L’inchiesta della Procura di Milano solleva il velo sul “Sistema Rocchi”. Il caso Inter-Roma del 2025 diventa l’emblema di un potere che si muove dietro le quinte: “Fatti i fatti tuoi”, dissero all’assistente che vedeva il rigore.
C’è un’espressione che, nel gergo dei palazzi del calcio, sta diventando un incubo: “Bussare al VAR”. Dovrebbe essere un atto di trasparenza, il richiamo della tecnologia alla verità del campo. E invece, secondo quanto sta emergendo dall’inchiesta della Procura di Milano, quella porta sarebbe rimasta chiusa a doppia mandata in occasioni cruciali. Non per errore, ma per scelta.
Il “Cortocircuito” di San Siro
Il cuore dell’indagine è la sfida tra Inter e Roma dell’aprile 2025. Tutti ricordano il contatto Ndicka-Bisseck: un rigore che oggi persino i sassi definirebbero “solare”. Ma la vera notizia non è il fallo non fischiato, è ciò che è accaduto nel segreto della sala di Lissone.
Secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti (parliamo di 29 tra arbitri ed ex arbitri), l’assistente VAR aveva visto tutto. Aveva il dito pronto sul pulsante per correggere l’errore. Ma sarebbe stato zittito con un brutale: “Fatti i fatti tuoi”. Un diktat che sarebbe arrivato dal supervisore Andrea Gervasoni.
Il sospetto: Se la tecnologia viene silenziata dall’uomo, il VAR smette di essere un giudice imparziale e diventa uno strumento di gestione politica dei risultati.
Il “Sistema Rocchi”: Oltre il regolamento
L’inchiesta di Milano punta dritta al vertice: Gianluca Rocchi. Il designatore è accusato di aver creato un sistema di rapporti “extra-regolamento” con i dirigenti delle squadre.
L’accusa: Telefonate costanti con i club.
Il movente: Non la chiarezza tecnica, ma il “tornaconto personale” e la volontà di ingraziarsi le società più influenti.
Le conseguenze: Un campionato, quello 2024/25, che secondo l’esposto di Domenico Rocca sarebbe stato letteralmente falsato, scippando l’Inter e favorendo il Napoli nella corsa scudetto.

