I nerazzurri superano l’Hapoel al termine di una gara complicata. Primo tempo in salita, poi la svolta nella ripresa: il passaggio del turno apre nuove prospettive alla squadra di Sarri.
Non è stata una passeggiata. Anzi, è stata una di quelle partite che si vincono con la pazienza, il sacrificio e anche con un pizzico di sofferenza. L’Atalanta ha dovuto aspettare, stringere i denti e convivere a lungo con lo spettro dei supplementari e dei calci di rigore. Alla fine, però, il risultato più importante è arrivato: qualificazione ottenuta.
Un traguardo che vale molto più del semplice passaggio del turno. La partecipazione a una competizione europea porta inevitabilmente benefici economici, ma per l’Atalanta c’è anche un’altra prospettiva. La Conference League può diventare un vero obiettivo stagionale. Le squadre italiane hanno già dimostrato di poter competere ad alti livelli in questa manifestazione. E quando il traguardo è alla portata, perché non provarci fino in fondo?
Avvio da brividi
Maurizio Sarri avrà sicuramente avuto parecchio da annotare nei primi minuti. L’Atalanta è entrata in campo con il passo sbagliato, lasciando troppo spazio all’Hapoel e mostrando una compattezza insufficiente tra i reparti.
Gli avversari hanno potuto giocare con relativa libertà nella trequarti nerazzurra, arrivando con troppa facilità negli ultimi trenta metri. La nuova impostazione difensiva a quattro, dopo anni di certezze costruite con la linea a tre, rappresenta certamente un cambiamento importante. Ma non può diventare una giustificazione per tutto.
La squadra di Sarri ha faticato a prendere campo e per buona parte del primo tempo è rimasta schiacciata nella propria metà campo. Le poche iniziative offensive sono arrivate soprattutto dalle giocate individuali, con Samardzic tra i più vivaci.
Il centrocampo, invece, non ha trovato il modo di governare la partita. Gaetano è rimasto troppo fuori dal gioco, mentre Ederson non è riuscito a garantire il solito contributo. Davanti, Krstovic ha avuto vita durissima, spesso abbandonato al proprio destino.
Le occasioni, infatti, sono state pochissime. Due conclusioni di testa, quelle di Ederson e Kossounou, senza però creare veri presupposti per cambiare l’inerzia della gara.
L’Hapoel cala, l’Atalanta prende coraggio
La ripresa ha portato un primo riequilibrio, ma non per un’improvvisa trasformazione della squadra nerazzurra. A fare la differenza è stato soprattutto il calo fisico dell’Hapoel.
Gli israeliani avevano speso tantissimo nei primi 45 minuti. La loro intensità ha creato problemi all’Atalanta, ma la qualità negli ultimi metri non è stata sufficiente per concretizzare la pressione.
Quando l’Hapoel riusciva a superare le linee nerazzurre, l’Atalanta cercava quasi sempre Krstovic. Il centravanti ha combattuto contro una difesa che lo ha costantemente raddoppiato, tentando di costruirsi occasioni praticamente da solo.
Serviva una giocata capace di spezzare l’equilibrio. Un episodio. Un uomo in grado di leggere la stanchezza degli avversari e trasformarla in un colpo decisivo.
La svolta e la risposta di Carnesecchi
La svolta è arrivata nella ripresa. Il gol del vantaggio ha cambiato immediatamente la partita e soprattutto ha restituito fiducia all’Atalanta.
I nerazzurri hanno iniziato a guadagnare metri, giocando con maggiore sicurezza e personalità. L’Hapoel ha accusato il colpo, ma dopo qualche minuto ha reagito e ha provato a rimettere pressione sulla squadra di Sarri.
È stato allora che Carnesecchi ha fatto il suo dovere. Il portiere ha risposto presente nelle situazioni più delicate, proteggendo il risultato e contribuendo alla qualificazione.
E un portiere così non è fortuna. È un patrimonio, una certezza, uno dei pezzi che compongono la forza di una squadra.
Adesso l’Atalanta ha davanti una nuova sfida. La Conference League non deve essere soltanto una competizione da disputare: può diventare un obiettivo vero. Servirà crescere, correggere gli errori e giocare con un’altra intensità rispetto a questa serata.
Ma il passaggio del turno è arrivato. E quando una squadra supera anche le serate più complicate, può iniziare a pensare in grande.
La Conference League è lì. L’Atalanta ha il diritto, e forse anche il dovere, di provarci fino alla fine.
TABELLINO HAPOEL TEL AVIV-ATALANTA
HAPOEL TEL AVIV-ATALANTA 0-1
Marcatori: 72′ Scamacca
HAPOEL TEL AVIV (4-2-3-1): Tzur ; Coco , Mayembo , Chico , Leidner ; Falcão (81′ Ferben ), Kraev (77′ Kancepolsky ); Owusu (66′ Turiel ), Altman (76′ Buskila ), Alkoukin ; Boateng (81′ Dappa). All. Barda.
ATALANTA (4-3-3): Carnesecchi ; Bellanova , Kossounou , Scalvini , Kolasinac (71′ Bernasconi ); Ederson, Gaetano, Samardzic (60′ Pasalic ); Zalewski (84′ Cassa), Krstovic (71′ Scamacca ), Raspadori (60′ De Ketelaere ). All. Sarri
Arbitro: Schlager (Ger)
Ammoniti: Falcao, Coco, Turiel, Chico

