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Il film del Mondiale 2026

In attesa della Finalissima di domenica tra Spagna e Argentina ecco , grazie ad Alberto Sigona per i nostri lettori il “film” del Mondiale. pronto per essere gustato.

La tornata inaugurale dei gironi eliminatori del Campionato del Mondo 2026 – il primo a disputarsi in 3 Paesi – vede l’Argentina campione in carica riproporsi prepotentemente sotto i riflettori del palcoscenico iridato, schiantando all’esordio la malcapitata Algeria con un perentorio 3-0.

LA PULGA E’ ANCORA ATOMICA

A sbalordire è ancora una volta il sempiterno Lionel Messi. Quattro anni fa, dopo aver trascinato la sua Nazionale sul tetto del pianeta, sembrava si fosse congedato definitivamente dalle scene sfarzose. D’altronde aveva 35 anni, ed appariva impensabile rivederlo ad una kermesse di tale portata alla soglia degli “anta”. Ma si sa, quando c’è di mezzo Sua Altezza La Pulce tutto è possibile e nulla è precluso. Così, tirato a lucido come ai tempi d’oro, rieccolo ancora ad ostentare la sua regalità ed a farsi riverire anche nel Mondiale americano, a “casa sua” (non scordiamoci, infatti, che Messi milita nell’Inter Miami…), intento a smentire le leggi antropologiche e ad irridere oracoli ed avversari. Il genio di Rosario si è perciò ripresentato  sul grande teatro internazionale accompagnato da un autentico boato di classe che in molti credevano ormai improponibile, siglando addirittura una tripletta (su azione) che a queste “latitudini” ancora disertava dal suo eccellente curriculum. Per una deflagrazione assordante ed inquietante (per i rivali, s’intende) che gli permette di diventare il secondo giocatore di sempre dopo Cristiano Ronaldo ad andare a segno in 5 Coppe del Mondo, agganciando al contempo il record del tedesco Miroslav Klose – che dal 2014 si trovava indisturbato in testa ai marcatori all time del torneo a quota 16 reti -, brindando come meglio non avrebbe potuto alla 200^ presenza in maglia Albiceleste (gettoni contrassegnati da 120 gol!). Per dei numeri straordinari degni di un dio del calcio qual è appunto “La Pulga Atómica”.

Nelle gare della prima giornata, oltre all’exploit di Messi e della sua Argentina si segnala in primis il sonoro ed impietoso 7-1 col quale la Germania si è sbarazzata della cenerentola Curaçao, un’isola del Mar dei Caraibi che si trova a circa 65 km dalla costa del Venezuela (la Nazione più piccola, con le sue appena 185.000 anime, a prendere parte ad un Mondiale), la cui presenza in questo torneo rappresenta già una straordinaria vittoria. Tra le big, oltre agli argentini ed ai tedeschi, hanno iniziato col botto anche la Francia – vittoriosa 3-1 sul Senegal con doppietta della sua stella K. Mbappè – e l’Inghilterra, che ha rifilato un perentorio 4-2 alla Croazia giovandosi di un paio di reti del suo faro più luminoso H. Kane. Ed a proposito di successi roboanti, meritano una menzione anche il 4-1 che la Norvegia dell’attesissimo E. Haaland (doppietta al debutto assoluto in Coppa del Mondo) ha inflitto al modestissimo Iraq, e l’impietoso 5-1 con cui la Svezia ha liquidato la pratica Tunisia. Ma a suscitare maggior clamore è stato il pareggio del tutto inatteso tra i Campioni d’Europa della Spagna e l’impavido Capo Verde, che alla sua prima partecipazione iridata è riuscito a strappare un “sontuoso” 0-0 che la dice lunga sulla crescita del calcio africano, costringendo a rivedere al ribasso le quotazioni della formazione iberica, da molti accreditata alla vigilia del ruolo di favorita per il Titolo. Rimanendo in tema di sviluppo del football del continente nero, sono assolutamente degni di essere citati il pareggio con cui il Marocco ha limitato le ambizioni del Brasile di Carlo Ancelotti e l’1-1 della R. D. Congo “inflitto” al Portogallo. Quanto ai debutti dei Paesi ospitanti, è iniziata tra gli applausi l’avventura statunitense, grazie al 4-1 con cui è stato tramortito il Paraguay. Molto positivo anche l’avvio del Messico, 2-0 al “piccolo” Sudafrica. Inizio stentato, invece, per il Canada, che non è andato oltre l’1 pari contro la Bosnia fresca giustiziera dell’Italia. Ed a proposito di debutti, inizia male l’esordio assoluto della matricola Giordania, caduta 3-1 al cospetto della non irresistibile Austria. Non va meglio all’Uzbekistan di Fabio Cannavaro, k.o. col medesimo punteggio innanzi alla Colombia. Chiudiamo la disamina della prima giornata ricordando, tra le tante partite, il successo della Scozia sulla povera (è proprio il caso di dirlo) Haiti; il 2-0 dell’Australia sulla Turchia allenata da Vincenzo Montella; il 2-2 tra Olanda e Giappone; l’1-1 tra Belgio ed Egitto e il 2-2 tra la Nuova Zelanda e l’Iran, con la Repubblica Islamica che rappresenta il primo caso nella storia di un Mondiale in cui una Nazione viene ospitata dal Paese con cui è in guerra. La bellezza del Calcio è anche questa… Chiudiamo con il curioso caso che ha coinvolto il centrocampista del Ghana Thomas Partey. Il Canada, infatti, ha negato il visto d’ingresso al giocatore, impedendogli di scendere in campo a Toronto contro Panama (la sfida poi terminerà 1-0 per The Black Stars) a causa delle politiche anti immigrazione molto restrittive della Nazione Nord Americana, che non permette a persone con processi o indagini in corso per stupro di varcare il confine. Fortunatamente per Partey nel prosieguo del Mondiale non ci dovrebbero essere match che vedranno i ghanesi impegnati nel Paese della foglia d’acero, e quindi potrà continuare il suo cammino iridato… Meno male per lui che il torneo si svolge in 3 Stati diversi…

