Un’inchiesta della Procura di Rimini ha portato alla luce un presunto sistema di frodi fiscali e operazioni finanziarie irregolari che avrebbe contribuito al tracollo del Rimini Calcio. Nelle ultime ore Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno eseguito un sequestro preventivo d’urgenza da circa otto milioni di euro, colpendo conti correnti, crediti fiscali, immobili e quote societarie riconducibili agli indagati.
L’operazione, sviluppata attraverso una serie di perquisizioni effettuate tra Emilia-Romagna, Campania, Marche e Lombardia, coinvolge sette persone accusate di diversi reati, tra cui truffa aggravata ai danni dello Stato, utilizzo illecito di crediti fiscali, riciclaggio di capitali, intestazione fittizia di beni e bancarotta fraudolenta.
Al centro dell’indagine vi è la gestione del club biancorosso successiva al passaggio di proprietà avvenuto nell’estate del 2025. Secondo gli investigatori, i nuovi amministratori avrebbero apparentemente risanato in pochi giorni una consistente esposizione debitoria verso lo Stato e gli enti previdenziali, superiore a 750 mila euro. Dietro quella che sembrava un’operazione di riequilibrio finanziario si sarebbe però nascosto un meccanismo basato sull’utilizzo di crediti d’imposta risultati inesistenti.
Le verifiche hanno permesso di ricostruire il percorso di questi crediti fiscali, che sarebbero stati creati da una società campana priva dei requisiti necessari e successivamente trasferiti ad altre aziende per essere immessi sul mercato. Parte di tali crediti sarebbe poi confluita proprio nelle operazioni finanziarie che hanno interessato il Rimini Calcio.
Gli inquirenti stanno inoltre approfondendo il possibile ruolo di soggetti legati alla criminalità organizzata. Tra le figure finite sotto la lente d’ingrandimento compare infatti una persona già coinvolta in un’altra indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno per presunti reati associativi di stampo mafioso ed episodi estorsivi. Secondo gli investigatori, questa figura avrebbe avuto un’influenza concreta nella gestione del club, pur senza incarichi ufficiali.
L’indagine ha evidenziato anche una serie di operazioni societarie considerate potenzialmente dannose per i creditori, che avrebbero aggravato ulteriormente la situazione economica della società sportiva. Un quadro che ha portato il Tribunale di Rimini a dichiarare il fallimento del club attraverso l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale.
L’inchiesta prosegue per accertare tutte le responsabilità e verificare l’estensione di un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe intrecciato interessi economici, frodi fiscali e gestione opaca delle attività societarie, fino a determinare il collasso finanziario della storica realtà calcistica romagnola.
Dalle frodi fiscali al fallimento del club: bufera sul Rimini Calcio, sequestrati beni per 8 milioni di euro
Un’inchiesta della Procura di Rimini ha portato alla luce un presunto sistema di frodi fiscali e operazioni finanziarie irregolari che avrebbe contribuito al tracollo del Rimini Calcio. Nelle ultime ore Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno eseguito un sequestro preventivo d’urgenza da circa otto milioni di euro, colpendo conti correnti, crediti fiscali, immobili e quote societarie riconducibili agli indagati.
L’operazione, sviluppata attraverso una serie di perquisizioni effettuate tra Emilia-Romagna, Campania, Marche e Lombardia, coinvolge sette persone accusate di diversi reati, tra cui truffa aggravata ai danni dello Stato, utilizzo illecito di crediti fiscali, riciclaggio di capitali, intestazione fittizia di beni e bancarotta fraudolenta.
Al centro dell’indagine vi è la gestione del club biancorosso successiva al passaggio di proprietà avvenuto nell’estate del 2025. Secondo gli investigatori, i nuovi amministratori avrebbero apparentemente risanato in pochi giorni una consistente esposizione debitoria verso lo Stato e gli enti previdenziali, superiore a 750 mila euro. Dietro quella che sembrava un’operazione di riequilibrio finanziario si sarebbe però nascosto un meccanismo basato sull’utilizzo di crediti d’imposta risultati inesistenti.
Le verifiche hanno permesso di ricostruire il percorso di questi crediti fiscali, che sarebbero stati creati da una società campana priva dei requisiti necessari e successivamente trasferiti ad altre aziende per essere immessi sul mercato. Parte di tali crediti sarebbe poi confluita proprio nelle operazioni finanziarie che hanno interessato il Rimini Calcio.
Gli inquirenti stanno inoltre approfondendo il possibile ruolo di soggetti legati alla criminalità organizzata. Tra le figure finite sotto la lente d’ingrandimento compare infatti una persona già coinvolta in un’altra indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno per presunti reati associativi di stampo mafioso ed episodi estorsivi. Secondo gli investigatori, questa figura avrebbe avuto un’influenza concreta nella gestione del club, pur senza incarichi ufficiali.
L’indagine ha evidenziato anche una serie di operazioni societarie considerate potenzialmente dannose per i creditori, che avrebbero aggravato ulteriormente la situazione economica della società sportiva. Un quadro che ha portato il Tribunale di Rimini a dichiarare il fallimento del club attraverso l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale.
L’inchiesta prosegue per accertare tutte le responsabilità e verificare l’estensione di un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe intrecciato interessi economici, frodi fiscali e gestione opaca delle attività societarie, fino a determinare il collasso finanziario della storica realtà calcistica romagnola.


