La corsa alla guida della FIGC è ufficialmente partita. Saranno Giovanni Malagò e Giancarlo Abete a contendersi la presidenza della Federazione nelle elezioni fissate per il prossimo 22 giugno, quando il calcio italiano sarà chiamato a scegliere il proprio futuro istituzionale.
La Federcalcio ha confermato l’accettazione delle due candidature, presentate entro i termini previsti dal regolamento insieme ai rispettivi programmi elettorali. L’assemblea si terrà al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel di Roma, con prima convocazione alle 8.30 e seconda alle 11.
A sostenere Malagò è la Lega Serie A, mentre Abete può contare sull’appoggio della Lega Nazionale Dilettanti. Fuori dalla corsa, invece, Renato Miele: la sua candidatura non è stata ammessa per la mancanza del numero minimo di delegati necessario per la validazione.
Le elezioni non riguarderanno soltanto il presidente federale. La FIGC ha infatti ufficializzato anche le candidature per il Consiglio Federale, con diversi nomi di spicco del panorama calcistico italiano. Tra questi spiccano Giorgio Chiellini, Giuseppe Marotta e Sara Gama, figure simboliche rispettivamente del calcio dirigenziale, professionistico e femminile.
Nel programma presentato da Giovanni Malagò emerge una visione orientata alla crescita internazionale del calcio italiano. L’attuale presidente del CONI punta su una Serie A più moderna e competitiva, capace di trainare tutto il movimento attraverso investimenti nei vivai, nello sviluppo del calcio femminile, nell’ammodernamento degli stadi e nella sostenibilità economica dei club.
Grande attenzione anche al tema dei diritti televisivi e alla lotta contro la pirateria, considerati elementi fondamentali per aumentare il valore del prodotto calcio italiano all’estero. Secondo Malagò, la Federazione dovrà accompagnare la crescita della Serie A senza interferire nell’autonomia della Lega, ma garantendo equilibrio e sviluppo all’intero sistema.
Di tono diverso il programma di Giancarlo Abete, che concentra l’attenzione sulle criticità emerse negli ultimi anni nel calcio italiano. L’ex presidente federale ha messo nel mirino soprattutto il progetto delle seconde squadre, nato nel 2018 ma, a suo giudizio, mai realmente sviluppato con una programmazione chiara e condivisa.
Abete sottolinea come il sistema abbia generato più vantaggi per pochi club che benefici concreti per l’intero movimento, evidenziando le difficoltà vissute da Serie B, Serie C e Serie D. Nel suo progetto torna centrale il concetto di equilibrio tra le diverse componenti del calcio italiano e la necessità di costruire strategie comuni più sostenibili nel lungo periodo.
Il voto del 22 giugno rappresenterà quindi molto più di una semplice elezione federale: sarà un confronto tra due idee differenti di calcio italiano, tra modernizzazione e tutela degli equilibri interni del sistema.

