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Mazzola e Rivera come Coppie e Bartali. Quando il dualismo faceva sognare l’Italia

A metà tra Coppi e Bartali e il bianco e nero del nostro calcio, la storia di due fuoriclasse che hanno diviso il paese per quindici anni. Compagni fuori dal campo e fondatori del sindacato calciatori, divisi da una maglia e un pallone d’oro.

È stato il dualismo per eccellenza del calcio italiano, un confronto epico capace di dividere il Belpaese pallonaro per quindici anni abbondanti, sulla falsariga della storica rivalità tra Fappi e Bartali nel ciclismo. Da una parte Sandro Mazzola, l’essenza del nerazzurro; dall’altra Gianni Rivera, il simbolo del rossonero. Fieri avversari sul rettangolo verde, ma mai nemici nella vita. Anzi, pionieri fuori dal campo: nel 1968, insieme a Giacomo Bulgarelli, diedero vita all’Aic, il sindacato dei calciatori, gettando le basi per i diritti di categoria.

Pur condividendo una grandissima personalità e un fiuto eccezionale per il gol, i due campioni occupavano zone di campo differenti. Mazzola nasce centravanti di scatto e velocità, richiesto a gran voce da Helenio Herrera, per poi arretrare il proprio raggio d’azione dopo l’addio del “Mago” all’Inter. Rivera, invece, resta fedele al suo ruolo di eterno numero 10, sempre al centro del gioco e a supporto degli attaccanti.

Il bilancio dei trofei vinti brilla per un equilibrio straordinario:

  • Scudetti: 4 per Mazzola, 3 per Rivera.
  • Coppe Italia: 4 per Rivera, 0 per Mazzola.
  • Europa e Mondo: 2 Coppe dei Campioni a testa, con Mazzola in vantaggio nelle Coppe Intercontinentali (2 a 1) e Rivera impreziosito da una Coppa delle Coppe.
  • Classifica cannonieri: Entrambi ne vincono una a pari merito con 17 reti (Mazzola nel 1965 con Orlando, Rivera nel 1973 con Pulici e Savoldi).

A spostare l’ago della bilancia nei riconoscimenti individuali fu il Pallone d’Oro, conquistato da Rivera nel 1969 dopo il trionfo europeo del Milan, a coronamento di un percorso che lo aveva visto già secondo nel 1963 dietro a Yashin. Mazzola, spesso affiancato da mostri sacri come Suarez e Facchetti nella Grande Inter, sfiorò il podio arrivando terzo nel 1971, superato solo da Johan Cruyff e George Best.

Mexico ’70 e la celebre “staffetta”

Il culmine del dualismo si consumò in Nazionale, guidata all’epoca dal commissario tecnico Ferruccio Valcareggi. I numeri in azzurro confermano la vicinanza dei due campioni: 70 presenze e 22 gol per Mazzola, 60 partite e 14 reti per Rivera. Entrambi trionfano all’Europeo del 1968 e conquistano la medaglia d’argento ai Mondiali messicani del 1970.

Proprio in Messico prende forma la celebre “staffetta” della discordia. Nelle gare del girone Mazzola è titolare inamovibile, mentre Rivera subentra a partita in corso. Il copione si ripete nei quarti contro il Messico e nella storica, pirotecnica semifinale contro la Germania Ovest, vinta per 4-3 ai supplementari anche grazie alla marcatura decisiva del capitano rossonero. Nella sfortunata finale persa contro il Brasile all’Azteca, la sostituzione arriva tardi, regalando alla storia i famigerati “sei minuti” di coesistenza in campo e lasciando un retrogusto di polemiche e rimpianti per quello che la coppia avrebbe potuto realizzare se valorizzata insieme senza condizionamenti esterni.

Curiosamente, la sfida tra i due grandi numeri 10 racconta anche un retroscena legato alle casacche. Nei tre Mondiali disputati insieme (1966, 1970 e 1974), la maglia numero 10 è stata indossata da altri compagni per scelta tecnica o ordine alfabetico (come Juliano o Bertini), eccezion fatta per il torneo tedesco del 1974, dove Rivera indossò il 10 e Mazzola il 7. In totale, nelle 35 partite giocate da titolari insieme, Mazzola ha vestito quasi sempre la maglia numero 9 o la 7, mentre Rivera ha indossato la 10 per ben 28 volte, guidando la squadra in un’epoca d’oro che ha segnato per sempre la storia del nostro sport.

foto:il nobilecalcio.it

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