L’AFFASCINATE SFIDA PER IL TRONO DEI BOMBER

La seconda giornata è iniziata col successo del Messico sulla Sud Korea per 1-0, vittoria che garantisce all’Equipo Azteca il passaggio del turno con una partita d’anticipo. Qualificazione arrivata prima del previsto anche per il principale Paese ospitante, ovvero gli Stati Uniti, che nel giorno dell’infelice uscita del proprio Presidente Donald Trump sulla Premier italiana Giorgia Meloni (“Tempo fa accettai di fare una foto assieme a lei perché mi faceva pena”) ha superato l’Australia 2-0. Staccano il biglietto per i Sedicesimi di finale anche la Germania, 2-1 alla tenace Costa D’Avorio, e la Colombia (1-0 alla R. D. Congo). Hanno altresì guadagnato il pass per la fase ad eliminazione diretta le ultra accreditate della vigilia Argentina, Francia e Norvegia, trascinate dai rispettivi campionissimi. Nonno Messi continua a stupire: con una sontuosa doppietta il genio immortale ha permesso all’Albiceleste di valicare agevolmente l’ostacolo Austria, giungendo a 5 reti che gli consentono al momento di confermarsi in testa ai marcatori di questa rassegna mondiale (pensate, 5 gol su azione non li aveva mai segnati in una singola edizione… v’è riuscito adesso che sta per spegnere 39 candeline…), agguantando parallelamente quota 18 gol iridati, centrando uno storico primato assoluto che però rischia di essere insidiato molto presto dal bomber transalpino Mbappè, che con altre due reti delle sue ha schiantato l’Iraq, ergendosi a 16 gol complessivi (ed ha ancora 27 anni…). Da qui alla fine del torneo la loro appassionante sfida concernente il trono dei marcatori di questa Coppa del Mondo andrà di pari passo con il duello per la corona di goleador della storia della manifestazione, e sarà uno dei principali motivi di attrazione di questa kermesse. Rimanendo in tema di bomber, si conferma un centravanti micidiale lo scandinavo E. Haaland, che con un’altra doppietta ha contribuito al 3-2 con cui la sua Nazione è riuscita a prevalere sul morbido Senegal. Ma tra i goleador seriali gran parte della scena della 2^ giornata se l’è presa il bomber per antonomasia Cristiano Ronaldo, che con la doppietta rifilata all’Uzbekistan è diventato il primo calciatore della storia a segnare in 6 Mondiali (peraltro consecutivamente) nonché il secondo più anziano di sempre, a ben 41 anni e 138 giorni, a segnare in un match iridato dopo il camerunense Roger Milla (che ad USA’94 marcò contro la Russia dopo aver compiuto da poche settimane 42 anni), mostrandosi una volta di più un campione assoluto di proporzioni mastodontiche. Con queste 2 reti l’eterno fuoriclasse lusitano ha raggiunto quasi fuori tempo massimo, e ad un’età sostanzialmente improponibile per chiunque, le 10 reti complessive in Coppa del Mondo, affiancando, tra gli altri, un certo Gabriel Batistuta, ergendosi ad un gruzzolo di marcature decisamente più consono alla sua imponente “stazza”.

