Luca Percassi, amministratore delegato dell’Atalanta, non ha nascosto la sua rabbia dopo la sconfitta ai rigori contro la Lazio.
La Dea aveva sfiorato una qualificazione che avrebbe avuto il sapore della meritocrazia, ma un episodio controverso, che ha visto l’annullamento del gol di Ederson, ha cambiato il corso della partita in modo decisivo. Una decisione che ha fatto scattare la furia di Percassi, che ai microfoni di Mediaset ha espresso tutta la sua delusione e incredulità.
“Un vero peccato”, ha dichiarato il dirigente nerazzurro, rimarcando come la qualificazione sia stata “buttata via” a causa di un errore che ha “pesantemente condizionato la gara”. Un’affermazione forte, che sottolinea la frustrazione di un club che, con determinazione e gioco di squadra, aveva creato le premesse per un successo che è stato poi vanificato da una decisione arbitrale.
L’annullamento del gol di Ederson ha dominato il discorso post-partita. Percassi ha definito l’errore “incredibile”, un giudizio che riflette la crescente tensione riguardo alla gestione degli episodi chiave nelle partite di alto livello. “Non è la prima volta che ci capita”, ha aggiunto, richiamando alla mente la delusione per la finale del 2019, quando l’Atalanta si era vista sfumare il sogno di un trofeo proprio a causa di decisioni controversie. Un rancore che si riapre ogni volta che la squadra si trova coinvolta in situazioni simili.
Il tema sollevato da Percassi non riguarda solo l’episodio in sé, ma l’affidabilità delle tecnologie oggi a disposizione, come il VAR, per correggere gli errori degli arbitri. Con gli strumenti tecnologici a disposizione, Percassi ha sottolineato come non sia più giustificabile un errore di tale portata. In un calcio moderno, in cui ogni decisione può fare la differenza, è impensabile che episodi del genere possano ancora determinare il destino di una partita importante.
Non è solo la rabbia per la sconfitta a parlare nelle parole di Percassi, ma anche un appello alla riflessione sul futuro del sistema di arbitraggio. Ogni errore che costa punti, qualificazioni, e sogni a una squadra, lascia una ferita che non guarisce facilmente, e che si aggiunge alla lunga lista di episodi controversi che hanno segnato il percorso della Dea in questi anni.
La questione è ormai chiara: l’Atalanta, come molte altre squadre, chiede più giustizia. Non tanto nelle decisioni immediatamente evidenti, ma nel modo in cui il calcio moderno è in grado di correggere gli errori. Un messaggio forte, che non riguarda solo la squadra di Bergamo, ma ogni club che si vede penalizzato da una tecnologia che, teoricamente, dovrebbe essere a garanzia della correttezza del gioco. Ma come dimostrato in questa occasione, l’errore, purtroppo, è ancora un compagno di viaggio troppo ingombrante.
La stagione continua, ma con un’amara riflessione che probabilmente accompagnerà l’Atalanta per molto tempo: un’altra qualificazione, sfumata per un episodio che, nel calcio moderno, non dovrebbe più accadere.


