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TENNIS – COPPA DAVIS 2025, Incontenibile Italia!

(Alberto Sigona) – Gli azzurri trascinati da Matteo Berrettini e Flavio Cobolli conquistano la terza Coppa Davis consecutiva, agguantando l’apogeo della propria storia…

3MATE C’E’ L’ITALIA!


Dopo decenni di oblio, nel giro di un triennio la nostra Nazionale è diventata una grande potenza della racchetta…

Raramente nella storia dello sport mondiale una Nazione nel volgere di un lasso di tempo estremamente esiguo era riuscita a scalare le gerarchie storiche di una disciplina sino ad attestarsi tra le grandi potenze di sempre. Tre anni. Tanti ne son bastati all’Italia per ergersi sul cocuzzolo occupato dalle forze egemoni del Tennis.
C’ERA UNA VOLTA…
Sino al 2022 la nostra Patria oscillava pericolosamente sull’orlo del baratro che conduceva all’oblio, costantemente in bilico tra la mediocrità delle proprie prestazioni e l’inconsistenza delle sue aspirazioni. Il presente appariva regolarmente nebuloso ed il futuro si perdeva tra la fitta nebbia delle speranze mal riposte. Speranze che di anno in anno apparivano sempre più vacue, equiparabili a dei miseri ed improbabili miraggi, comparabili a delle chimere dai contorni sfumati ed approssimativi. L’inefficienza era diventata il nostro consueto habitat, l’inidoneità la nostra pietosa rassegnazione, la precarietà la nostra immutabile comfort zone. Per una condizione a dir poco miserabile da cui pareva impossibile sottrarsi, quasi fosse la nostra natura ontologica immodificabile. Ad un certo punto il Tennis era diventato per noi una sorta di oggetto misterioso, da confinare negli angoli più angusti delle nostre attenzioni. Ma a volte può accadere qualcosa in grado di rimettere tutto in discussione: le nostre convinzioni, le nostre consapevolezze, i nostri assunti, i nostri ideali votati al pessimismo più acre. A volte succede di svegliarci e di scoprire che quello che ritenevamo irrimediabilmente perduto in verità si era semplicemente concesso un congedo a tempo indeterminato dai suoi oneri e dai suoi vincoli ancestrali. In realtà il nostro ego atavico e i nostri allettanti propositi non erano spirati, ma si erano soltanto inariditi. In attesa che arrivasse il momento propizio per risvegliarsi dal torpore in cui era caduto dopo una vacanza talmente prolungata da favorire la natività dell’accidia e la maturazione di una notevole riluttanza a ritornare sui propri passi, da tempo fattisi incerti ed oziosi. Sin quando ci si rese conto di aver indugiato sin troppo sulla melma della propria indolenza. Sin quando ci si decise che l’età dell’apatia era finita e che le orme del proprio glorioso passato stavano per divenire reperti fossili rappresentanti la gioia dei paleontologi. In effetti Nicola Pietrangeli ed Adriano Panatta appartenevano ormai ad un’altra era geologica. Le immagini delle loro vittorie e dei loro trofei apparivano quantomai velate dal trascorrere inesorabile degli anni. Quel Tennis sembrava non appartenerci, distante com’era dal nostro attuale status, lontano dal nostro rango, reso inamovibile da decenni in cui l’inefficienza era diventata l’unica bussola a cui eravamo costretti ad affidarci per orientarci tra gli abissi infiniti ed imperscrutabili delle nostre ambizioni. L’unico raggio di luce nel buio più tetro si sarebbe intravisto a mala pena negli Anni Novanta, ma più che un bagliore si sarebbe rivelato un abbaglio. Di quelli che giungono in prossimità del trapasso e che magari precedono la caduta negli inferi.
E LUCE FU!
Poi, dopo ulteriori periodi tenebrosi, colmi di frustrazioni ed amarezze, da cui pareva impossibile affrancarsi, ecco finalmente scorgere all’orizzonte una luce fioca. Dapprima impercettibile, col passare del tempo essa sarebbe divenuta sempre più intensa, sino ad illuminare l’intero campo visivo delle nostre prospettive. E la luce diventò sfolgorante, fulgida e splendente. Essa recava giubilo e conduceva alla beatitudine. In principio fu Matteo Berrettini, poi arriverà Jannik Sinner con al suo seguito una schiera di angeli gaudenti, da Lorenzo Musetti a Flavio Cobolli. Maestosi, sublimi ed incantevoli. Diventammo competitivi, poi forti, quindi incontenibili. E così l’Italia in soli tre anni si sarebbe innalzata tra i colossi della racchetta. Ad oggi, forti dei 3 trionfi di seguito in Coppa Davis (per un tris che non si registrava, pensate, dal 1972, riuscito agli USA in un’epoca in cui ci si divideva i trionfi con l’Australia…), possiamo affermare di esserne diventati addirittura i maestri. Per un trittico di vittorie che raffigura al meglio la crescita esponenziale ed inverosimile avuta recentemente dal nostro movimento, che in brevissimo tempo è riuscito a transitare dalla mediocrità al tripudio, dall’anonimato alla ribalta assoluta. E l’ultima Coppa Davis conquistata a scapito della Spagna, pur se la “isoliamo” dai precedenti successi, la dice lunga sullo stato di salute del nostro Tennis. Mi spiego. Se i successi del 2023 e del 2024 erano più che altro riconducibili alla presenza di Re Jannik, quello di ieri assume una valenza decisamente maggiore in quanto è stato ottenuto senza l’apporto della nostra stella, il che vuol dire che codesto Titolo Mondiale non è derivato quasi esclusivamente dal contributo determinante di un solo campione ma è stata la giusta conseguenza del lavoro profuso da un intero apparato. Un apparato che per emergere non si affida unicamente al proprio uomo di punta ma ad una milizia di atleti di altissimo livello, idonea a perseguire obiettivi lussureggianti. Il trionfo in quest’ultima Davis Cup ci racconta perciò di una Nazionale fortissima nel suo complesso e non solo “anteriormente”. Una Nazionale con delle basi molto solide e ben strutturate per resistere ancora per parecchio tempo. E magari per riscrivere la storia del Tennis internazionale.

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