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ESCLUSIVA MV Giovanni Galli: “Derby? Spero non lo decida il VAR. Maignan come Albertosi, ecco perché”
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ESCLUSIVA MV Giovanni Galli: “Derby? Spero non lo decida il VAR. Maignan come Albertosi, ecco perché”

(Niccolò Enrile MilanVibes) – )    Maignan in azione durante il riscaldamento di Milan Roma

L’ex portiere rossonero analizza Milan-Inter: dalla difesa rossonera al peso dell’assenza di Gabbia, fino al ruolo che potrebbe avere il VAR in una partita così delicata.

Giovanni Galli è stato uno dei portieri più affidabili della sua generazione. Formatosi alla Fiorentina, dove ha militato per nove stagioni dal 1977 al 1986, è approdato al Milan in uno dei periodi più fecondi della storia del club. Una carriera che lo rende testimone privilegiato di cosa significhi vincere ai massimi livelli. Alla vigilia del derby di domenica tra Milan e Inter, l’ex numero 1 analizza la sfida con l’occhio di chi quella maglia l’ha indossata nei momenti che contano.

    L’ex portiere rossonero analizza Milan-Inter: dalla difesa rossonera al peso dell’assenza di Gabbia, fino al ruolo che potrebbe avere il VAR in una partita così delicata.

        Se dovessi spiegare il derby di Milano con una parola, quale useresti?

        Qual è il derby più bello che ricordi col Milan?

        Come vedi il Milan che arriva a questo derby con dieci punti di distanza in classifica? Può giocare più libero mentalmente oppure rischia di essere già fuori dalla corsa?

        Venendo un po’ più al campo, quali saranno secondo te le armi decisive di questa gara, da una parte e dall’altra?

        Uno dei leader ritrovati del Milan è Maignan. Come lo hai visto quest’anno?

Se dovessi spiegare il derby di Milano con una parola, quale useresti?

“Il derby dei signori.

Milano è una città elegante. Per questo lo definirei il derby del salotto”.

Qual è il derby più bello che ricordi col Milan?

“Quello che ci portò allo Scudetto dell’88, il 2-0. Loro non superarono neanche la metà campo”

Come vedi il Milan che arriva a questo derby con dieci punti di distanza in classifica? Può giocare più libero mentalmente oppure rischia di essere già fuori dalla corsa?

“Il problema del calcio di oggi è il senso di appartenenza.

Il senso di appartenenza nasce dagli anni che passi in una squadra, dal conoscere la storia del club e della città. Chi arriva dall’estero spesso fa più fatica a capire cosa significa davvero un derby. Il derby non è solo la partita di 90 minuti: è la storia della città, è la rivalità che esiste tra le due tifoserie. La classifica conta relativamente. Nel derby conta molto di più tutto quello che ti porti dietro”.

Venendo un po’ più al campo, quali saranno secondo te le armi decisive di questa gara, da una parte e dall’altra?

“L’Inter ormai è una squadra consolidata nel tempo. Ha cambiato qualche giocatore, ma diciamo che gli uomini guida sono un po’ gli stessi ormai da diversi anni. Il Milan invece ha subito una mezza rivoluzione: sono arrivati calciatori importanti, sono arrivati calciatori esperti, c’è qualche giovane. Per cui il Milan è in fase di costruzione, è il primo anno. È arrivato Allegri e ha cambiato decisamente strada e strategie per arrivare al risultato. Per cui già vedere il Milan lì credo che sia già un ottimo risultato. Certo, se dovesse riuscire anche a interrompere questa egemonia che negli anni ha avuto l’Inter nei derby sarebbe importante. L’Inter ne aveva vinti cinque o sei di fila. Però oggi il Milan è una realtà, è una squadra concreta. Forse è una squadra che riesce a vincere più facilmente con le grandi che con le piccole. Per cui i derby, secondo me, sono proprio il terreno dove il Milan, con il cinismo di Allegri, può giocare di ‘corto muso’.”

Uno dei leader ritrovati del Milan è Maignan. Come lo hai visto quest’anno?

“Maignan è uno dei portieri più forti del mondo. Non è che si stia scoprendo adesso. Però ci sono le stagioni. L’unica cosa che lo penalizza sono questi continui infortuni, che lo penalizzano anche all’interno della stagione stessa. Però quando sta bene fisicamente, quando c’è, ragazzi, è un portiere di spessore. Per cui non mi meraviglia quello che fa. Le grandi parate ormai ci ha abituato a vederle, parate incredibili. Piuttosto ci meravigliamo quando sbaglia, perché non siamo abituati a vederlo fare errori. Quando capita, diventano ancora più eclatanti. Non è soltanto una questione di prestazioni individuali. La stagione scorsa e quella prima non sono state stagioni semplici per questo Milan. C’era un po’ di confusione, diciamolo, e quella confusione finiva per destabilizzare anche i singoli. Quando invece una squadra ritrova dei punti di riferimento, diventa tutto più facile e più semplice anche per i calciatori”.

Per quanto riguarda Sommer, invece, le critiche che ha ricevuto sono state ingenerose?

o penso che quando guardi la storia di un giocatore devi considerare tutto il percorso. Può capitare che due partite non vadano bene, succede a tutti. Però basta vedere le squadre in cui ha giocato, i titoli che ha vinto, le presenze in nazionale e nei grandi tornei. È un giocatore importante, è un valore aggiunto. Se devo scegliere, però, scelgo Maignan”.

Ma se guardiamo quello che c’è davanti a Maignan: quest’anno con Allegri il Milan si è sistemato con la difesa a tre e con un centrocampo molto più folto e di livello. È solo il sistema o è l’allenatore che sta facendo la differenza?

