Chivu firma il capolavoro, Mkhitaryan sigilla la festa: Parma battuto 2-0 e Milano si tinge di nerazzurro. Marotta, un trionfo da Presidente.
MILANO – Non è più un’attesa, non è più un calcolo matematico. È realtà, è storia, è il ventunesimo graffio impresso sulla pelle del calcio italiano. L’Inter sale sul tetto d’Italia e lo fa con il vestito delle grandi occasioni, trasformando un pomeriggio di ansia e scaramanzia in un’estasi collettiva. È lo scudetto di Cristian Chivu, capace di vincere al primo anno intero in panchina; è lo scudetto di Beppe Marotta, il primo da Presidente; è il primo sigillo dell’era americana. Ma soprattutto, è lo scudetto della redenzione dopo le lacrime di un anno fa.
Il fantasma della prudenza
San Siro è un catino bollente, un oceano di bandiere che chiede solo un punto per far esplodere i tappi di spumante. Eppure, l’aria è densa. Il ricordo dei traguardi sfumati dodici mesi fa è una cicatrice che ancora pulsa, e il Parma di Cuesta non ha nessuna intenzione di recitare la parte della vittima sacrificale. Gli emiliani giocano a viso aperto, spaventano Sommer e costringono Chivu a richiamare i suoi all’ordine. “Occhio!”, urla il tecnico dalla panchina, mentre il fantasma del Verona (capace di frenare la Juve) aleggia sullo stadio.
Barella: il cuore pulsante
In questo scenario di tensione, emerge la figura di Nicolò Barella. Il sardo non gioca una partita: vive una missione. È ovunque. Lo trovi a impostare a destra, a recuperare palloni in scivolata a sinistra, a urlare indicazioni come un allenatore in campo. È lui a dettare il ritmo, è lui a trasformarsi in “medico” richiamando l’attenzione per un acciacco di Pio Esposito, ed è sempre lui a colpire una traversa che fa tremare le fondamenta del Meazza. Se l’Inter ha un’anima, oggi ha le sue sembianze.
L’urlo di Marcus e il sigillo dell’Armeno
La nebbia dell’incertezza si dirada allo scadere del primo tempo. Una trama di passaggi stretti, quasi impossibili, libera Marcus Thuram. Il francese, al quinto centro consecutivo, non trema: piattone educato e 1-0. È il gol che cambia il respiro di un intero popolo.
Nella ripresa, il Parma tenta di restare aggrappato al match, ma la gestione di Chivu è chirurgica. Entra Lautaro per il boato del pubblico, entra Mkhitaryan per dare saggezza. Ed è proprio l’armeno, l’uomo dalle mille battaglie, a trovare il raddoppio che fa calare il sipario. Sul 2-0, la scaramanzia muore e nasce la leggenda: Chivu sente il suo nome cantato dalla Curva Nord e realizza il miracolo. Ottantotto anni dopo l’ultima volta, un uomo vince lo scudetto in nerazzurro sia da calciatore che da tecnico.
Il tabellino della gloria
INTER-PARMA 2-0
- INTER (3-5-2): Sommer 6; Bisseck 6.5, Akanji 6.5, Bastoni 6.5 (22′ st Carlos Augusto 6); Dumfries 7, Barella 7.5 (43′ st Frattesi sv), Zielinski 6.5 (22′ st Mkhitaryan 7), Sucic 6.5, Dimarco 6.5; P. Esposito 6 (1′ st Bonny 6), Thuram 7 (22′ st Lautaro Martinez 6.5). All. Chivu 7.
- PARMA (3-5-2): Suzuki 6.5; Circati 6, Troilo 6, Ndiaye 5; Delprato 6, Bernabè 6 (30′ st Sorensen sv), Nicolussi Caviglia 5.5, Keita 6 (22′ st Ordonez 6), Valeri 6 (40′ st Carboni sv); Strefezza 6.5 (30′ st Almqvist sv), Pellegrino 5 (22′ st Elphege 6). All. Cuesta 6.5.
Marcatori: 46′ pt Thuram, 35′ st Mkhitaryan.
Arbitro: Bonacina.
Ammoniti: Zielinski


