
Ovvero Toni Elias che batte per 2 millesimi di secondo Valentino Rossi all’Estoril nel 2006. Nella gara in cui Dani Pedrosa buttava giù il compagno di squadra Nicky Hayden, Valentino veniva beffato dallo spagnolo che conquistava l’unico successo della sua carriera in Motogp. Era il penultimo appuntamento e per quei cinque punti il nostro perse il mondiale che sarebbe andato all’indimenticato Kentucky Kid.
Ora una cosa deve essere chiara. Chi scrive tifa per il binomio italiano ed è sempre convinto che Bagnaia sia più forte del suo rivale, ma sarà pronto a levarsi tanto di cappello se il Martinetor dovesse celebrare il suo trionfo.
In ogni caso, ciascuno corre per sé e san Brembo frena per tutti. Diggia voleva disperatamente e meritava assolutamente questa vittoria. Però sentire Martin alla vigilia di Losail lamentarsi di non avere alleati fa un po’ sorridere.
Soprattutto se poi ascoltiamo le parole di Marquez che candidamente ammette di aver corso tutta la gara dietro a Martin senza volerlo sorpassare. Certo all’ultimo giro Marquez sembrava un po’ troppo vicino, magari pure tentato e Zarco, nel dubbio, gli ha gentilmente poggiato la moto sulla coscia. Une bagatelle, nulla di più, tanto per ricordargli di non disturbare il collega in lotta per il mondiale.
Ma tant’è, Martin probabilmente non ne sapeva nulla e il francese che corre ancora per Pramac voleva solo dimostrare così la sua riconoscenza contrattuale. Marquez, invece, dovrebbe correre sempre solo per se stesso, ma spesso sembra farlo contro gli italiani.
Magari non lo fa neppure apposta. Forse gli viene solo spontaneo.
Infatti, la domanda sorge lecita: quando durante le prove Marquez si incolla a Bagnaia, lo fa in quanto non si accorge di stare a succhiare la scia del ducatista sbagliato, quello che al venerdì è poco più veloce di me in sella alla mia custom quando esco dall’ufficio e mi precipito al bar, oppure perché sa benissimo di infastidire l’avversario del suo caro conterraneo?!?
A Valencia l’ardua risposta, ma il fantasma di Sepang 2015 aleggia ancora nell’aria.

