Il calcio italiano si è risvegliato nel dolore per la scomparsa di Sandro Mazzola, l’indimenticabile bandiera dell’Inter e simbolo dorato dello sport azzurro, venuto a mancare poco dopo la mezzanotte a pochi mesi dal suo ottantaquattresimo compleanno.
Portare un cognome così pesante non era cosa per tutti. Figlio di Valentino Mazzola – il leggendario capitano del Grande Torino tragicamente strappato alla vita nella tragedia di Superga – Sandro ha dovuto raccogliere un’eredità emotiva immensa, trasformandola però nella benzina per una carriera straordinaria.
A fiutare per primi le sue doti straordinarie a Cassano d’Adda fu Benito “Veleno” Lorenzi, storico bomber nerazzurro. Da lì, il grande salto nella Primavera sotto l’ala protettrice di Giuseppe Meazza, prima di planare direttamente in prima squadra chiamato da Helenio Herrera. L’esordio in Serie A porta la firma di una pagina di storia singolare: il 10 giugno 1961, in seguito a una protesta del presidente Angelo Moratti che schierò la formazione dei Ragazzi contro la Juventus, il diciottenne Mazzola bagnò il suo debutto realizzando su rigore l’unica rete nerazzurra nel celebre 9-1 per i bianconeri. Da quel momento, il “Mago” Herrera lo blindò tra i titolari, plasmandolo da centravanti atipico a centrocampista offensivo di sublime tecnica e visione di gioco.
La sua storia d’amore con l’Inter si è protratta fino al 1977. Si è chiusa con una finale di Coppa Italia persa contro il Milan e congedandosi dal campo con una perla di cultura e malinconia: la citazione dantesca “Vuolsi così colà dove si puote”. In nerazzurro ha totalizzato 572 presenze e 162 reti, riempiendo la bacheca di trofei da sogno: 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.
Ma il genio di Mazzola ha illuminato anche i campi di tutto il mondo con la maglia della Nazionale. Il battesimo in azzurro arrivò il 12 maggio 1963 a San Siro, regolando con un rigore il Brasile di Pelé in un 3-0 storico. Dopo il trauma dei Mondiali del 1966 in Corea del Nord, divenne il pilastro su cui il CT Ferruccio Valcareggi fondò la rinascita dell’Italia. È in quegli anni che prende vita la leggendaria “staffetta” con Gianni Rivera: un dualismo tecnico e generazionale con il fuoriclasse milanista che ha fatto sognare intere generazioni. Insieme hanno trionfato agli Europei del 1968 contro la Jugoslavia e hanno trascinato l’Italia alla finale dei Mondiali di Messico ’70, dopo aver domato la Germania Ovest nel leggendario 4-3 della “Partita del Secolo”. La sua avventura in azzurro si è conclusa nel 1974 con un bottino di 70 presenze e 22 gol.
Chiusi gli scarpini nel cassetto, il legame viscerale con il rettangolo verde non si è mai spezzato. Mazzola è tornato a indossare giacca e cravatta dietro la scrivania, vestendo i panni del direttore sportivo per Genoa, Torino e, soprattutto, per la sua amata Inter su chiamata di Massimo Moratti. E tra i capolavori firmati dal dirigente c’è una gemma che fa ancora battere il cuore ai tifosi nerazzurri: l’acquisto di Ronaldo “Il Fenomeno” nell’estate del 1997. Un colpo da maestro, degno di chi il pallone non lo ha solo calciato, ma lo ha amato e interpretato come pochi altri nella storia.
AGGIORNAMENTO ORE 17,00
Le esequie e il lutto cittadino
Per rendere omaggio alla grandezza del campione e al suo legame viscerale con il capoluogo lombardo, Milano proclamerà il lutto cittadino nel giorno dei funerali CHE SI TERRANNO LUNEDì 21 SETTE,BRE ORE 14,45 PRESSO LA BASILICA DI SANT’AMBROGIO MILANO.
foto sempreinter.it


