(Rosario Murro) – La presidenza della FIGC guidata da Gabriele Gravina si è conclusa oggi con le dimissioni presentate nella riunione straordinaria dei vertici del calcio Nazionale nella ede di via Allegri a Roma.
Dopo la sconfitta degli azzurri contro la Bosnia , che ha sancito l’esclusione della Nazionale Italiana ai prossimi Campionati del Mondo (Stati Uniti, Canada e Messico).
La presidenza di Graviva rappresenta uno dei periodi più contraddittori e, allo stesso tempo, significativi della storia recente del calcio italiano. Dal 2018 a oggi, la governance federale ha attraversato momenti di profonda crisi e straordinaria rinascita, segnando un percorso fatto di luci e ombre.
Quando Gravina viene eletto presidente, il sistema calcio è ancora scosso dalla clamorosa esclusione della Nazionale di calcio dell’Italia dai Mondiali del 2018, dopo la sconfitta contro la Svezia. Un fallimento che impone una rifondazione tecnica e culturale. La scelta di affidare la panchina a Roberto Mancini segna l’inizio di un nuovo ciclo, fondato su giovani talenti, identità di gioco e spirito di gruppo.
Il culmine di questa rinascita arriva con la vittoria a UEFA Euro 2020, disputato nel 2021. A Wembley, contro l’Inghilterra, l’Italia conquista il titolo europeo al termine di un percorso entusiasmante, culminato ai calci di rigore. Un successo che restituisce prestigio internazionale e riaccende l’entusiasmo dei tifosi.
Eppure, proprio nel momento di massima celebrazione, emergono nuove fragilità. La mancata qualificazione al Mondiale in Qatar nel 2022, dopo la sconfitta contro la Macedonia del Nord, rappresenta una delle pagine più amare della storia azzurra. Un risultato che riapre interrogativi profondi sulla struttura del calcio italiano, dalla formazione dei giovani alla competitività dei club.
Nel tentativo di rilanciare il progetto tecnico, la FIGC affida la Nazionale a Luciano Spalletti, chiamato a costruire un nuovo ciclo vincente. Parallelamente, Gravina prosegue nel suo impegno per riformare il sistema: sostenibilità economica, infrastrutture moderne e valorizzazione dei vivai restano le priorità dichiarate.
Il bilancio della sua presidenza rimane dunque complesso. Da un lato, un trionfo europeo che resterà nella memoria collettiva; dall’altro, due mancate qualificazioni mondiali consecutive che pesano come un macigno. In mezzo, il tentativo – ancora in corso – di ridisegnare il futuro del calcio italiano.
In un contesto sempre più competitivo a livello internazionale, la sfida per il prossimo Presidente della FIGC Gravina sarà quella di trasformare le lezioni del passato in opportunità concrete, per restituire stabilità e continuità ai risultati della Nazionale.

