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Iran al Mondiale, Infantino non arretra: “Il calcio unisce”. Ma scoppia il caso visti in Canada

Il n.1 della FIFA conferma la presenza di Teheran negli USA nonostante le tensioni. Intanto il Canada respinge i delegati iraniani: “Ex Pasdaran non ammessi”.

Mentre il mondo della politica discute di sanzioni e isolamento, il pallone di Gianni Infantino tira dritto per la sua strada. Dal 76esimo Congresso FIFA di Vancouver, il presidente della federazione internazionale ha blindato la partecipazione dell’Iran ai prossimi Mondiali del 2026, spegnendo sul nascere le speranze (forse mai concrete) di un ripescaggio dell’Italia.

Il muro di Vancouver: delegati respinti

Il paradosso si è consumato proprio a margine del congresso canadese. Se da un lato Infantino predicava l’unità, dall’altro le autorità di frontiera di Toronto mettevano in pratica la linea dura.

  • L’incidente: La delegazione iraniana, guidata dal presidente della federazione Mehdi Taj, non ha mai raggiunto Vancouver.
  • Il motivo: Taj è stato respinto all’ingresso nel Paese a causa dei suoi trascorsi come dirigente dei Pasdaran (le Guardie della Rivoluzione), organizzazione che il governo canadese classifica ufficialmente come terroristica.
  • La reazione: Teheran ha denunciato un “atteggiamento offensivo” della polizia di immigrazione, rifiutando persino il jet privato messo a disposizione dalla FIFA per tentare una mediazione diplomatica dell’ultimo minuto.

L’asse Infantino-Trump e il “via libera” americano

Nonostante il gelo tra Canada e Iran, il calendario del Mondiale (che si giocherà negli Stati Uniti per quanto riguarda il girone iraniano) sembra al sicuro. Il motivo principale è l’insolito asse tra il numero uno della FIFA e Donald Trump.

Interpellato sulle recenti dichiarazioni dell’inviato Zampolli — che avevano riacceso le brame dell’Italia — l’ex presidente statunitense ha scelto di seguire la linea di Zurigo:+

Analisi: Il pragmatismo batte la geopolitica?

La linea di Infantino è chiarissima: evitare che il Mondiale diventi un tribunale politico. Affermando che “il calcio deve unire”, la FIFA protegge l’integrità del torneo, ma deve fare i conti con governi — come quello canadese — che non sono disposti a fare sconti sui propri protocolli di sicurezza nazionale.

Il punto per l’Italia: Per gli Azzurri, la finestra del ripescaggio si chiude definitivamente. La diplomazia sportiva ha scelto il pragmatismo: l’Iran giocherà sul suolo americano, e lo farà con la benedizione del suo inquilino più influente.

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