L’allenatore è quello che da un indirizzo alla squadra e sta facendo ovviamente la differenza. Tutta la squadra difende e si muove bene, a volte Bartesaghi e Pavlovic li trovi nell’area avversaria, non è più il calcio di una volta coi reparti. Allegri e il suo staff, che è di primordine, nonostante mantenga principi difensivisti ora trova la partecipazione di tutti a fare gol, i numeri parlano chiaro”.

Dall’altra parte però c’è un’Inter che ha segnato molto più del Milan, anche grazie agli esterni offensivi. Dimarco, per esempio, è in una forma smagliante. Secondo te una spinta così offensiva, soprattutto sugli esterni, può in qualche modo favorire anche la costruzione del Milan e magari permettere di sfruttare qualche loro incertezza?

“Guarda, negli ultimi anni, dove l’Inter ha dominato i derby, la differenza l’hanno fatta proprio gli esterni. Quando c’era Inzaghi, c’era Hakimi da una parte, Dimarco dall’altra, oppure Pavard, Carlos Augusto, Darmian, insomma, loro ci hanno sempre fatto male e i rossoneri non riuscivano a porre rimedio. Allegri è uno stratega, sa come fare, è uno che le partite le studia e ha una grande capacità di lettura durante la partita, fa sempre sostituzioni mirate, non cambia tanto per cambiare. Contro un debuttante, di grande livello, come Chivu, ha il vantaggio di un’esperienza maggiore. Credo che sarà una partita tattica”.

Senza Gabbia il Milan perde qualcosa in impostazione dal basso?

“Sì, mi dispiace perché è uno che ha fatto grandi progressi. Tre anni fa, con la palla ai piedi aveva paura, la prima cosa che faceva era un passaggio a un compagno vicino, dopo quando prendi fiducia, logicamente, trovi sempre qualcosa di nuovo. Mi dispiace che non ci sia All’inizio sembrava quasi avesse paura della palla, poi ha acquisito fiducia nei propri mezzi. Quando un giocatore sente la fiducia intorno trova nuove soluzioni e cresce. Mi dispiace che non ci sia, perché è uno che alla fine dà equilibrio. E poi è uno che sa cos’è il derby: è milanese, milanista”.

Con la sua assenza si può sfruttare di più Maignan con i piedi nella costruzione?

“Maignan è bravissimo anche con i piedi, perché a volte fa partire il contropiede, con il lancio lungo va a cercare gli attaccanti e certe azioni sono nate anche così. Però è logico che quando sorprendi l’avversario in qualche partita, poi l’avversario prende le contromisure e presta attenzione anche a queste cose. A me interessa di più il Maignan che vince le partite. Quando mi dicono: “Il portiere oggi deve saper giocare con i piedi”, io dico sì, ma il portiere deve prima di tutto parare.

Per me Maignan è stato determinante per le parate che ha fatto e per la grande personalità che ha in campo. Quando il Milan attacca, Maignan lo vedi sempre: è presente, guida la squadra. Ci sono portieri che anche quando la squadra difende quasi non li noti, perché non hanno quella personalità. Maignan da questo punto di vista è un po’ un erede di Albertosi, un portiere che io amavo molto proprio per la grande personalità che aveva in campo. Il portiere deve essere così: deve farsi sentire, deve dare sicurezza, deve trasmettere certezze alla squadra. Per cui credo che la difesa del Milan oggi sia tornata forte proprio perché dietro ha un portiere come Maignan che para e dà sicurezza, non tanto perché gioca bene con i piedi”.

Ho in mente un episodio visto allo stadio durante Milan-Parma. Su un calcio d’angolo non è potuto intervenire perché bloccato da alcuni avversari e si è aperta un po’ di polemica. Secondo te era effettivamente fallo sul portiere oppure no?

“Ma è fallo tutta la vita. Perché tu mi impedisci di intervenire. Si dice: “Sì, ma lui è posizionato lì”. Ma è posizionato lì apposta per non farmi raggiungere la palla, per non darmi la possibilità di intervenire. Poi è vero, non c’è scritto da nessuna parte. Però solitamente il portiere nell’area piccola dovrebbe essere tutelato maggiormente. È una regola non scritta, una regola non scritta che esiste da sempre. Però voglio dire: se poi una settimana dopo il Parma fa la stessa cosa contro il Cagliari in casa e viene fischiato il fallo immediatamente, significa che qualcuno prima ha sbagliato oppure ha sbagliato quello dopo”.

Secondo te il VAR sta funzionando come dovrebbe?

“Il VAR dovrebbe essere a supporto dell’arbitro. Era stato pensato per questo: per aiutare l’arbitro ed evitare errori gravi. Invece mi sembra che non stia facendo sempre il suo lavoro. A volte fa vedere delle cose che magari non avevamo visto, però non può essere che per una cosa interviene e per un’altra no. O c’è o non c’è. E se c’è deve esserci sempre. Deve esserci su un calcio d’angolo, deve esserci quando si può evitare un errore. Perché si cerca di rendere la partita più corretta possibile, senza errori. Se da VAR vedi che non è calcio d’angolo, devi dirlo all’arbitro: “Guarda che non è calcio d’angolo”. Allora l’arbitro corregge la decisione. Altrimenti è inutile che ci sia il VAR. A quel punto torniamo indietro e accettiamo l’umanità dell’arbitro, con i suoi errori. Se è rigore è rigore, se è fuorigioco è fuorigioco. Come era prima”.

Per chiudere: chi decide il derby secondo te?

“Spero che non lo decida il VAR”.

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