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Scherma – Campionati del Mondo – Hong Kong 2026

(Alberto Sigona) – L’Italia chiude la rassegna iridata dominando il medagliere con 4 Ori ed un totale di 8 medaglie. Alle altre Nazioni rimangono gli avanzi delle nostre scorpacciate…

SCHERMA ITALIANA DA LEGGENDA

La Scherma si conferma ancora una volta l’apice del nostro movimento sportivo, per una tradizione che sembra non invecchiare mai, rimanendo impassibile innanzi all’incedere del tempo.

La Scherma italiana non si smentisce quasi mai. Da un paio di decenni ad oggi raramente chiude una rassegna internazionale senza aver surclassato gran parte della concorrenza, magari facendo apparire le altre Nazioni quasi delle comparse senza tante pretese se non quella di racimolare il minimo indispensabile per salvare l’onore. Non importa se siano Europei, Mondiali od Olimpiadi: da circa vent’anni a questa parte quando i nostri eroi scendono in pedana il dominio è sostanzialmente assicurato e la pioggia di allori è garantita, con la vittoria che anziché una possibilità diventa una bellissima routine. Non c’è mai stata nella storia dello sport nessun’altra disciplina che alla pari della Scherma ci abbia dato per un periodo così prolungato tanta soddisfazione. Quando c’è da impugnare una lama i nostri si esaltano regolarmente a suon di vittorie, confermando quella sorta di sacralità regale che, al di là dei picchi antologici delle ultime decadi, accompagna il nostro Paese sin dagli albori di questo meraviglioso sport, fra i più antichi e romantici di sempre, capace di stuzzicare la fantasia di grandi e piccini. D’altronde chi non ha mai sognato di ripetere le gesta di Zorro o D’Artagnan?

Ad Hong Kong, tanto per restare in sintonia col glorioso passato, abbiamo svettato su tutti ancora una volta, primeggiando nel medagliere (per la 16^ volta da quando esistono i Campionati del Mondo) in maniera autoritaria come non ci era mai accaduto dal 1949 a questa parte (ovvero dai Mondiali d’Egitto, quando centrammo a Il Cairo il record di 5 Ori), aggiudicandoci il quadruplo di Ori (4), rispetto alle inseguitrici, per un’egemonia quasi surreale che ha ricondotto alla mente l’epoca fantastica dell’URSS, la sola nella storia dei Mondiali che sia stata capace di dettar legge dispoticamente per un periodo molto duraturo, e che fra gli anni Sessanta e Settanta imperava indisturbata sulle pedane di tutto il Mondo, relegando le altre Nazioni al ruolo di comprimarie croniche.

Anche stavolta il Titolo più emblematico del nostro strapotere è pervenuto dal Fioretto Donne, che in Finale, trascinato dalla super veterana Arianna Errigo (38 anni), autrice di due assalti esaltanti, ha annientato con un perentorio 45-29 i temibili Stati Uniti, avvalendosi anche dell’apporto fondamentale di Martina Favaretto (Oro nell’Individuale, superando all’ultimo atto proprio la Errigo) ed Anna Cristino. Per una squadra che ha confermato per l’ennesima volta (la 19^, per essere precisi: il primo Oro iridato arrivò nel lontano 1957) di essere la compagine più forte e più costante dell’intero palcoscenico schermistico. Alla pari degli uomini, anche loro perennemente in cima al Mondo, confermatisi col 20° Oro ridato all time i più forti anche in quest’ultima rassegna, anche se nel caso della squadra guidata da G. Bianchi, F. Macchi e T. Marini il successo è stato molto più sofferto, specie in Finale, in cui per prevalere si è dovuta realizzare una rimonta ai limiti della realtà contro i padroni di casa (recuperando da 30-38). Per delle squadre che ad ogni modo, al di là delle modalità, riescono ad uscire sempre indenni dai vari ricambi generazionali, rimanendo stabilmente in auge e col vento perennemente in poppa. Per due Dream Team divenuti negli anni delle leggende, il non plus ultra della magnificenza assoluta, l’emblema massimo della forza dirompente, autentici baluardi inarrestabili di un movimento che non smette di farci lustrare gli occhi e di regalarci trionfi in una successione a dir poco mirabolante, contribuendo a riempire un forziere ormai stracolmo, così tanto da far invidia a Zio Paperone… Ma al di là dei trionfi del Fioretto – da sempre nostra arma prediletta (il primo Oro individuale della storia dei Mondiali lo ottenne il fiorettista G. Marzi a Parigi ’37, mentre G. Chiavacci con il medesimo “strumento” d’offesa regalò agli azzurri il primo Oro ai Campionati Internazionali di Budapest 1926) – il Mondiale di Hong Kong ci ha visto in ottima salute un po’ in tutte le specialità (nella Spada donne siamo finalmente tornati sul tetto del globo, confermando in un certo qual modo il Titolo Olimpico di Parigi 2024), ribadendo a gran voce il periodo incantevole che la Scherma azzurra sta vivendo da circa 3 lustri a questa parte. A partire dalla rassegna di Catania 2011, infatti, lo sport in cui vantiamo la più antica e giuliva tradizione pare aver avviato una sorta di “partnership” gloriosa con l’Italia, adornandone ulteriormente le insegne reali. In pratica, allegorie a parte, dall’edizione iridata disputatasi in terra sicula la scherma azzurra iniziò ad elevare ancora più in alto la propria già ancestrale celebrità, indirizzandola su livelli pressoché inaccessibili a qualsiasi Nazione. E in un’epoca in cui la Scherma si sta aprendo sempre più alla concorrenza, con colossi dell’era classica (come Ungheria e Francia) che faticano a mantenersi ai vertici ed a reggere il passo dei tempi e con le vecchie gerarchie messe fortemente in discussione (basti pensare all’imprevedibile successo della matricola Kazakistan nella Spada a squadre, sino a pochissimi anni fa un fortino francese quasi inattaccabile…), l’Italia è ad oggi l’unica Nazione inglobata nella nobiltà che non solo permane ancora imperterrita nella propria roccaforte ma addirittura sta riuscendo persino ad ampliare il divario con la concorrenza, resistendo stoicamente agli attacchi sfrontati di Nazioni come Stati Uniti e Corea del Sud (per tacere della Cina), vogliose di farsi strada fra le big della lama. Il che la dice tutta sull’enorme portata delle nostre vittorie e sul valore immenso di un movimento dalle fondamenta ben solide, al punto da poter resistere a qualsiasi attacco esterno che inevitabilmente arriverà. E ciò grazie alla Federazione azzurra, che sa abilmente far fronte con la massima professionalità ed intelligenza ai pericolosi effetti collaterali dell’incedere del tempo, che regolarmente viene asservito alle proprie esigenze ed aspirazioni, lavorando sempre di buona lena, al fine di garantire al movimento italiano la solita scorpacciata di vittorie ed il consueto cospicuo gruzzolo di medaglie. Confidando in un futuro che possa continuare ancora a lungo a vederci spadroneggiare. Affinchè il nostro oltre ad essere un popolo di Santi, Poeti e Navigatori possa essere considerato anche un popolo di… Schermidori.

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