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Lutto nel mondo del calcio , è morto Vincenzo D’Amico

Lutto nel mondo del calcio,: a 68 anni è morto Vincenzo D’Amico, ex calciatore e bandiera della Lazio allenata da maestrelli campione d’Italia nel 1974. Foto di Antonio Fraioli GdS

D’Amico negli ultimi due anni ha lottato contro un brutto male, rivelato sui social solo lo scorso 7 maggio: “Mi dicono che i malati oncologici tirano fuori forza inaspettate! Ci sto provando”. Dopo aver lottato fino all’ultimo, D’Amico si è spento all’ospedale Gemelli di Roma. Le sue condizioni si sono aggravate rapidamente nel giro di pochi giorni. 

Vincenzo D’Amico

Centrocampista di spiccate attitudini offensive, veniva impiegato in appoggio agli attaccanti, come mezzapunta oppure ala. Grazie alle proprie qualità tecniche, era un abile uomo-assist nonché esecutore di calci di punizion]

Dopo gli esordi nel Cos Latina e nelle giovanili dell’Almas Roma[, nel 1970 passa alla Lazio, portato dall’osservatore Carlo Galli. Utilizzato come mezzala nella Primavera, partecipa anche al Campionato De Martino segnalandosi tra i migliori elementi delle giovanili. Nella stessa annata entra saltuariamente nel giro della prima squadra, allenata da Juan Carlos Lorenzo.

Un giovane D’Amico agli esordi con la Lazio nella stagione 1973-1974

Nella stagione successiva fa il suo esordio con i biancocelesti, non ancora diciottenne, il 21 maggio 1972 nella vittoria interna sul Modena, giocando come ala sinistra. Il 5 ottobre successivo, nel corso di un’amichevole a Rieti, subisce un infortunio ai legamenti del ginocchio], che lo costringe a saltare l’intero campionato 1972-1973.

Una volta ristabilito, debutta in Serie A il 14 ottobre 1973 in Lazio-Sampdoria (1-0), diventando titolare nella formazione allenata da Tommaso Maestrelli che lo preferisce a Pierpaolo Manservisi, con il compito di assistere il centravanti Giorgio Chinaglia. Nel contesto di una squadra divisa in clan, D’Amico mantiene una posizione neutrale, sotto la diretta tutela di Maestrelli e del capitano Giuseppe Wilson[dovuta alla giovane età. Alla sua prima stagione completa tra i titolari totalizza 27 presenze con due reti (tra cui una nel derby di ritorno, contro la Roma[4]); vince lo scudetto e viene premiato come miglior giovane del campionato.

D’Amico ai tempi di quando indossava la maglia della lazio. Foto Fraioli GdS

Nelle annate successive offre un rendimento discontinuo, anche a causa di uno stile di vita poco professionale, e perde il posto a favore di Roberto Badiani; nel settembre 1977 subisce un nuovo infortunio, questa volta di tipo muscolare, nella partita di Coppa UEFA contro il Boavista, e le presenze in campionato sono in tutto 9. Torna stabilmente titolare a partire dall’anno successivo, sotto la guida di Bob Lovati, e sul finire del campionato 1979-1980 diventa capitano della squadra, dopo le vicende legate al calcioscommesse che privano la Lazio di quattro titolari; nel contesto di una formazione composta prevalentemente da giovani del vivaio[ contribuisce alla salvezza dei biancocelesti, poi vanificata dalla sentenza del giudice sportivo.

La parentesi al Torino

Nel giugno 1980 D’Amico viene ceduto dalla Lazio, contro la volontà dello stesso giocatore]; l’operazione, avallata dal nuovo allenatore laziale Ilario Castagner, era dettata dalle difficoltà finanziarie della società. Si trasferisce al Torino, in cambio di 300 milioni e della comproprietà di Giuseppe Greco nella formazione granata, allenata da Ercole Rabitti, eredita il ruolo di fantasista di fascia appartenuto a Claudio Sala.

