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FIGC, la grande ricostruzione: il nuovo uomo forte della Nazionale tra esperienza, futuro e scelte decisive

La Nazionale italiana si trova davanti a uno dei passaggi più delicati degli ultimi anni.

Dopo gli scossoni che hanno coinvolto l’area tecnica federale, il futuro del progetto azzurro passa non soltanto dalla scelta del nuovo commissario tecnico, ma soprattutto dalla nomina di una figura chiave: il direttore tecnico.

Un ruolo strategico, forse ancora più importante della panchina, perché sarà chiamato a dare una direzione precisa al movimento: coordinare il rapporto con i club, valorizzare i giovani, costruire una linea tecnica comune e garantire continuità al lavoro della Nazionale.

La ricerca del nuovo assetto ha portato anche a valutare grandi nomi internazionali, con l’ipotesi Guardiola rimasta più un sogno che una concreta possibilità. La strada, però, potrebbe riportare la FIGC verso una scelta interna, affidandosi a uomini che conoscono profondamente il calcio italiano e il mondo azzurro.

Tra i profili che avanzano per il ruolo di direttore tecnico ci sono figure di grande esperienza come Gabriele Oriali, Beppe Bergomi e Giorgio Chiellini.

Oriali rappresenta la continuità con una certa idea di Nazionale: uomo di campo, grande conoscitore dello spogliatoio e abituato a lavorare al fianco degli allenatori. La sua forza sarebbe quella capacità di unire esperienza, equilibrio e conoscenza dell’ambiente.

Bergomi porterebbe invece il prestigio di una carriera straordinaria e una profonda conoscenza del calcio italiano. Una scelta che avrebbe anche un forte valore simbolico: affidarsi a una bandiera azzurra per ricostruire il rapporto tra federazione e territorio.

Chiellini sarebbe il volto della nuova generazione dirigenziale. Un ex capitano della Nazionale che conosce dall’interno le esigenze dei calciatori moderni e che potrebbe rappresentare un ponte tra passato e futuro. La sua candidatura, però, aprirebbe il dibattito sull’opportunità di affidare un incarico così delicato a un dirigente ancora nella prima fase del proprio percorso.

Sul fronte della panchina restano aperte diverse possibilità. Roberto Mancini rimane un nome di grande peso: il tecnico dell’Europeo vinto nel 2021 avrebbe esperienza, autorevolezza e conoscenza del gruppo azzurro. Ma un eventuale ritorno dovrebbe essere accompagnato da garanzie precise: nessun allenatore di livello vuole essere chiamato soltanto per coprire una situazione d’emergenza.

Anche altri scenari, come quelli legati a Claudio Ranieri o a tecnici emergenti come Raffaele Palladino, appartengono più al campo delle ipotesi suggestive che a quello delle certezze. Il primo garantirebbe equilibrio e gestione, il secondo rappresenterebbe una scommessa sul futuro.

La vera sfida della FIGC sarà evitare una scelta dettata dalla fretta. La Nazionale non ha bisogno soltanto di un nuovo allenatore o di un nuovo dirigente: ha bisogno di un progetto chiaro, di una struttura solida e di una visione capace di durare nel tempo.

Le prossime decisioni diranno quale strada vuole percorrere il calcio italiano: affidarsi all’esperienza per ripartire subito oppure aprire una nuova era puntando su uomini e idee nuove.

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