Il caro vecchio Cicerone amava ripetere con un certo sarcasmo che cibi condimentum esse famem, potionis sitim. Ovvero la fame rende gustoso ogni cibo, la sete ogni bevanda. E noi, amanti delle due ruote spinte al massimo su pista, di fame ne avevamo tanta quando agli inizi di questo fine settimana ci siamo seduti sul nostro amato divano pronti a seguire il primo appuntamento del World Superbike Championship.
Gli anni d’oro della superbike sono un po’ lontani e la stessa formula che rischia di allontanarla dallo spirito delle origini certo non favorisce. Del resto, le vendite delle super sportive sono crollate e non sono più gli anni in cui una folla enorme di appassionati andava a vedere le derivate di serie, trascinati dalla soddisfazione di vedere la proprio moto, appena appena modificata, sfidarsi con quella del vicino.
Come ha ricostruito Marco Gentili di DueRuote, nel 2003 le sportive rappresentavano, dopo le moto da turismo, la fetta principale del mercato moto. Se ne immatricolavano 44.576 all’anno. Poi il crollo del quinquennio che conduce al 2008, che ha portato il mercato a contrarsi della metà (23.333) e una continua discesa agli inferi, culminata coi 5.612 pezzi del 2012. Da allora il dato non si è più mosso. Nel 2023 ne sono state immatricolate 5.778 unità descrivendo la nicchia più piccola del mercato.
Le derivate di serie poi sono sempre meno derivate e hanno finito con il sembrare una copia sbiadita dei prototipi.
Però come diceva il caro vecchio Cicerone la fame è fame e noi non mangiavamo dal 26 novembre, dal GP della Comunità Valenciana. E quindi con sentito benvenuto avevamo atteso questo antipasto.
Di motivi d’interesse, del resto, quest’anno ce n’erano veramente tanti. Il passaggio del sei volte campione del mondo, Jonathan Rea, dal verde della Kawasaki al blu della Yamaha YZF R1 del team Pata Yamaha Prometeon, e di conseguenza, quello del fenomeno turco, Toprak Razgatlioğlu alla guida della Bmw M1000 RR del team ufficiale Rokit BMW Motorrad; lo zavorramento del mitico fantino rosso, Álvaro Bautista, o meglio della sua favolosa Ducati Panigale V4R ufficiale; il ritorno di Andrea The Maniac Iannone alle competizioni dopo quattro anni di forzato stop; la promozione del campione del mondo della Supersport, Nicolò Bulega, al team Aruba.it Racing. Senza dimenticare poi la nutrita presenza di piloti italiani sempre in cerca di gloria e sempre meritevoli del nostro tifo, in ordine rigorosamente alfabetico, Axel Bassani nel team ufficiale Kawasaki Racing, Andrea Locatelli in quello Pata Yamaha Prometeon, Danilo Petrucci sulla Ducati Panigale V4R del Barni Spark Racing e Michael Ruben Rinaldi su quella del Motocorsa Racing.
E poi, last but not least, l’eventualità di contemplare la bellezza di Elodie nel paddock.
Si, lo sappiamo. Non si possono più dire certe cose. Né tanto meno scrivere. Però siamo vecchi motociclisti. Gente che già seguiva le corse quando andava di moda il tintinnio metallico dei due tempi e si faceva il tifo per Barry Sheene solo per continuare ad ammirare sua moglie, Stephanie McLean. Siamo gente da gusti semplici. Bacco, tabacco, Venere e benzina ad alto numero di ottani. Old school, si dovrebbe dire. Espressione che va tradotta come la resilienza dei vecchi vizi. Che non giustifica, certo, né del resto lo chiede, ma che spera comunque di ispirare un po’ di comprensione.
Ma tant’è! A Phillip Island lo spettacolo non è certo mancato. Perché se è forse vero che le attuali superbike non vantano lo stesso fascino delle care vecchie derivate di serie, è altrettanto vero che i piloti della categoria sono ancora dei veri smanettoni, professionisti del gas spalancato cui non manca una buona dose di pelo sullo stomaco. E allora, giro di riscaldamento, pronti, via.
Prima gara, primo successo di Nicolò Bulega e primo podio di Andrea Iannone. In mezzo Andrea Locatelli. Tre italiani sul podio come non se ne vedeva dal 27 giugno 1993, anche allora prima gara del Gran Premio di superbike di San Marino, svoltosi sul circuito di Santamonica a Misano Adriatico. Trentuno anni fa erano stati Giancarlo Falappa, Mauro Lucchiari, entrambi su Ducati 888 e Fabrizio Pirovano su Yamaha FZR 750 R / OW01 a dipingere interamente di tricolore il podio. Il mitico Leone di Jesi si sarebbe poi ripetuto pure in gara due.
Superpole, con Locatelli che conferma il secondo posto del podio e round due, interrotto da un pauroso volo di Rea, con Petrucci che artiglia il terzo posto.
Con un antipasto così tutto il resto è mera cronaca. Un Alex Lowes che vince la superpole e la gara 2, in una pista dove aveva celebrato il suo ultimo trionfo quattro anni prima. E soprattutto che fa capire che la ZX-10RR, potrebbe essere un osso duro. Un Bautista che incomincia a comprendere come correre con sei chili di più. Un Razgatlioğlu che non sa se essere contento o meno della sua Bmw, forse persino più veloce della Ducati sul dritto, ma clamorosamente esplosa in gara 2. Un Rea che appare più confuso di quanto la botta non abbia contribuito.
Ma intanto godiamoci il risultato dei nostri e il sorriso di Elodie nel box del Team GoEleven. Per il resto se ne riparlerà tra un mese in Catalogna.