Tra le vittorie più importanti citiamo il 6-0 con cui il Canada dello juventino J. David (primo giocatore di Serie A di questo millennio a siglare una tripletta iridata) ha asfaltato il modesto Qatar; il sonoro 4-1 della Svizzera sulla impalpabile Bosnia; l’1-0 con cui il Paraguay ha spedito la deludente Turchia di Montella anzitempo a casa (le ambizioni degli asiatici erano decisamente altre…); il 3-0 che ha permesso al Brasile di sopraffare la misera Haiti (il Mondiale per l’ex colonia francese finisce qui); il nettissimo 5-1 dell’Olanda sulla Svezia; il rotondo 4-0 del Giappone sulla mediocre Tunisia (africani costretti già a fare le valigie…) ed il medesimo punteggio con cui la Spagna ha preso a randellate l’Arabia Saudita. Segnaliamo infine, oltre alle già citate Haiti, Tunisia e Turchia, le eliminazioni di Giordania e Panama (fatali le sconfitte rimediate rispettivamente con Algeria e Croazia) ed i primi storici punti iridati per Curaçao, 0-0 con l’Ecuador.

LA FAVOLA DI CAPO VERDE

La giornata conclusiva dei gironi eliminatori ha visto il passaggio del turno a vele spiegate di Brasile (3-0 alla scadente Scozia, con doppietta di Vinicius Jr, che giunge a 4 reti, lanciando la sua candidatura al trono dei cannonieri di questa edizione iridata), Marocco, Olanda, Costa d’Avorio, Inghilterra e Spagna. Prenotano il volo per i Sedicesimi anche Sudafrica, Australia, Svizzera, Canada, Giappone, Belgio, Egitto, Austria, Portogallo, Croazia e la favola africana Capo Verde (3 pareggi son bastati per acciuffare il passaggio del turno, per di più da 2^ del girone), mentre passano tra le ripescate (cioè fra le 8 migliori terze) Bosnia, Paraguay, Ecuador  – successo vitale sulla Germania -, Svezia, Algeria, R. D. Congo, Ghana e Senegal. Desta un po’ di clamore l’eliminazione eccellente dell’Uruguay (fatali gli errori del portiere Muslera), i cui tempi d’oro ormai appaiono irrimediabilmente smarriti tra le insenature dei ricordi. Fra le vittorie più significative, oltre a quella provvidenziale e storica dell’Ecuador sui tedeschi, citiamo l’esplosivo 5-1 del Belgio di De Bruyne sulla flebile N. Zelanda; il roboante 5-0 del Senegal sul disastroso Iraq che permette agli africani di agguantare i Sedicesimi per il rotto della cuffia; ed infine il 3-1 con cui la R. D. Congo si è sbarazzata del morbidissimo Uzebekistan, guadagnandosi un passaggio del turno che alla vigilia del Mondiale appariva quasi impensabile.

Tra i calciatori, da segnalare il record del 40enne portiere del Messico Guillermo Ochoa, che al cospetto della R. Ceca (matata 3-0), è diventato il terzo giocatore all time, a distanza di pochi giorni da Messi e C. Ronaldo, a presenziare in 6 Mondiali. Dei primati prestigiosi li hanno stabiliti anche H. Kane – che col gol al Panama (battuto 2-0) ha staccato Gary Lineker, diventando con 11 reti il miglior goleador inglese di tutti i tempi ai Mondiali – ed il solito Messi, che con la punizione magistrale siglata contro la Giordania (sconfitta 3-1), oltre ad esibire uno dei migliori gioielli del suo sterminato repertorio, è diventato il primo di sempre ad andare a segno in 7 partite iridate consecutive (striscia inaugurata in Qatar 2022, agli Ottavi contro l’Australia), “scippando” il precedente record appartenente al formidabile brasiliano Jairzinho ed al mitico cannoniere francese degli Anni 50 Just Fontaine. Ed intanto il computo dei gol complessivi in Coppa continua a lievitare… Fra i grandi goleador di quest’ultima fase a gironi segnaliamo su tutti il Pallone d’Oro in carica Ousmane Dembelè (Francia), autore di una splendida tripletta su azione contro la Norvegia (e pensare che prima di questo exploit, in Nazionale vantava solamente 8 gol su 61 presenze) che gli permette di salire a quota 4 reti. Ed a proposito di reti, la graduatoria provvisoria dei marcatori vede guidare sempre Messi, salito a 6 reti, davanti proprio a Dembelè ed ai succitati Vinicius Jr, Mbappè e Haaland, tutti a quota 4.

