«Accettare di allenare la Nazionale? Un errore madornale». Nel podcast One More Time, l’ex Ct ricorda la disfatta mondiale: «Il responsabile della politica italiana voleva un altro».
«Mentre andavo a firmare il contratto da Ct della Nazionale, mi chiamarono per fermarmi. Mi dissero: “Bloccati perché c’è stato un intervento della politica”, che pretendeva un altro allenatore». Sono passati quattro anni da quando l’Italia non si è qualificata ai Mondiali e da quando Gian Piero Ventura è stato, per qualche giorno, l’uomo più odiato d’Italia. Ma l’allenatore, al momento privo di incarico dopo l’addio alla Salernitana, non dimentica quello che è successo.
Conversando con Luca Casadei nella nuova puntata di One More Time (il podcast in cui personaggi famosi raccontano le loro cadute e le loro rinascite), Ventura ricorda la sua breve avventura in azzurro. «Allora ero al Torino, avevo ancora due anni di contratto, ma arrivò l’offerta della Nazionale». La chiamata la fa Marcello Lippi: «Mi disse: “Ho parlato adesso col presidente, sei il nuovo allenatore della Nazionale”. Ci pensai molto. Tutti mi consigliarono di accettare, sarebbe stata la ciliegina sulla torta per concludere la mia carriera. Tranne i miei collaboratori, che dicevano di pensarci bene».
Ventura accetta e sale «sul ponte principale della nave: un errore madornale». I primi dubbi che qualcosa non andava arrivano nei primi giorni. Ventura, nel podcast One More Time, parla oggi di interventi della politica, pur non facendo nomi (all’epoca al governo c’era Matteo Renzi). «Mentre andavo a firmare il contratto mi chiamarono per fermarmi. Quando il responsabile della politica italiana pretende un altro allenatore non si parte col piede giusto. Lì avrei già dovuto capire che non si andava in una comunione di idee. Ma accettai e partimmo».
«Il primo grande errore è stato quello di aver accettato e il secondo è quello di non essermi fermato», dopo la sconfitta con la Spagna e prima dello spareggio contro la Svezia. «C’era un clima ostile. I presupposti per perdere c’erano tutti. Per il bene dell’Italia avrei dovuto fermarmi prima». Lo stop forzato arriva dopo l’eliminazione dai Mondiali: «Trovavo ingiusto pagare dazio per tutti. In sala stampa, quella sera, ci sono andato solo io. Nessuno si è presentato. Non l’ho trovato corretto», racconta Ventura. «Nel calcio, come nello spettacolo e nella vita quando sei sulla cresta dell’onda hai tanti amici, quando sei fuori dal giro, spariscono tutti». Nel corso della puntata, Ventura ripercorre la sua carriera e gli incontri che l’hanno segnato. Primo, tra tutti, quello con il presidente del Torino, Urbano Cairo. «Uno dei primi giorni litigammo perché non condividevo quello che voleva fare. Lui disse “Fermiamoci”. Alle tre del mattino mi chiamò per dirmi che stava riflettendo. Ci rivedemmo a cena e mi disse: “Mi dia una mano a diventare un grande presidente”».
Il suo interlocutore, colui che ha dialogato con lui con genuina empatia, è Luca Casadei: in passato manager di noti personaggi televisivi, oggi CEO e Founder di WSC, fucina di talenti web-nativi. Il progetto di One More Time, da lui stesso ideato e prodotto, nasce proprio dai suoi trascorsi professionali quando, in 20 anni passati a rappresentare un ampio parterre di volti noti della TV, si è trovato in tante occasioni davanti ai volti sconfitti di coloro che hanno dovuto pagare un conto fin troppo salato per un successo il più delle volte rivelatosi effimero. Persone vere, spesso all’ombra ognuno del proprio personaggio, raccontano a Luca come all’apice della notorietà hanno dovuto affrontare discese ripide e pericolose, fino a toccare il fondo, e come poi siano riuscite a riemergere grazie all’energia presa da ben altri valori .
Disponibile su Spotify e su tutte le principali piattaforme. Ogni martedì dal 27 ottobre al 24 novembre verranno rilasciati due episodi.
Link: https://spoti.fi/3kCt52D
Alessandro Garavaglia
Adriano Ronconi

