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Conto alla rovescia.Questione di manico di Luca Mencacci

Ci siamo. È iniziato il conto alla rovescia. Il prossimo weekend finalmente inizia la settantaseiesima edizione del motomondiale. Il Gran Premio del Qatar al Circuito di Losail tornerà a vestire il ruolo di appuntamento d’apertura di un campionato che si svolgerà nell’arco di 21 appuntamenti per un totale di 42 gare. Perché la Sprint del sabato, potrà essere chiamata in tanti modi, ma pur sempre una gara rimane. E per noi spettatori sarà un anno di grande goduria, con una media di quasi tre gran premi al mese vista la pause estiva. Roba da separazione annunciata se non avete la sfortuna di condividere il divano, o addirittura la sella, con una appassionata.

I test sin qui effettuati hanno detto una cosa sola. Anche quest’anno vincerà una Ducati. L’Aprilia c’è e ci regalerà grandi soddisfazioni, ma difficilmente potrà giocarsi il titolo. La Ktm sembra pensare già al 2025 e affiderà le sue chance di ben figurare ai miracoli del giovane rookie Pedro Acosta, provvisoriamente parcheggiato nel team GasGas Factory Racing Tech3. Le giapponesi nonostante gli sforzi di Quartararo e Rins per la Yamaha e Marini, Mir e Zarco per la Honda, reciteranno il ruolo di comprimarie. Ma c’è chi dice che sarà molto dura per loro finire nei primi dieci. La politica delle concessioni difficilmente cambierà le gerarchie in pista. I costruttori del sol levante sembrano aver perso la voglia di impegnarsi. E non si capisce bene cosa possa provocare un cambio di mentalità.

Rimane allora da definire chi sarà il ducatista a fregiarsi del titolo.

Nessun commentatore serio si esporrebbe a previsioni avventate. Le gare sono tante. Veramente tante e può accadere di tutto. Però la rosa sembra restringersi a due nomi, Bagnaia e Marquez, quello vero, più due outsiders, Bastianini e Martin.

Questi ultimi due, per diversi motivi, nel 2024 si giocano il tutto per tutto della loro carriera e questo, se le cose non si metteranno fin da subito per il verso giusto, finirà con il pesare. Devono vincere per confermare ruoli e scuderie. La frequentazione del gradino più alto del podio potrebbe non bastare. Serve il mondiale. Il primo ha girato veramente forte, il secondo sembra ancora dover digerire il passaggio alla Panigale 2024. Ma per entrambi c’è chi già parla di mercato e questo non è un buon segno. Il Bestia è fortemente cercato dall’Aprilia, forse stanca dell’eterna incompiutezza dei suoi pur solidi alfieri. Martin invece ha finito con il mettersi in un angolo da solo, ribadendo troppe volte la voglia di guidare una rossa 2025 o nihil. Ma poiché la Ktm punterà decisamente su Acosta, il nulla rischia di essere dietro l’angolo.

Bagnaia nei test è apparso semplicemente pazzesco. Complice un affiatamento impensabile con il nuovo gioiello di Borgo Panigale, il campione italiano ha stracciato record su record mostrando una solidità impressionante. È il campione in carica ed è pronto ad entrare a pieno titolo nella leggenda aggiudicandosi il titolo per la terza volta consecutiva. Ma deve fare i conti con la voglia di riscatto dell’ultimo dei grandi.

Perché una cosa deve essere chiara, anche a chi, come noi che scriviamo, lo detesta neppure troppo simpaticamente: Marc Marquez è il fenomeno. È il punto di riferimento. Il signore della giungla. Il re della savana. E il fatto che lo spagnolo corra con una 2023 potrebbe alla fine neppure aiutare troppo i suoi avversari. Non tanto perché la 2024 non sia migliore, anzi. Quanto piuttosto per la narrazione mediatica che inevitabilmente potrà esserci costruita sopra. Già pare di vederli i titoli, il vecchio campione con la vecchia moto che rimette al suo posto le giovani generazioni con i loro missiletti.

Ma tant’è! Il fenomeno del team Gresini si è migliorato costantemente ogni giorno e si presenta dopo l’ultimo test con un ritardo di tre decimi. Solo tre sporchi decimi in un pista come quella di Losail dove non ha neppure mai brillato. Marc Marquez è semplicemente di un altro pianeta. La sua cattiveria agonistica non è paragonabile a quella dei suoi avversari. Ma le ferite che il suo corpo ha sofferto potrebbero aver minato la tenuta fisica. Questa volta poi è uno squalo in una piscina di piranha e non è detto che riesca a mangiarseli ogni volta tutti.

Nessun commentatore serio si esporrebbe a previsioni avventate. L’abbiamo già scritto. Ma la tentazione è forte e la serietà spesso un alibi.

La questione è semplice. Si può ipotizzare che, a parità di condizioni nel 2023, Marquez con la Ducati avrebbe fatto sempre meglio di Bezzecchi in ogni singola gara? Se si pensa, purtroppo, di sì, anche di una sola posizione, allora il fenomeno spagnolo alla fine vince facile. Se si pensa di no, lo spettacolo sarà entusiasmante.

Forza Bez. Non costringerci a passare un anno a gufare come fanno i tifosi di calcio

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