LA DEBACLE DELLA GERMANIA

Questo Mondiale doveva essere per la Germania quello dell’atteso riscatto dopo due edizioni consecutive concluse mestamente, sempre stoppata inopinatamente nella fase a gironi. Stavolta si partiva sotto auspici decisamente migliori, ma l’epilogo ha smentito le confortanti prospettive, e così la rassegna americana si è rivelata un altro capitolo d’aggiungere allo storico libro tedesco delle amarezze iridate. Difatti il cammino dei panzer si è interrotto già ai Sedicesimi, frenati dal sorprendente Paraguay ai calci di rigore, per un esito che in pochissimi avrebbero osato solo immaginare, anche perché i sudamericani venivano da un girone in cui avevano mostrato chiari segni di mediocrità che non promettevano nulla di buono (erano stati sconfitti 4-1 dagli USA, avevano pareggiato con l’Australia ed avevano vinto di misura con la Turchia). E in effetti, a conferma della qualità non eccelsa del team allenato da G. Alfaro, la partita contro i tedeschi, al di là del risultato finale, ha mostrato un Paraguay non proprio meritevole del passaggio del turno… Ma si sa, è la dura legge del calcio, che non sempre premia i più forti… Fra le compagini in cerca di rivalsa dopo tanti anni tribolati c’era sicuramente l’Olanda, che in molti vedevano persino tra le favorite per il Titolo, ma anche gli arancioni allenati da Ronald Koeman si sono visti rispedire al mittente i buoni propositi, con tanto di francobollo impresso dall’impavido Marocco, che dopo l’exploit di Qatar 2022 ha tutta l’aria di voler proseguire sul sentiero dei sogni proibiti. Anche in questo caso a decretare il passaggio del turno sono stati i tiri dagli 11 metri, una lotteria che in questa kermesse si sta dimostrando quanto mai nefasta per le Nazioni meglio accreditate.

Tra le big vanno avanti in ossequio alle predizioni Brasile (che fatica più del previsto contro il Giappone…), Argentina (ancora in gol Messi – sono 8 partite di seguito che lo fa – … e intanto le reti complessive salgono a 20…), Inghilterra, Portogallo (ai danni della Croazia, per CR7 primo gol in carriera nelle fase ad eliminazione diretta), Francia – tanti saluti alla Svezia con ennesima doppietta di Mbappè, giunto già a 6 gol, 18 totali in carriera iridata, superato anche Klose… – Spagna (senza problemi con l’Austria), Colombia (1-0 sull’inconsistente Ghana) e Belgio. Quest’ultimo è riuscito a spuntarla sul volitivo Senegal soltanto ai supplementari ed in rimonta, recuperando uno 0-2 che sembrava una sentenza definitiva, per un epilogo che pare rimarcare la proverbiale malasorte (accompagnata da una discreta dose d’ingenuità) delle compagini africane, che troppo spesso si vedono sfuggire vittorie già in pugno, per una maledizione che si trascina dalla leggendaria partita dei quarti di finale di Italia ’90, quando il Camerun di Roger Milla e tanti altri ottimi giocatori accarezzò a lungo l’impresa della vita contro l’Inghilterra di Gary Lineker, prima di vedersi scappare di mano in maniera rocambolesca quella che ad ogni modo rimase una partita spartiacque per il calcio d’Africa, che da quel fatidico 1 luglio di 36 anni fa iniziò ad affrancarsi dalla mediocrità e ad essere guardato con rispetto anziché con un sorriso divertito da tutto il mondo del calcio, facendo apparire quanto mai remoti i tempi in cui lo Zaire (oggi R. D. Congo) ne prendeva 9 dalla Jugoslavia (Mondiali ’74). Altre storie, altre epoche. Ormai il calcio africano ha compiuto passi da gigante, e a testimoniarlo oltre alle Nazioni appena citate, ovvero Marocco e Senegal – la prima eliminando l’Olanda, la seconda sfiorando l’impresa col Belgio – vi è anche la Rep. Democratica del Congo, eliminata a stento (e dopo aver fatto tremare i propri maestosi avversari), dagli indomabili leoni dell’Inghilterra di Kane (un’altra doppietta per lui), tra le favorite annunciate per il Titolo iridato. Un capitolo a parte meriterebbe la mezza impresa compiuta dall’esordiente Capo Verde, che dopo aver centrato un inatteso Sedicesimo di finale da imbattuta, è riuscita a trascinare sino ai supplementari la sfida proibitiva con i campioni in carica dell’Argentina, contendendo a viso aperto il passaggio del turno ad un team che sulla carta, visto il blasone e la netta superiorità tecnica, avrebbe dovuto asfaltarlo. Una partita già entrata nella storia dei Mondiali.

