La FIFA punta a rivoluzionare il proprio modello economico con la creazione della FIFA Forward Enterprise (FFE), una nuova società destinata a gestire le attività commerciali e l’organizzazione dei principali eventi internazionali. Il progetto, nato sull’onda degli straordinari ricavi generati dal Mondiale 2026, prevede l’ingresso di investitori privati attraverso la cessione di una quota di minoranza, pari a circa il 20%, mantenendo però alla FIFA il pieno controllo delle decisioni sportive e della governance del calcio mondiale.
L’obiettivo dichiarato dal presidente Gianni Infantino è incrementare ulteriormente le risorse da destinare allo sviluppo del calcio, con un significativo aumento dei contributi economici alle 211 federazioni affiliate e nuovi fondi per finanziare progetti di crescita nei prossimi anni.
L’iniziativa, tuttavia, ha provocato una dura presa di posizione della UEFA. La Confederazione europea ritiene che l’apertura ai capitali privati rappresenti un precedente pericoloso e invita federazioni, leghe, club, calciatori e tifosi a contrastare il progetto. «Il calcio non è un bene da mettere sul mercato», è il messaggio lanciato dall’organismo guidato da Aleksander Čeferin, che teme una progressiva trasformazione dello sport in un prodotto finanziario.
Tra i più critici c’è anche il vicepresidente UEFA Gabriele Gravina, secondo cui la FIFA starebbe oltrepassando un limite. «Il calcio non può essere ridotto a un affare privato. Bisogna preservare il delicato equilibrio tra sostenibilità economica e passione popolare», ha dichiarato, chiedendo una risposta compatta da parte delle confederazioni.
Alle critiche si è unita anche la politica britannica. Andy Burnham, premier del Regno Unito, ha difeso il valore simbolico della Coppa del Mondo, sostenendo che appartenga ai tifosi e non agli investitori. «Il Mondiale non è un prodotto da vendere, ma il patrimonio di milioni di appassionati», ha affermato.
La proposta della FIFA apre così uno dei dibattiti più delicati degli ultimi anni: da una parte la ricerca di nuove risorse economiche per sostenere la crescita del calcio mondiale, dall’altra il timore che l’ingresso della finanza possa modificare l’identità e i valori di uno degli sport più popolari del pianeta.

