( Alberto Sigona) – Ronaldinho (da giovane era chiamato Ronaldo, poi, dopo l’affermazione del suo omonimo, meglio noto come “Il Fenomeno”, avrebbe adottato tale diminuitivo) era un calciatore pressochè completo (sebbene preferisse giocare sulla trequarti avversaria). Era in possesso di una tecnica sopraffina che gli permetteva di dribblare con facilità gli avversari (avvalendosi sovente della tecnica dell’elastico) e di fornire assist preziosi ai compagni (magari servendosi dei no-look, di cui era un maestro), nonché di segnare un discreto numero di gol (di cui ben 66 su punizione). Raggiunse i suoi picchi di rendimento alla corte del Barcellona, lle cui giocate (ad alte velocità) gli consentirono di essere accostato ai più grandi del passato (nelle giornate di grazia non era secondo a nessuno). Coi blaugrana giocò 207 partite condite da 94 reti (45%), vincendo 2 Scudetti ed 1 Champions League. Dopo l’addio alla Spagna il suo rendimento iniziò a scemare bruscamente (si ricordano 3 anni al Milan senza incantare più di tanto), sino a diventare un lontano parente del giocatore che fu. Lasciò il calcio nel 2017, quando ormai le sue magie erano divenute un lontano ricordo, lasciando in eredità, a livello di club, 700 partite e 266 gol (121-41 in Europa). Fu Pallone d’Oro 2005.
In Nazionale prese parte a 97 partite (33 gol; 2 ai Mondiali), aggiudicandosi l’iride 2002, al fianco del suo ex omonimo Ronaldo, il Fenomeno.