Fra le outsider profetate proseguono la propria marcia Norvegia (gol risolutivo di Haaland, Costa d’Avorio sconfitta 2-1), Messico (2-0 ai “cugini” dell’Ecuador), Canada (1-0 al Sudafrica) e USA (2-0 alla Bosnia). Tutto okay anche per Svizzera (a scapito dell’Algeria) ed Egitto (ai rigori sull’Australia), che assieme al Marocco è l’ultima africana rimasta in lizza.

Intanto la graduatoria dei marcatori vede primeggiare ancora l’argentino Messi, 7 gol, +1 sul francese Mbappè. A 5 reti troviamo il norvegese Haaland e l’inglese Kane, a quota 4 vi sono sempre Dembelè e Vinicius Jr, ora accompagnati dallo spagnolo Oyarzabal e dal senegalese Sarr. Prima di addentrarci agli Ottavi, diamo un ultimo sguardo ai record. Il più rilevante riguarda il portiere spagnolo Unai Simon, che contro l’Austria ha stabilito il nuovo primato d’imbattibilità portando i minuti con la propria porta inviolata a ben 519 (striscia iniziata in Qatar 2022), cancellando l’italiano Walter Zenga, che ad Italia ’90 era arrivato a 518. Decisamente meno rilevante e non certo motivo di vanto ma comunque meritevole di citazione ai fini statistici è il particolare “primato” registrato dal portiere tedesco Manuel Neuer, che nella disfatta contro il Paraguay, oltre a diventare l’estremo difensore con più gettoni iridati (23), è diventato il goalkeeper con il maggior numero di partite consecutive con almeno 1 gol subito (10).

