Parole chiare, dirette e senza filtri quelle di Rino Gattuso alla vigilia della trasferta della sua Lazio sul campo del Venezia. Il tecnico biancoceleste ha voluto toglie qualche sassolino dalla scarpa, rispondendo a chi mette in dubbio la qualità del gioco della sua squadra e rivendicando i traguardi raggiunti: “Forse qualcuno si dimentica ciò che è stato fatto… quella squadra giocava un gran calcio”, ha ricordato l’allenatore, sottolineando come le critiche siano spesso figlie del pregiudizio legato alla sua vecchia carriera in campo: “Io sono schiavo del mio personaggio da calciatore. Quando ti battezzano Ringhio è normale, ma io faccio questo lavoro con passione ed è un lavoro diverso”. Con un pizzico di ironia ha poi aggiunto: “Un giocatore con le mie caratteristiche forse in una mia squadra non giocava”.
Zero alibi extracampo e testa al campo
Voltando pagina rispetto alle questioni giudiziarie e all’inchiesta sul presunto piano anti-Lotito che ha lambito l’ambiente, Gattuso ha blindato lo spogliatoio con fermezza: “Voglio che si eviti di parlare di cose che non ci riguardano. Noi dobbiamo preparare le partite allenandoci, fin quando arriva il salario noi dobbiamo pensare a fare il nostro lavoro”.
Vietato cali di tensione a Venezia
Concentrazione massima, dunque, per la sfida in laguna. Dopo il passaggio a vuoto nel secondo tempo contro il Milan, il tecnico pretende il massimo dai suoi: “Domani sarà una partita tosta contro una squadra che meritava di fare qualche punto e ci dobbiamo rifare. Se siamo presuntuosi sarà molto difficile, se siamo arrivati dove siamo è perché abbiamo avuto il veleno giocando di squadra e indossando l’elmetto. Non dobbiamo peccare di presunzione”.


