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L’ex presidente della Federcalcio si confessa a Otto e mezzo: dal dolore per la terza esclusione mondiale consecutiva al duro scontro con la politica e Claudio Lotito. “Ripescaggio? Una vergogna negoziare sulla passione dei tifosi”.

ROMA – Non è il volto di un uomo sconfitto quello che Gabriele Gravina mostra negli studi di La7. Ospite di Lilli Gruber, l’ormai ex numero uno del calcio italiano mette i punti sulle “i” dopo il terremoto scatenato dalla sconfitta azzurra contro la Bosnia, costata all’Italia il terzo Mondiale di fila. Un addio, il suo, descritto non come una resa, ma come una scelta di dignità.

“Mi dimetto, ma la FIGC è un modello in Europa”

Gravina sgombra subito il campo dai dubbi: nessuna pressione esterna lo avrebbe costretto a fare un passo indietro. “È stata una scelta di responsabilità verso la Federazione e verso i tifosi”, spiega. L’ex presidente ammette di non aver mantenuto la promessa della qualificazione, ma rivendica con forza il lavoro svolto dietro le quinte:

    “Se parliamo di un singolo episodio sportivo, allora ho fallito. Ma se guardiamo ai progetti e all’attività della FIGC nel suo insieme, siamo tra le federazioni più apprezzate nel panorama europeo”.

Lo scontro frontale con la politica e Lotito

Il passaggio più acceso dell’intervista riguarda l’autonomia dello sport. Gravina risponde duramente alle voci di un possibile commissariamento, definendolo una manovra contraria agli statuti UEFA e FIFA. Ma è su Claudio Lotito che l’ex presidente lancia l’affondo più pesante:

“Vi sembra normale che un presidente di club, per vent’anni nel consiglio federale, oggi parli di disastro solo perché è uscito dai giochi? C’è chi confonde i ruoli e cerca capri espiatori senza conoscere le leggi che regolano il nostro sistema”.

Il “no” al ripescaggio e il futuro della panchina

Nonostante le suggestioni arrivate persino dagli USA (tramite l’inviato di Trump, Zampolli), Gravina bolla l’ipotesi di un Italia ai Mondiali tramite ripescaggio come “fantasiosa e vergognosa”. Un’offesa, secondo lui, alla passione dei sostenitori azzurri.

Difende inoltre la scelta di Gattuso, l’uomo individuato per ricostruire l’attaccamento alla maglia, pur ammettendo che il verdetto del campo è stato impietoso. E sul suo futuro? Nessuna corsa alla politica “tradizionale”, nonostante si definisca un moderato di centro-sinistra: “Non mi candido, faccio già politica sportiva”.

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