ED I NAVIGATORI VICHINGHI AFFONDARONO LA VETUSTA NAVE BRASILIANA

La copertina degli Ottavi di Finale è tutta per la Norvegia, che per la prima volta nella sua storia accede ai Quarti, e lo fa in maniera imperiosa ed eclatante, demolendo le ambizioni di un Brasile che dopo 24 anni di oscurità puntava finalmente a riveder le stelle, e per riuscirci si era affidato per la prima volta ad un tecnico straniero (Ancelotti). Artefice principale dell’impresa è stato proprio l’uomo più atteso, quel terribile serial killer d’area di rigore rispondente al nome di Erling Braut Haaland, un mostro del gol che con l’ennesima doppietta ha dimostrato una volta di più di essere un bomber letale come nessun altro (che pare uscito da uno di quei cartoni animati in cui c’è sempre un personaggio a cui riesce tutto straordinariamente bene), di non temere nessuno e di non fermarsi dinnanzi a nulla, nemmeno al cospetto di un ciclope del calcio mondiale qual è appunto la Nazionale Verdeoro. O dovremmo dire piuttosto “qual era”? Già, perchè il Brasile da tempo sembra aver smarrito quell’aura di sacralità che da sempre, specie dall’epopea di Pelè e Garrincha, lo aveva accompagnato lungo la sua storia dorata. La squadra carioca sino a qualche decennio fa era un transatlantico di lusso, oggi appare una vetusta imbarcazione corrosa dal tempo ed esposta ai flutti tempestosi dell’oceano. A proposito di Garrincha cui facevamo cenno poc’anzi, lo sapevate che il “fenomeno” del Botafogo non avrebbe dovuto giocare la Finale del Mondiale 1962? Nella Semifinale contro il Cile, infatti, era stato espulso e, secondo prassi consolidata, sarebbe dovuto essere squalificato e saltare così la partita successiva, ovvero proprio la Finale, da giocare contro la Cecoslovacchia. Ma a seguito di forti pressioni esterne (pare che si mobilitò persino il Capo di Stato del Brasile), avvalendosi di un sotterfugio normativo, la squalifica fu annullata e Garrincha poté in tal modo esser schierato contro i cechi, in cui fra l’altro, grazie alla sua prestazione magistrale, si sarebbe rivelato decisivo per la vittoria. Ma perché vi sto raccontando questo episodio? Per il semplice motivo che, corsi e ricorsi storici, c’è una certa comunanza con quanto di scandaloso e controverso si è verificato in questi giorni, con la Commissione Disciplinare della FIFA che – incredibile ma vero – ha sospeso all’attaccante Folarin Balogun (tra i giocatori più in forma negli USA) la squalifica che a seguito dell’espulsione comminatagli nel match dei Sedicesimi di finale contro la Bosnia era scattata automaticamente, consentendogli così di scendere in campo al cospetto del Belgio. A seguito di pressioni politiche molto forti (addirittura il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha telefonato al Presidente della FIFA, Gianni Infantino, chiedendo una revisione del provvedimento), appoggiandosi ad un cavillo normativo quasi mai applicato prima d’ora (che permetterebbe agli organi preposti di sospendere totalmente o parzialmente l’esecuzione di una sanzione disciplinare), la Commissione ha fatto tornare indietro di oltre 60 anni il mondo del calcio, quando la trasparenza e l’equità non sempre vi trovavano diritto di cittadinanza, creando naturalmente un vespaio di polemiche che nonostante la vittoria dei Diavoli Rossi di De Ketelaere, Lukaku e De Bruyne (che hanno prevalso di rabbia con un sonoro 4-1) non si placheranno facilmente. Per una decisione che è destinata a a suo modo a rimanere nella storia dei Mondiali, creando inoltre un precedente pericolosissimo in chiave regolamentare, che potrebbe portare in futuro ad un vero e proprio caos giuridico e ad una sequela infinita di ingiustizie. Ad onor del vero occorre precisare che nel 1962 non esisteva ancora un sistema uniforme di squalifica automatica dopo un’espulsione come quello attuale. Le espulsioni venivano esaminate dalla commissione disciplinare della FIFA, che decideva caso per caso se infliggere una giornata di squalifica o adottare un altro provvedimento. In altre parole, nel caso di Garrincha la FIFA stava esercitando un potere disciplinare già previsto (seppur discutibile e raramente applicato); nel caso Balogun, molti osservatori sostengono che la FIFA abbia invece derogato a un automatismo regolamentare in un modo mai visto prima.

Frattanto oltre alla Norvegia avanzano ai Quarti anche Spagna  – 1-0 al Portogallo, che forse paga l’eccessiva riconoscenza del proprio Ct Roberto Martinez nei confronti di C. Ronaldo, che, al di là dei record di longevità, ha mostrato una condizione poco idonea per essere messa al servizio di una rassegna iridata, ribadendo il suo feeling non idilliaco con la Coppa del Mondo (11 gol su 27 presenze non sono certo un bottino alla sua altezza) -, Francia (1-0 all’ermetico Paraguay, rigore di Mbappè), Inghilterra – faticoso 3-2 al Messico (resistendo in 10 uomini per un tempo), con doppietta di Bellingham e rigore di Kane -, Marocco (sopraffatto nettamente il Canada) – che punta a ripetere il miracolo di Qatar 2022 – e Svizzera (ai rigori sulla Colombia), che torna a riassaporare i Quarti dopo 72 anni dal Mondiale casalingo del 1954, quando gli elvetici si arrestarono al cospetto dell’Austria al termine di una partita pirotecnica e rocambolesca (terminata 7-5 nei tempi regolamentari!). Ma la qualificazione più sofferta è stata indubbiamente quella dell’Argentina. L’Albiceleste di mister Scaloni, dopo aver visto gli spettri ed aver “permesso” all’Egitto di toccare con mano un’impresa che sarebbe rimasta negli annali del Calcio, ha compiuto la classica rimonta della squadra più forte svegliatasi un po’ tardi, ma che alla lunga riesce a far valere la propria superiorità sull’avversario. Avvalendosi di qualità individuali eccezionali e di una personalità debordante, i sudamericani sono riusciti a ribaltare uno 0-2 che ad 11 minuti dal termine + recupero pareva una sentenza di Cassazione destinata ad affossare definitivamente le loro aspirazioni. Ma dal 79° minuto in poi Messi & company avviano una folle rimonta che nel volgere di quasi un quarto d’ora avrebbe resuscitato dal sonno mortale un intero Paese che già si accingeva a recitare il de profundis. Prima il gol di Romero riapre la partita. Poi 4 minuti dopo ecco arrivare il pari della solita Pulga Atomica (e sono 9 partite consecutive con gol, per una striscia che sembra non volersi più arrestare…), che si fa perdonare il rigore fallito nel 1° tempo (ai Mondiali è il quarto errore in carriera su 8 tiri). Quindi in pieno recupero ecco il timbro di Enzo Fernandez a completare l’opera… Per un ribaltone epico che ci riporta in mente antichi exploit molto simili, come quello che nel 1966 interessò ai Quarti di finale il Portogallo, che contro la Corea Nord recuperò addirittura da 0-3 con un poker di Eusebio… per un match diventato l’emblema dei recuperi impossibili. Tornando alla Spagna, la squadra iberica sinora ha dimostrato di essere la Nazionale meglio attrezzata per il successo finale: compatta ed ermetica in difesa (ancora inviolata la porta di Simon), qualità ad alto dosaggio a centrocampo (con un possesso palla senza eguali), l’attacco non sarà ai livelli delle altre contendenti al Titolo ma rimane di tutto rispetto, e può sempre puntare sui tanti rifornimenti dei vari Olmo e Baena. Se poi Yamal comincia a carburare, ecco che saranno dolori per tutti… Ed è un team affidabile anche dal punto di vista comportamentale, viste le poche sanzioni disciplinari subite… Insomma, le Furie Rosse sono la compagine più equilibrata dell’intera rassegna, in cui qualità, sapienza tattica e tenuta caratteriale si sposano alla perfezione. I favoriti per l’Iride sono proprio loro… Non a caso la Spagna è Campione d’Europa in carica…

