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‘Futura Memoria’ di Massimiliano Castellani e Adam Smulevich

Venti lezioni per “difendere ad oltranza la Memoria” in un’epoca in cui “l’odio mina costantemente il valore del ricordo e della verità storica”

«La Memoria passa anche da una pista d’atletica, corre veloce su una bicicletta e, quando è forte e sospinta dalla Storia, taglia il traguardo per prima e poi sale su un podio. Da dove nessuno riuscirà più a farla scendere».

Dopo il successo del precedente libro ‘Un calcio al razzismo. Venti lezioni contro l’odio’, Massimiliano Castellani e Adam Smulevich tornano sul tema dello Sport e delle discriminazioni. Le vicende raccolte in questo secondo volume sono quelle – non meno belle e dense di emozioni – che nel precedente volume i due autori avevano lasciato “in panchina”. Vicende che, in un momento storico così delicato, tornano prepotentemente di attualità.

Scorrendo le pagine del libro, si fa la conoscenza con i pugili dell’ex ghetto di Roma: il Moretto, Pacifico di Consiglio, vittima delle deportazioni e il suo amico Lazzaro Anticoli, noto a tutti come Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno, che fu una delle vittime delle Fosse Ardeatine. Con lui si allenava Lelletto, Leone Efrati. Negli Stati Uniti, nel 1938, si batté contro Leo Rodak per il titolo mondiale dei pesi piuma, non riuscendo però a spuntarla. Rientrato a Roma, venne deportato ad Auschwitz dove, da “quasi campione del mondo” continuò a combattere contro tedeschi e kapò, senza però guadagnarsi la salvezza. Tra gli atleti dell’ex ghetto c’era anche Settimio Terracina, peso massimo, che riuscì a fuggire negli Stati Uniti e tornò a Roma da marine, dopo lo sbarco ad Anzio. Castellani e Smulevich raccontano anche la storia del pugile “zingaro” Johann Trollman.

Tra i grandi campioni, nelle pagine del libro compare anche Gino Bartali, che aiutò tante famiglie ebraiche, tra cui quella di Giorgio Goldenberg. Ed è grazie a lui che Bartali è stato proclamato “Giusto delle Nazioni”.

Un altro grande atleta, Manlio Gelsomini, è tra le vittime delle Fosse Ardeatine. Laurea in medicina, atleta capace di correre i 100 metri in 11 secondi netti, dopo l’8 settembre scelse la Resistenza. E questo gli costò la vita.

Gli autori ricostruiscono anche le gesta sportive di Vittorio Gassman, che prima di diventare il grande Mattatore, era un asso della pallacanestro, talento azzurro degli anni Quaranta. Il tutto, però, dissimulando la sua origine ebraica. Si celebra anche il talento del campione olimpico praghese, Emil Zàtopek, il primo atleta nella storia a scendere sotto il muro dei 29 minuti nei 10 chilometri, eroe delle Olimpiadi di Helsinki del 1952. Insieme alla moglie Dana, anche lei campionessa di lancio del giavellotto, si schierò a favore dei giovani che si opponevano all’Urss e che diedero vita alla Primavera di Praga. Un atto di coraggio che pagarono duramente.

Scorrendo le pagine del libro ci si imbatte in Shaul Ladany. Sopravvissuto al campo di concentramento di Bergen Belsen, dov’era stato deportato ad 8 anni, dopo la guerra si trasferì nello stato di Israele, si laureò in ingegneria e divenne un marciatore. Partecipò a due olimpiadi, tra cui quella di Monaco del 1972. Si salvò per miracolo dall’attacco dei terroristi palestinesi che uccisero diversi atleti israeliani. Nonostante l’esperienza traumatica, non ha mai smesso di marciare. In Italia ha partecipato alla Run for Mem per tenere viva la Memoria. Nel 2018 accanto a lui correva Gianni Morandi.

Non mancano anche le atlete. Potente è la storia di Marjan Seddiqi, ciclista afghana che ha sfidato il regime dei talebani pur di continuare a correre. E da rifugiata in Europa, grazie alla Comunità di Sant’Egidio, ha continuato a gareggiare. Come lei sono riuscite a fuggire altre giovani atlete afghane, come le sorelle e cicliste Fariba e Yulduz Hashmini, le runner Zeinab e Zahra, la calciatrice Khalida Popal.

Un ruolo chiave lo ha anche Valentyna Veretska, atleta ucraina originaria di Mykolaiv, che prima di tagliare per prima il traguardo della Maratona di Gerusalemme del 2022 ha dato prova di “fierezza e grinta” sventolando la bandiera ucraina e quella di Israele. La sua è stata “una corsa per la pace” nel cuore della Città Santa. Un ampio capitolo, infine, è dedicato alle imprese sportive nate per creare pace e abbattere i pregiudizi.

GLI AUTORI

Massimiliano Castellani: giornalista professionista, è nato nel 1969 a Spoleto. Lavora al quotidiano “Avvenire” e nell’inserto “Agorà”, di cui è il responsabile. Tra i suoi libri: Palla avvelenata. Morti miste-riose, doping e sospetti nel calcio italiano e Il Morbo del Pallone. Gehrig e le sue vittime. È coautore di Un calcio al razzismo. Venti lezioni contro l’odio. È stato tra i finalisti del premio Bancarella Sport con la raccolta di saggi Ricky Albertosi. Romanzo popolare di un portiere da lui curata.

Adam Smulevich: giornalista professionista, è nato nel 1985 a Firenze. Lavora nella redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. E autore di Presidenti. Le storie scomode dei fondatori delle squadre di calcio di Casale, Napoli e Roma. E coautore di Un calcio al razzismo. Venti lezioni contro l’odio e Sinagoghe italiane. Raccontate e disegnate. Da una sua inchiesta è scaturito il riconoscimento di Gino Bartali quale Giusto tra le Nazioni.

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