Disputa un campionato altalenante e inferiore alle attese; dopo la sostituzione di Rabitti con Romano Cazzaniga viene talvolta escluso dalla squadra, a favore di un assetto più coperto, e sul finire di stagione chiede di tornare alla Lazio. Con la maglia del Torino totalizza 26 presenze e una rete in campionato, a cui si aggiungono 9 presenze e 4 reti in Coppa Italia (competizione nella quale i granata vengono sconfitti in finale dalla Roma) e 6 presenze con 2 reti in Coppa UEFA.

Il ritorno alla Lazio, gli ultimi anni alla Ternana

D’Amico in azione in maglia biancoceleste nella stagione 1984-1985

Nel 1981 ritorna alla Lazio, per 600 milioni di lire, accettando di giocare in Serie B. I biancocelesti, partiti con l’obiettivo della promozione, ottengono la salvezza solo nelle ultime giornate; D’Amico contribuisce con 10 reti in 30 partite (miglior marcatore della squadra), tra cui la tripletta realizzata alla penultima giornata contro il Varese, decisiva ai fini della salvezza[.

Nella stagione successiva, grazie anche al rientro di Bruno Giordano e Lionello Manfredonia, ottiene con la Lazio il ritorno in Serie A, cui fa seguito la salvezza nel campionato 1983-1984: a causa dell’infortunio di Giordano, viene utilizzato come finto centravanti formando con Michael Laudrup la coppia d’attacco, e segna 7 reti, con una doppietta nel derby contro la Roma del 26 febbraio 1984. Rimarrà alla Lazio fino al campionato di Serie B 1985-1986, nel quale disputa 10 partite, limitato da problemi fisici e dall’impiego del giovane Francesco Dell’Anno nel suo ruolo; chiude la propria esperienza con i capitolini con 276 presenze e 40 reti in campionato, e 338 presenze complessive tra campionato e coppe, che ne facevano all’epoca il terzo giocatore con più presenze in maglia biancoceleste dopo Giuseppe Wilson e Aldo Puccinelli.

Da destra: D’amico capitano della Ternana nella seconda metà degli anni 1980, insieme ai compagni Coppola e Riva.

Nel 1986 passa alla Ternana in Serie C2. Con gli umbri, di cui diventa capitano, gioca le sue due ultime stagioni: nella prima, allenato dall’ex laziale Mario Facco, D’Amico mette a segno 13 gol che non bastano alla formazione rossoverde per ottenere la promozione (nonostante i favori della vigilia; nella seconda, invece, la squadra si salva, nel contesto di una grave crisi societaria, e D’Amico realizza altre 7 reti.

In carriera ha totalizzato complessivamente 227 presenze e 26 reti in Serie A e 75 presenze e 15 reti in Serie B.

Nazionale

Convocato nella nazionale Juniores già a partire dal 1971[29], colleziona in seguito una presenza nella nazionale Under-23, nel 1973, e 7 nella nazionale B

D’Amico in azione con la nazionale Under-23 nel 1976

Non riuscirà mai a indossare la maglia della nazionale maggiore, anche a causa di incomprensioni di natura tattica con il commissario tecnico Enzo Bearzot[ e per la concorrenza di Franco Causio e Claudio Sala. Viene convocato per la prima e unica volta nel settembre 1980, in vista delle partite contro il Lussemburgo e la Danimarca, senza scendere in campo; a causa di ciò, nel dicembre successivo attacca il CT, reo di averlo escluso senza spiegazioni-

Allenatore e dirigente

Per alcuni anni allena a livello giovanile, nella Pantheon Travel (squadra minore romana)[32] e poi nella Lazio[, di cui nel 1999 diventa osservatore[.

Dal 2007 al 2009 guida la rinascita del calcio nella sua città natale ricoprendo l’incarico di Presidente della Virtus Latina. Lascia nel 2009, con la fusione delle due compagini latinensi, che portano alla nascita del Latina, per andare a ricoprire l’incarico di direttore generale dell’Adrano, compagine siciliana militante nel campionato di Serie D.

Dopo il ritiro

Parallelamente all’attività di dirigente, inizia quella di commentatore sportivo in varie emittenti locali fino a quando, nel 1999, passa alla Rai come commentatore tecnico[; partecipa a diverse trasmissioni tra cui Stadio Sprint, La grande giostra del gol (su RAI International), 90º minuto e Maxinho do Brazil.

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