QUARTI DI NOBILTA’

Ai Quarti di finale non si registra nessuna sorpresa, con le squadre date per favorite, ovvero le nobili del calcio planetario, che fanno valere più o meno agevolmente la legge del più forte. La Francia di Deshamps, con reti di Mbappè e Dembelè, elimina l’ultima rappresentante africana, ovvero il Marocco, fra le più belle realtà di questo Mondiale. Accede al turno successivo anche la Spagna, che al termine di un match a senso unico piega il caparbio Belgio col punteggio di 2-1 (ancora il neoentrato Merino risolutivo, dopo esserlo stato contro il Portogallo), e l’unico rammarico per gli iberici è quello di aver visto interrotta l’imbattibilità di Unai Simon (650 minuti con la porta immacolata), arresosi al cospetto di De Ketelaere, il primo in questo Mondiale capace di violare la retroguardia dei Campioni d’Europa. Francia e Spagna si sfideranno in Semifinale per quello che sarà un incontro “gustoso” per palati fini, una sorta di Finale anticipata aperta a qualsiasi scenario ed a qualsiasi epilogo. Prosegue la sua marcia verso l’apoteosi anche l’Argentina campione uscente, che valica l’ostacolo Svizzera al termine di un altro match sotto tono e molto sofferto (francamente dall’Albiceleste, espressasi al di sotto delle sue potenzialità anche in questa occasione, ci aspettiamo molto di più…), risolto in superiorità numerica (espulso Embolo al 72°) soltanto ai supplementari dai gol provvidenziali di J. Alvarez e del bomber dell’Inter Lautaro Martinez, finalmente sbloccatosi su azione dopo un digiuno imbarazzante. Ed a proposito di reti, la vera notizia per l’Argentina è il mancato appuntamento col gol di Messi, che ferma a 9 la sua striscia da record che durava da Qatar 2022. In Semifinale i sudamericani incroceranno i guantoni con l’Inghilterra, per una partita diventata negli anni una classica del calcio mondiale. I britannici, trascinati da una doppietta del talentuoso centrocampista Bellingham, riescono ad avere ragione dell’audace Norvegia soltanto a pochi minuti dai calci di rigore, ponendo fine alla favola vichinga, vera rivelazione… annunciata (se così si può dire) di questa kermesse, il cui successo sul Brasile rimarrà negli annali.

