Archiviata l’amarezza della sconfitta del nostro campione, cui non sono bastate 11 vittorie in 20 gran premi e 7 in altrettante Sprint, reso omaggio al Martinator che giustamente si gode il suo ambito trofeo, è ora di costare la fine di questo autunno e l’inizio di un lungo, freddo inverno.
L’autunno è la stagione della malinconia e della tristezza: la luce del giorno diminuisce, le foglie degli alberi ingialliscono, le piogge, le nebbie e il freddo incominciano a regalare i primi malanni. Soprattutto i motori si spengono e tutto inizia a tacere.
Ma l’invero è pure peggio. E già perché mai come questa volta la nuova stagione sembra portare notizie sconfortanti.
A ben vedere si rischia un lungo biennio freddo.
Non solo perché si stanno consegnando su un piatto d’argento un paio di mondiali al fenomeno in red. Del resto, battere quello che è uno dei tre quattro migliori piloti della storia sul prototipo più veloce del mondo da tre stagioni mi sembra invero difficile. E gli scettici si vadano a vedere le quote dei bookmakers già uscite per la vittoria finale del 2025. Marquez a 1.85, Bagnaia a 2.8, tutto il resto meno probabile dell’enalotto.
Ma soprattutto perché con l’autunno non sono cadute solo le foglie, ma hanno finito per cadere tutte le altre alternative. La KTM è fallita. Ha praticamene chiuso gli stabilimenti perché deve smettere di produrre moto che non riesce a vendere. I magazzini sono pieni di moto e i concessionari vuoti di clienti. Si favoleggia di tre miliardi di debiti, e sarà già tanto se correranno il motomondiale con le 2024 verniciate di nuovo. Sviluppo zero, speranze di competitività a questo punto anche meno. La carriera di Acosta interrotta sul nascere. Quella del Bestia archiviata.
Le giapponesi stanno aspettano il 2027, anno nel quale cambia tutto. Con buona pace del team Pramac che comunque si consola per essere entrato negli almanacchi di storia.
L’Aprilia farà quello che potrà. Magari il Martinator riuscirà a portarsi a casa qualche Sprint, ma solo per omaggiare quel numero uno che con orgoglio potrà giustamente vantare sulla carena.
Quando Eddie Lawson passò dalla Yamaha alla Honda nel 1989 sapeva di poter confermare il primato perché dalla moto più equilibrata del lotto passava comunque a quella più potente. Esageratamente più potente, una belva che richiedeva un prezzo pesantissimo a provava ad addomesticarla. Ma lui era Steady Eddie, come a dire Eddie, quello che sta sempre in piedi, e podio dopo podio, aveva rimontato a Rainey tutto lo svantaggio iniziale e aveva finito con il prendersi il suo quarto titolo mondiale.
Un salto nel buio forse persino maggiore lo fece Valentino Rossi nel 2024, quando al contrario passò dalla Honda alla Yamaha. Ma il Dottore in quegli anni avrebbe vinto pure con la mia kustom, che per toccare i centottanta impiegherebbe tutta la Roma Civitavecchia. Ovvero, per chi non la conoscesse una striscia di asfalto dritta e lunga circa una sessantina di chilometri. Scrivo impiegherebbe, non perché non mi fidi delle sue possenti possibilità, quanto perché essendo illegale andare in autostrada oltre i cento trenta, non le avrei mai chiesto di mostrarmele.
Solo Rivola può credere di ottenere qualcosa di più da una moto che è bellissima quanto incostante. E a dirla tutta noi glielo auguriamo pure.
Ah sì, certo, rimarrebbe il nostro Pecco Bagnaia, sul quale sospendiamo il commento solo per amore di tifo. Viscerale per un pilota italiano su una moto italiana. Convinto per un gentleman, che esibisce uno stile ineguagliabile in pista e fuori. Perplesso per un campione che vince ma non convince.
A lui l’ardua impresa di smentirci. Ma l’incredulità come la famigerata “nebbia a gl’irti colli piovigginando sale” e “tra le rossastre nubi stormi d’uccelli neri” non migrano, ma piuttosto si appollaiano sulle parabole televisive in attesa del cadavere di un campionato già segnato da una probabile monotonia. O se volete monocromaticità.
Tutto quello che poteva succedere è successo. La combinazione degli eventi, l’incredibile fallimento della Ktm, la tattica rinunciataria della Honda e della Yamaha, l’eterna incompiutezza dell’Aprilia con la decisone pur legittima della Ducati ha finito con il consegnarci due anni di noia in rosso – lato sbagliato del team – con buona pace di tutti quelli che speravano nello spettacolo dello sport più bello del mondo.
Per fortuna che ci penseranno gli americani facendo correre le bagger della Harley Davidson
Chissà se accettano la mia iscrizione al mondiale. Già mi viene da ridere. Solo per non piangere.


