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Il rosso e il nero. Questione di manico di Luca Mencacci

Scriviamo questa email dopo aver letto i bollettini medici e questo ci permette di tornare ad essere un po’ più sereni.

Certo per Enea Bastianini piove sul bagnato. Nell’incidente, che lui stesso ha provocato con qualcosa di più di un filo di leggerezza, ha rimediato una frattura del malleolo tibiale sinistro e al metacarpo della mano sinistra. Se il filotto lo avesse provocato il caro vecchio Marquez saremmo stati delle iene nei giudizi. Con la solita imparzialità che contraddistingue questa rubrica, preferiamo invece liquidare l’accaduto con le sferzanti, quanto anche troppo signorili, parole di Zarco. «Capisco che stia facendo fatica, però non è un motivo per mancare di intelligenza». Bastianini dovrà comunque essere operato e il finale di stagione torna ad essere di nuovo in salita. La Ducati gli ha rinnovato il contratto per il 2024 ed è questo l’anno ormai al quale il Bestia deve pensare con l’auspicio che il 2023 sia stata solo una dolorosa e sfortunata parentesi.

Per Bagnaia invece si deve parlare di miracolo. Vederlo investito dalle ruote della Ktm dell’incolpevole Binder ha rappresentato uno shock per tutti coloro che ancora conservano chiare in memoria le immagini dell’incidente del povero Simoncelli. Stando alle dichiarazioni dei medici, invece, per Pecco solo contusioni, tanta paura e nulla di più. Tanto da essere già pronto per Misano.

Del resto i suoi più diretti avversari per il titolo non hanno approfittato molto della sua battuta da arresto. Bezzecchi, come nella Sprint race austriaca è stato coinvolto nella carambola innescata da altri. La bandiera rossa ha consentito al pilota del team Mooney VR46 di ripartire. Tuttavia ha dovuto farlo dolorante ad una mano e con la seconda moto equipaggiata con una soft all’anteriore, concludendo così la gara in 12esima posizione. Il Bez non la manda certo a dire. «Servirebbe un po’ di buon senso, in Austria è stato Martin, qui Enea non si sa dove volesse andare. Stava tutto a destra, era più veloce di quelli che stavano alla sua sinistra e pensava di poterci stare. Andare d’accordo con tutti va bene, però è la seconda volta che mi centrano in diversi e mi sono un po’ rotto i coglioni». Ed è quello che ripetiamo da tempo. Il combinato disposto, come direbbero i giuristi, delle novità aerodinamiche e di quelle regolamentari stanno rendendo le partenze troppo concitate e forse non sarebbe del tutto fuori luogo ragionare sulla proposta di un saggio anziano quanto evidentemente super partes come Giacomo Agostini. Ovvero quella di distanziare maggiormente le file della griglia di partenza. «Ora i piloti arrivano tutti insieme e tutti vogliono frenare il più tardi possibile. Non possiamo certo pretendere che qualcuno faccia passare l’altro, c’è la competizione». Detto peraltro da uno che aveva il coraggio di partire mettendo la moto a spinta e saltandoci sopra.

Jorge Martin, dal canto suo, conferma con un terzo posto di essere forse l’unico vero rivale di Bagnaia in ottica mondiale. Cinquanta punti in classifica generale non sono poi così tanti soprattutto se si pensa al terzo incomodo ovvero quella Aprilia che a Montmelò ha letteralmente volato. Ma sarà difficile. Se si esclude Francia e Germania, il pilota spagnolo non ha mai superato in pista il campione italiano.

Per quanto riguarda le bellissime signore in black, ora i critici sono soliti ripetere che le moto di Noale peccano di continuità. Sono velocissime in alcuni circuiti, pochi, molto modeste in tutti gli altri. Il giudizio è controverso. Intanto godiamoci la prima doppietta della storia dell’Aprilia nella classe regina e l’accoppiata vincente Sprint e Motogp di Aleix Espargaro.

Con solo sette podi in 22 gare, la sensazione però è che ci sia ancora tanto da lavorare. Il record di nove podi della scorsa stagione appare vicino ma il mondiale invece è ancora lontano. Troppo lontano per una casa motociclistica che può vantare 19 titoli mondiali vinti (10 nella 125 e 9 nella 250). Per non parlare dei tre in SBK.

È comunque evidente che questa nuova esperienza nella Motogp appare del tutto diversa da quella precedente. Già tra il 2002 e il 2004, l’Aprilia aveva schierato le sue moto nella classe regina affidandole a piloti anche esperti come Colin Edwards e Shane Byrne. L’Aprilia RS Cube era una moto all’avanguardia, tanto da far dire dieci anni più tardi ad un tecnico del calibro di Jan Witteveen, «tutto ciò che oggi c’è e funziona nelle attuali MotoGP c’era già nella Cube del 2002 [… che] aveva le valvole pneumatiche, l’albero motore controrotante, la frizione in carbonio ed il ride by-wire». I risultati non furono però esaltanti e troppo presto l’esperienza venne archiviata. 

In ogni caso, a noi tifosi in attesa di Misano, che la pallina della roulette del gran premio di San Marino si fermi sul rosso o sul nero, fa poca differenza.

Domenica prossima, inoltre, grande weekend di motociclismo. Ripartirà anche la Superbike da Magny Cours per il nono e quart’ultimo appuntamento della stagione. Alvaro Bautista rimane saldo al comando anche se nessuno crede che Toprak Razgatlioglu, a meno 74, abbia voglia di mollare. Ma la vera notizia è che Jonathan Rea, dopo nove stagioni, 104 gare vinte e sei titoli mondiali consecutivi tra il 2015 e il 2020, in tutto 250 podi, lascia la sua verdona. Il campione nordirlandese ha infatti firmato per la Yamaha e andrà a sostituire Razgatlioglu che ha già scelto per il 2024 la BMW.

Se son rose fioriranno e in tanto David Alonso ne ha vinta un’altra.

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