Frattanto a quattro partite dal termine della Coppa, la classifica marcatori vede appaiati in testa Mbappè e lo stesso Messi a quota 8 reti, che verosimilmente si giocheranno sino all’ultimo respiro la Scarpa d’Oro. Il francese potrebbe diventare il primo della storia a laurearsi 2 volte capocannoniere iridato, l’argentino invece ha la possibilità di divenire il primo over 35 a riuscire a salire sul trono dei bomber. Segue con 7 gol Haaland, che ovviamente non potrà più insidiare la vetta dei goleador. A stretto giro troviamo gli inglesi Kane e Bellingham con 6 centri…

Tutto questo mentre un grave lutto sconvolge la serenità del torneo. L’11 luglio, lo stesso giorno del match Inghilterra-Norvegia, infatti, il centrocampista del Mamelodi Sundowns e della Nazionale sudafricana (con la quale ha giocato tre partite del Mondiale ancora in corso) Jayden Adams muore suicida all’età di 25 anni, lasciando sgomento il mondo dello sport.

SPAGNA E ARGENTINA SOGNANO IL TITOLO

In Semifinale la Spagna di Oyarzabal e Porro (giusto per citare gli autori dei gol decisivi) ha la meglio su di una irriconoscibile Francia, che nonostante assi del calibro di Mbappè, Olise, Dembelè e Barcolà rimane intrappolata nella fittissima ragnatela tessuta dagli iberici, abili col loro gioco corale, costituito da una sequela ben congegnata di passaggi ed improntato ad un tasso tecnico di assoluto livello (grazie ad interpreti come Dani Olmo, Yamal, Cucurella e Fabian Ruiz), a neutralizzare la forza d’urto transalpina. In Finale gli uomini di Luis de la Fuente se la vedranno con l’Argentina, ultimo ostacolo verso l’agognata doppietta col Titolo Europeo in passato riuscito a poche Nazionali, compresa la stessa Spagna, che a cavallo fra il 2008 ed il 2012 dominò il Mondo. Quanto agli avversari contro cui si giocheranno il Titolo, l’Argentina arriva all’ultimo atto di questa Coppa dopo aver avuto la meglio sull’Inghilterra grazie all’ennesima performance altisonante di Messi, riuscito anche stavolta a tirar fuori dalle sabbie mobili la sua Nazionale. Eppure dopo la prima ora di gioco nulla lasciava presagire che il Dieci argentino potesse replicare le ottime prestazioni sfoderate sin qui in questo Mondiale, anzi l’impressione era che stesse iniziando ad accusare le fatiche dispensate nel corso della logorante kermesse, e la sua Nazionale sembrava seguirne l’andazzo. Così al 55° i Leoni britannici, approfittando di un’Argentina evanescente, si portavano avanti con Gordon, abile a sfruttare una delle rare disattenzioni difensive. Quindi subito dopo il vantaggio, il team di Thomas Tuchel, comportandosi come una squadretta qualsiasi, si rintanava nella propria metà campo per difendere il risicato 1-0, ma la tattica si rivelava controproducente, esponendolo alle incursioni avversarie, che col trascorrere dei minuti si facevano sempre più insistenti, pressanti e pericolose. Frattanto la super stella Kane scendeva di tono, sacrificando la sua vocazione offensiva per aiutare la squadra poco avanti la metà campo (d’altronde nei grandi match con la sua Rappresentativa ha quasi sempre deluso…), mentre il centrocampista dei sogni Bellingham diventava spettatore non pagante, mostrandosi ancora immaturo per certe sfide di lusso. Sicchè la Nazionale di Lionel Scaloni emergeva sempre più, e, dopo aver sfiorato più volte il pari, all’85° perveniva al pareggio grazie ad una bellissima rasoiata di Enzo Fernandez, sapientemente imbeccato da Messi. Quindi al 92°, dopo aver colpito un palo con McAllister (il secondo della partita per l’asso del Liverpool), sugli sviluppi dell’azione ancora l’ex fuoriclasse del Barcellona forniva al bomber dell’Inter, Lautaro Martinez, l’assist per il gol del sorpasso, regalando alla Nazionale sudamericana la seconda finale iridata consecutiva (per lui sarà la terza in carriera, come solo il brasiliano Cafù è riuscito a fare sinora), costringendo l’Inghilterra a rinviare ancora una volta l’appuntamento con la gloria. Anche stavolta l’uomo più atteso, colui a cui ti devi aggrappare ogni qual volta ne hai bisogno, non ha deluso, sospingendo a forza la sua squadra verso il successo agognato. Domenica, pertanto, per la prima volta nella storia i Campioni del mondo uscenti sfideranno i Campioni d’Europa in carica, per una partita destinata a prescindere a rimanere nella storia del calcio. E in un angolo del nostro cuore.

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